PerSo Film Festival, risultato sorprendente

E’ finita con il pubblico accalcato, seduto a terra o in piedi fin oltre la porta della sala. E non solo per gli spettacoli serali, quelli più seguiti. Un successo oltre ogni previsione per il PerSo Film Festival, la rassegna di Stefano Rulli e “battezzata” da Paola Cortellesi che, in questa edizione numero zero, intendeva soprattutto misurare le proprie capacità e scrutare eventuali prospettive.

Trentaquattro i film documentari a sfondo sociale proposti al pubblico, diciotto i registi e ventidue gli attori presenti nei sei giorni di programmazione, venti i dibattiti al termine dei lungometraggi, importanti convegni e seminari incentrati sul disagio psichico, l’argomento di quest’edizione, sempre introdotti da documentari di valore storico, come “Fortezze vuote” o “Matti da slegare”, oppure di scottante attualità, come “Lo Stato della follia”.

Infine l’incursione nel carcere perugino di Capanne, con la proiezione del film “Sbarre” di Daniele Segre e le parole di Salvatore Striano, attore ed ex galeotto, capace di commuovere ed entusiasmare la platea dei detenuti presenti nell’auditorium, soprattutto di farla reagire.

Un’esperienza possibile grazie all’intelligente apertura della direttrice Bernardina Di Mario, d’accordo nel rendere stabile il “gemellaggio” tra Festival e istituto di pena, coinvolgendo i detenuti nelle giurie di selezione dei film che saranno in concorso il prossimo anno.

“A parte l’inattesa ondata di pubblico – dice Marco Casodi, direttore organizzativo della rassegna -, la soddisfazione maggiore sta nell’aver operato concretamente, seppure in minima parte, in favore del tessuto sociale cittadino.

Il Perugia Social Film Festival, che provocatoriamente abbiamo abbreviato in PerSo, cerca proprio questo, riuscire a incidere nella realtà dando un senso ai tanto criticati dibattiti e al parlare insieme”.

Le prospettive sono molte e probabilmente se ne saprà qualcosa nei prossimi giorni. La vittoria di Perugiassisi 2019 costituirebbe un volano ulteriore per una rassegna che già oggi si candida in pole position tra i festival documentaristici o di “cinema del reale”, come alcuni chiamano questo importante segmento della settima arte.

Se l’impalpabile Venezia lagunare accoglie i sogni del cinema tradizionale, la pietrosa Perugia si addice bene ad ospitare la concretezza e la forza d’impatto di questi film dal finale sempre aperto e mai pianificabile, come sono i veri documentari. A dispetto delle attuali logiche produttive e delle major che non investono in un film senza prima aver pianificato ogni minimo dettaglio. Condizioni in cui il cinema è davvero perso, con due tristissime minuscole.

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