Immigrazione e integrazione, bilancio di Anci Umbria su Progetto Empatic

progetto empatic anci umbria
I relatori, da sinistra: Diego Dramane Waguè, Edi Cicchi, Silvio Ranieri, Francesca Malafoglia, Alessandro Vestrelli, Silvia Barbieri, Simonetta Mignozzetti

Realizzato nei Comuni di Perugia, Terni, Corciano e Torgiano ha coinvolto 5mila cittadini – I dati conclusivi presentati venerdì 26 giugno a Perugia nella sede di via Alessi

(umbriajournal by Avi News) – PERUGIA Comunità, partecipazione, mediazione sociale e dialogo interculturale. Queste le parole chiave che hanno guidato la costruzione del progetto di integrazione sociale Empatic (Empowerment associazioni e volontari immigrati per la comunità) avviato nel settembre 2014 da Anci Umbria e il cui bilancio è stato presentato nella sede dell’associazione, a Perugia, venerdì 26 giugno. Presenti Silvio Ranieri, segretario generale Anci Umbria, Edi Cicchi e Diego Dramane Waguè, rispettivamente assessori alle politiche sociali e a partecipazione e associazionismo del Comune di Perugia, Francesca Malafoglia, vicesindaco di Terni, Alessandro Vestrelli, dirigente servizio programmazione e sviluppo della rete dei servizi sociali e integrazione socio-sanitaria della Regione Umbria, Silvia Barbieri e Simonetta Mignozzetti dirigenti area IV immigrazione e diritto d’asilo rispettivamente della prefettura di Perugia e di Terni.

Partner del progetto, finanziato dal Ministero dell’Interno con il fondo europeo per l’integrazione di cittadini di paesi Terzi a valere sull’azione 7 annualità 2013, i Comuni di Perugia, Terni, Corciano e Torgiano, e le cooperative sociali del territorio perugino Asad, Nuova dimensione, Polis e l’associazione Noità di Terni. Hanno aderito, inoltre, associazioni italiane e straniere presenti sul territorio regionale.

I numeri Circa 5mila i cittadini che hanno beneficiato di interventi volti a favorire il dialogo interculturale tra stranieri e comunità di accoglienza per incoraggiare l’integrazione. Albania, Ucraina, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Costa d’Avorio, Congo, Somalia, Nigeria, Perù, Ecuador, Brasile, Repubblica Dominicana, India, Bangladesh e Filippine i paesi d’origine degli immigrati coinvolti in 118 iniziative tra percorsi formativi, laboratori, azioni di cittadinanza attiva, attività di animazione, cura e decoro dello spazio urbano e azioni per promuovere l’empowerment di cittadini stranieri come i workshop di progettazione partecipata e gli ‘Open space’ technology realizzati per ciascun quartiere legato al progetto: Ponte Felcino, Pallotta-Fonti, Fontivegge-Madonna Alta a Perugia e Villaggio Italia a Terni. Ventotto le associazioni straniere che hanno partecipato direttamente a progettazione e realizzazione degli interventi. Cinquanta gli attori istituzionali e sociali coinvolti, tra cui l’Asl 1 con l’iniziativa “Piedibus del ben essere” e alcune scuole del territorio (Falcone Borsellino di Terni, Petalozzi, Giovanni Cena e Istituto comprensivo Perugia 14 di Perugia), e altrettante le associazioni di cittadini stranieri del territorio umbro.

Le parole di Cicci “Questo progetto non è stato fine a sé stesso – ha dichiarato Cicci – . Ha favorito il dialogo e la conoscenza tra le persone, azioni che sono la base della lotta ai pregiudizi. Ciò che non conosciamo, infatti, il diverso, lo straniero, genera paura e, per questo, è necessario sviluppare prima politiche di accoglienza poi di integrazione”.

La dichiarazione di Malafoglia “Il progetto – ha concluso Malafoglia –  si è rilevato utile per capire le dinamiche di relazione tra le persone e rilevare i punti di criticità su cui continuare a lavorare. Ora dobbiamo puntare sul tema della mediazione dei conflitti alla base delle relazioni . L’elemento di maggiore riflessione, scaturito dal progetto Empatic, è stato quello relativo all’integrazione degli immigrati cosiddetti ‘di seconda generazione’, che a Terni rappresentano il 20 per cento  della popolazione giovanile, e ha portato a un ripensamento del lavoro amministrativo anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno investito la città”.

Rossana Furfaro

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