Citta’ di Castello, Palazzo Vitelli e’ “tornato alla citta”

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La reggia dei Vitelli è tornata alla città. “Con la consegna delle chiavi al sindaco, la Fondazione porta a termine il suo compito restituendo integrità ad un complesso strategico sia nel passato che nel futuro culturale ed economico del territorio” detto il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Antonio Gasperini, salendo lo scalone che conduce alla Sala dei Fasti dopo quattro anni di interdizione. “Il palazzo è una parte della reggia che comprendeva palazzina, ninfeo parco ed annessi costituendo un unicum nel panorama regionale ed italiano in fatto di architettura rinascimentale ha ricordato Massimo Zangarelli, introducendo la manifestazione e i relatori “questa caratteristica non era sfuggita al Corriere della Sera che in tempi non sospetti definì il complesso una piccola corte papale di Avignone. Oggi nel Palazzo abbiano concentrato alcuni dei progetti più qualificanti, che rinnovano il destino speciale di questa struttura, resistente ai secoli, agli eventi naturali e anche alla difficoltà di coniugare nuove funzioni a antichi spazi”.

Mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, ha puntato l’attenzione sulla prossimità dei palazzi del centro storico “il comune davanti al vescovado, i complessi Vitelli accanto a vestigia importanti della religione, come San Domenico. Tale vicinanza non è casuale ma sottolinea la predisposizione al dialogo della nostra gente. Nel caso dei Vitelli la storia si intreccia ulteriormente dato che oltre a guerrieri la nobile famiglia tifernate espresse anche due papi”.

Il Presidente della consulta della Casse umbre Carlo Colaiacovo ha sottolineato come “la più piccola delle Fondazioni umbre è riuscita in un grande progetto generoso e adeguato alle grandi potenzialità del palazzo”.

“Il passaggio di oggi è storico: è l’atto simbolico con cui la comunità si riappropria di questo importante monumento. La Fondazione ha voluto continuare ad essere un elemento al fianco di tutti i cittadini. Ringrazio tutti gli organismi interni per la collaborazione” ha esordito il presidente Gasperini dalla Sala dei fasti tornata ad essere cornice degli eventi cittadini maggiori. Dall’acquisto della Palazzina a quello del Palazzo il passo non è stato semplice ma l’abbiamo compiuto, consapevoli che fosse un tassello ineludibile nella costruzione del Centro di arte contemporanea e nello sviluppo del progetto legato ai musei di Alberto Burri. Il palazzo è ancora oggetto di lavori di consolidamento antisismico e di restauro dai quali uscirà pienamente funzionale per le destinazioni che dovrà svolgere sia di rappresentanza che culturali. Dodici anni alla guida della Fondazione sono stati importanti per me e per l’istituzione che ho guidato perché ha saputo trovare il suo ruolo e dare un apporto che la città non dovrà dimenticare”.

“Sono emozionato perchè oggi scriviamo una pagina storica grazie a chi come Sergio Bistoni ha sempre creduto che il palazzo fosse una priorità” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato alla restituzione “Oggi questa opinione è condivisa sia da chi ha materialmente reso possibile la restituzione sia da chi come i tanti cittadini e rappresentanti istituzionali presenti si ritrovano nei grandi progetti della città, superando divisioni e antagonismi. Palazzo Vitelli è uno dei baricentri dello sviluppo prossimo nell’ambito e su questo dobbiamo fare squadra, come la comunità sa fare quando si tratta di interessi primari. in questo momento di crisi, Palazzo Vitelli è un punto di partenza che guarda con ottimismo avanti, puntando sulle eccellenze, che sono di pietra, intellettuali culturali e umane. Per questo ho voluto che Laura Paldolfi, la giovane studiosa tifernate che lunedì partirà per Houston dove studierà per il Pentagono la ricostruzione ossea, fosse presente. Lei è una prova provata di come determinazione e passione paghino anche in un frangente poco generoso di opportunità”.

