Assisi, concluso il meeting internazionale “La fragile bellezza”

La sessione conclusiva del meeting internazionale “La fragile bellezza” (Assisi, Sacro Convento, 17-18 settembre) è stata affidata a mons. Víctor Manuel Fernández, Rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina e al cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente Ceu, sul tema “La bellezza del creato”.

«Bisogna fermarsi di fronte ad ogni creatura di questo mondo, imparare a lasciare da parte la fretta e guardare con amore ogni cosa che esiste, che è un messaggio di Dio per noi». A dirlo è stato mons. Fernández, che si è soffermato sul concetto della salvaguardia del Creato: «ogni creatura ha qualcosa da insegnarci e da dire, e se una creatura sparisce in questo mondo, come succede spesso in questi tempi, i nostri figli e nipoti non riceveranno quel messaggio. I vescovi del Giappone dicono: “quando sparisce una creatura nessuno mai potrà ascoltare quell’inno di lode”.

Tra le creature, tra ogni essere che esiste in questo mondo, c’è un rapporto: non solo siamo collegati tra esseri umani, ma con ogni cosa che esiste. E’ questo un messaggio di papa Francesco, che dice che ogni realtà esce da se stessa, tutto cerca di trovare un altro; questa è una legge del mondo.

Per questo gli esseri umani non possono essere felici e maturi, essere ciò che dobbiamo fare, se non usciamo da noi stessi per andare verso gli altri, per essere collegati con gli altri.

Invece questo mondo ci invita troppo a metterci dentro noi stessi cercando il proprio piacere, piuttosto che contemplare le creature, di usarle per il nostro beneficio e così non potremmo mai andare avanti. La bellezza diventa una risorsa di vita – ha concluso mons, Fernández –, per crescere come esseri umani, per essere più felici, per allargare la nostra capacità di piacere che si manifesta in vari modi di godere la vita e delle bellezze del creato. Spesso si riduce la nostra gioia all’unico obiettivo che è la ricerca di se stessi senza pace. La natura è piena di parole di amore e di bellezza, ma come possiamo udirle in mezzo ad un rumore costante».

Il cardinale Gualtiero Bassetti ha esordito di dicendo che «sin dall’inizio del suo pontificato, nella sua prima omelia, Francesco ha sottolineato l’importanza della custodia del creato e dell’umanità. In particolare, facendo riferimento al ruolo vigile e silenzioso di San Giuseppe, il papa ha voluto ricordare come tutte le persone sono chiamate ad un’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente in cui vivono. Un ambiente che gli uomini possono custodire, coltivare e modificare ma che, di fatto, non hanno contribuito a creare.

Ed inoltre, come ho già avuto modo di scrivere, se la natura non può essere idolatrata senza scadere in una sorta di visione panteista, allo stesso tempo, però, non può essere ridotta a luogo di sfruttamento selvaggio in cui gli appetiti dell’uomo si saziano senza limiti. Ognuno di noi, infatti, nell’esperienza quotidiana, si può rendere conto di quanto sia fragile l’ecosistema ambientale e umano in cui ci è dato di vivere. Ognuno di noi sperimenta quanto il mondo naturale, ma anche quello artistico – culturale, forgiato in millenni di lenta e paziente attività umana, sia messo continuamente a rischio. Spesso ci si sente impotenti dinanzi a questa dispersione inaudita del creato e delle bellezze della sapienza umana.

Non si tratta qui di creare allarmismi o paventare chissà quali catastrofi. È opportuno, però, rendersi conto di fenomeno perverso al quale tutti noi diamo il nostro contributo con comportamenti assolutamente inadeguati dinanzi alla fragilità del mondo che ci circonda. Un mondo meraviglioso, ricco di bellezze naturali e artistiche impareggiabili. Un mondo retto da leggi fisiche e biologiche perfettamente armonizzate tra loro, la cui continua scoperta non solo ci sorprende e ci stupisce ogni volta di più, ma ci rafforza nell’idea che non siamo frutto del “caso”, di una banale, per quanto grandiosa, combinazione di atomi, ma siamo usciti, e non ci fa fatica dirlo, da una mente razionale e sapiente, come tutta la nostra tradizione biblica ci insegna».

