Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova

Comparazione di Leopardi e Casanova di Lucio Biagioni, libro di Ilari Editore

Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova
LUCIO BIAGIONI

Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova

da Lucio Biagioni
Lo ha definito “un libro insolito” Il Mattino di Napoli, che, a firma del critico Fabrizio Coscia, gli ha dedicato la settimana scorsa l’apertura della pagina culturale. E, a giudicare dal confronto del tutto inedito proposto, Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova di Lucio Biagioni (Ilari Editore, 2015, 333 pp., € 15), insolito lo è. Fino a un certo punto, però. Perché (e non è un caso che lo abbia sottolineato il recensore de Il Mattino di Napoli, città dove Leopardi visse fino alla morte come in una seconda patria, visto che nella prima si rifiutò per principio di tornare) il Recanatese è da sempre “nelle corde” di Napoli.

A Napoli si è sempre riconosciuto e studiato quasi un altro Leopardi. Non soltanto per la sua proverbiale passione di gelati e sorbetti, per Villa Ferrigni a Torre del Greco, per lo “Sterminator Vesevo” de “La Ginestra”, per i sottostimati (oggi modernissimi) Paralipòmeni della Batracomiomachia, per le spoglie mortali nel Parco di Virgilio a Piedigrotta.

Ma soprattutto per la costante presenza e amicizia, che oggi si chiamerebbe simbiotica, di Antonio Ranieri, nel quale il poeta di Recanati – nei primi tempi, almeno, fino a che Ranieri non si fece lentamente e inesorabilmente fagocitare dall’amico – proiettò tutto quanto avrebbe desiderato di essere e di fare in termini di avventure, passioni, amori, sensualità, appetiti e voglia di vivere.

A Napoli, anche per quel suo essere autore di un romanzo (“Ginevra o l’Orfana dell’Annunziata”) à la Zola, fra inchiesta giornalistica di denuncia e letteratura verista, Ranieri è più compreso che altrove. Ed è un caso che Mario Martone, pur non approfondendo più di tanto il ruolo di Totonno, abbia dedicato così larga parte del suo film all’esito napoletano del “giovane favoloso”? Nel Caradà fino di lusso di Lucio Biagioni (a proposito: il Caradà è il tabacco da fiuto preferito da Leopardi, che nell’olfatto e negli odori vede come una quintessenza e un simbolo dei piaceri umani), Ranieri è l’ultimo anello di un percorso d’identificazione di Giacomo Leopardi con Giacomo Casanova, che trae inizio dall’esaltazione del poeta per le Memorie dell’Alfieri (stessa struttura della Storia della mia vita del Veneziano) e dalle pagine dello Zibaldone.

Quest’ultimo è per lui quel che sarebbe per un internet addict o hikikomori di oggi la navigazione virtuale nella reclusione della propria camera. Attraverso lo Zibaldone, Leopardi supplisce all’esperienza diretta con quella virtuale dei libri e della riflessione, anticipa situazioni e caratteri, persone e società, tanto da fargli dire alla fine della vita che la società non valeva la pena di essere frequentata, tanto combacia con le sue anticipazioni.

E fra i tipi umani che Leopardi immagina e definisce, c’è anche quello “Scherzevole, leggiero, vagabondo”, in cui rientra come in un calco perfetto anche Casanova, coi suoi Ariosto, Orazio e Ovidio.

Il quale Casanova (anche se conobbe a Pesaro la giovinetta Virginia destinata a divenire la nonna del poeta) con Leopardi, è bene ricordarlo, non s’incontrò mai, essendo morto 25 giorni prima che l’altro nascesse, in quel mese di giugno 1798. Ma, nonostante questo, ed anzi, proprio per questo, la Comparazione, cominciata per gioco da sei personaggi (è questa la cornice narrativa di Caradà fino di lusso) in una “fraschetta” sulla spiaggia di Porto Recanati, decolla e prende vigore nella dimensione pantagruelica di un simposio fatto di un’unica tessitura di vivande e parole.

È qui che, nel dialogo intrecciato dai protagonisti al modo del Cortegiano di Baldassar Castiglione, prendono forma le vite incrociate, a specchio, a chiasmo o struttura inversa, di Giacomo Leopardi e Giacomo Casanova, costruite su una rigorosa base dei testi. Vite romanzate? Niente affatto, a giudicare dal cospicuo apparato di note, che segue e fa da sorta di controtesto al dialogo. Temi e spunti sono troppi, per essere qui ricordati, comunque in gran parte riconducibili alla teoria leopardiana della natura e del piacere naturale. Le concordanze sono sorprendenti, e Casanova fa tutt’altro che da comprimario. Tanto che si scoprono di lui, nascoste nelle migliaia di pagine della Storia della mia vita, anche alcune poetiche righe sull’infinito, enucleato (ma va’?) con l’identica tecnica leopardiana.

1 Commento su Caradà fino di lusso/ Comparazione di Leopardi e Casanova

  1. Purtroppo non ero presente alla presentazione, mi piacerebbe ascoltare di muovo questo rapporto tra i due Casanova e Leooardi

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