“Un patrimonio della comunità intera viene aperto al pubblico e posto al centro del rilancio della città: è una politica intelligente soprattutto in un momento di crisi, dove la cultura tende ad essere considerato un un accessorio mentre sarà uno dei motori dello sviluppo prossimo venturo” ha detto il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi “Davanti alla ripresa non possiamo farci cogliere impreparati o a corto degli strumenti che guidano i nuovi mercati: rilanciando le potenzialità del nostro patrimonio artistico ci attrezziamo per cogliere le opportunità che verranno. Mi auguro di partecipare ad altre iniziative come queste, che indicano una strada, accettano una sfida, puntando sulle nostre eccellenze e su una nuova idea di sviluppo”.

Fabio Nisi, presidente della società di gestione del Palazzo, ha ricordato com “la nostra missione sarà conservare e valorizzare questa struttura, un compito di cui avvertiamo tutta la responsabilità”. Illustrando organi e statuto, Nisi ha precisato che dell’associazione fanno parte Comune, Fondazione e Banca di Anghiari e di Stia Credito Cooperativo ma è aperta ad altre adesioni. Riguardo ai progetti futuri ed in particolare Nisi ha citato la grande mostra di Andy Wharrol in concomitanza con il Festival delle Nazioni e la Mostra del Libero.

“I palazzi Vitelli di Città di Castello hanno visto un grande impegno della Regione, sia per il complesso alla Cannoniera, sede della Pinacoteca, che per San Giacomo, dove sorgerà la nuova biblioteca, che la reggia di Sant’Egidio sono stati oggetto di interventi per il valore che rivestono in un ottica umbra di sviluppo e promozione culturale. Naturalmente i risultati sono un lavoro di gruppo di tutta la Giunta” ha detto il presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, citando gli assessori Fabrizio Bracco, Fernanda Cecchini e chi l’ha preceduta nell’incarico che ricopre. “Città di Castello è un esempio di come il terremoto non debba necessariamente essere una ferita che non si rimargina. A volte può servire ad evitare che si creino ferite: i lavori di Palazzo Vitelli sono giustificati da un fine preventivo, dall’esigenza di mettere in sicurezza un bene strategico. Quattro milioni per restituire vita e funzioni alla sede del Centro di documentazione per l’arte contemporanea, un progetto che localmente si salda con i musei Burri e in ambito regionale con vocazioni già espresse come Palazzo Collicola con la Biblioteca Carandente, le opere d Pomodoro a Terni e Bevagna, l’impegno di privati su questo filone d’arte. A Città di Castello l’enorme eredità di Burri deve essere declinata in modo compiuto e la tenacia della Fondazione e delle istituzioni nel perseguire questo obiettivo è stato importate. La Regione nella prossima programmazione dei fondi europei destinerà le risorse finanziarie necessarie per realizzare il Centro perchè la cultura è la seconda gamma di un’economia che non deve solo basarsi sul manifatturiero. Inoltre con il Comune di Città di Castello abbiamo assunto un altro impegno: la realizzazione di Piazza Burri al servizio della città e dell’Umbria tutta”. Gli interventi sono stati conclusi da Walter Verini, onorevole, primo firmatario di una legge per i cento anni dalla nascita di Burri, il quale ha ringraziato tutti per “un momento molto bello” ricordando le figure di Azelio Renzacci e Mario Biagioni, imprenditori che oltre all’azienda e alla famiglia, trovarono il tempo anche per la comunità, così come Antonio Gasperini e la Fondazione ha fatto restituendo il palazzo alla città. Senza passato non c’è presente: da qui la proposta di legge, che ha raccolto consensi biartisan, per i cento anni di Alberto Burri, perno del progetto che ha come polarità i sui musei e questo palazzo. Spero che, anche grazie al contributo dell’onorevole Anna Ascani, componente della Commissione Cultura, la legge abbia un percorso breve e possa contribuire a rendere il centenario l’occasione per affermare su un circuito nazionale Città di Castello come città di Burri, nell’ambito di Perugia Capitale della Cultura. Oltre un certo eventismo, c’è bisogno che progetti concreti che siano crescita permanente e non solo riflettori puntati per la città che li ospita, perchè la cultura si mangia e si respira, come in questo Palazzo”r

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