Soffermandosi sul «peccato», il cardinale ha detto che «l’uomo, reso malevolo dal peccato d’origine, si pone dinanzi al creato non più come il custode premuroso, ma come un arrogante devastatore: tutto assoggetta, sottomente e distrugge in nome della propria egoistica esistenza, di quel benessere momentaneo che non tiene in conto le esigenze altrui, della vita del prossimo e del mondo.

Nell’ottica di una mentalità corrotta, il mondo diviene un’enorme miniera da predare, da scarnificare fino in fondo, per gonfiare di ebbrezza solo il ventre mai sazio di uomini senza scrupoli. Eppure, all’uomo razionale e sinceramente religioso non manca quell’intimo richiamo all’ammirazione e al rispetto per le bellezze del creato. Anzi, possiamo dire con i Padri della Chiesa che “per natura, gli uomini desiderano il bello”» .

Nel fare una “sintesi” di quanto è emerso nella due-giorni della “Fragile bellezza”, il cardinale Bassetti ha centrato la riflessione su quanto «sia precaria la nostra esistenza e il rispetto per l’humanum. Talvolta l’uomo può sprofondare fino agli abissi dell’abiezione più totale, dove la luce divina quasi si spegne e, nelle tenebre, il furore della violenza si scatena, uccide, distrugge e soffoca senza pietà. Immagini raccapriccianti ci giungono ogni giorno dai mezzi di informazione. Sono scene che incutono paura: la fragilità della bellezza umana è manifestata senza pudore. E sembra non esserci rimedio a tanto scempio. Ma non è così. Come uomini di intelletto e di fede, noi crediamo nella possibilità di ogni uomo di scoprire la bellezza che porta racchiusa nel suo cuore. L’immagine del Creatore impressa in ciascuno di noi non può essere mai totalmente cancellata.

È il richiamo a questa fonte di senso e di amore che può riscattare chiunque è caduto nelle spire dell’odio, della violenza e dello sfruttamento. Se la persona riscopre la sua dignità, è capace di riconoscere anche quella degli altri e di tutto il mondo creato. Nel nostro contesto storico, però, tutto avviene secondo ragionamenti mondani, che guardano prima all’interesse personale che al bene comune. Non bisogna essere attivisti ecologisti per indignarsi dinanzi alla continua, ma costante, distruzione dell’ambiente in tutti i suoi aspetti, da quello dell’habitat naturale a quello artistico e culturale. Le cause di ciò sono molteplici, ma l’opera devastante dell’uomo ha la sua grande responsabilità».

Il porporato ha sottolineato come «nel corso degli anni si è diffusa una vasta sensibilità ecologista, talvolta però ambigua nelle proprie scelte. Non si posso far passare per ambientaliste scelte industriali che devastano ancora una volta ampi spazi di territorio. Pannelli solari e pale eoliche, con il loro violento impatto, rischiano di danneggiare l’ambiente più di quanto vorrebbero salvaguardarlo. Allo sfruttamento speculativo del territorio e alla negligenza verso la salvaguardia di un paesaggio per tanti versi ancora meraviglioso, si aggiungono anche le gesta criminali di un sistema malavitoso parassitario che condiziona l’economia di molte nazioni, corrode nel profondo l’animo delle persone e contribuisce a distruggere l’ambiente.

Un recente studio ha stimato che il giro d’affari prodotto da questa economia criminale rappresenta “quasi il 10%” del Pil italiano. Ed il settore delle cosiddette ecomafie – attive soprattutto nella gestione dei rifiuti, nella filiera agroalimentare, nelle energie rinnovabili e negli incendi dolosi – produce un “bilancio” che supera addirittura i 20 miliardi di euro annui.

La conclusione, secondo il cardinale Bassetti, è in un «cambio mentalità, modi di comportamento, organizzazione economica e industriale. «Solo attraverso questa presa di coscienza potrà nascere e svilupparsi il rispetto autentico per la vita, l’ambiente naturale, l’arte e tutte le cose belle. Si tratta di un processo non facile di cui noi cristiani dobbiamo farci carico. La Chiesa è la naturale alleata di ogni uomo e di ogni donna. È la nostra missione di Figli di Dio, illuminati dal volto splendente di Cristo Salvatore, la vera bellezza che non tramonta. Solo in Lui la bellezza umana rifulge e sconfigge gli agguati del tempo».

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