Brass Bang! e Sheik Yer Zappa all’Arena Santa Giuliana

Umbria Jazz 16, il programma completo dell'Arena

da Ruggero Fornari
Ieri sera il Santa Giuliana ci ha regalato una notevole serata “Made In Italy” (o almeno tale in apparenza), ospitando Paolo Fresu e Stefano Bollani con i loro più recenti progetti.
Ha aperto Bollani con “Sheik Yer Zappa”, il suo tributo al chitarrista di Baltimora, accompagnato da Jason Adasiewicz al vibrafono, Paul Santner al contrabbasso e Jim Black alla batteria. In repertorio selezionato tocca molteplici periodi della carriera di Zappa, con particolare interesse per gli anni che vanno dal ’68 al ’72: in apertura Bollani è al rhodes per “Eat That Question”, seguita da altre composizioni strumentali di Zappa che ospitano le improvvisazioni del quartetto; tra queste “Blessed Relief”, “Let’s Move To Cleveland”, “Uncle Meat”, “Peaches In Regalia” in piano solo e “Lumpy Gravy”, caratterizzata da un lungo intermezzo percussivo in cui spiccano le coloriture di Jim Black. Bollani canta anche un paio di brani: “Bobby Brown” e “I Have Been In You”, i cui testi dissacranti sono imprescindibili ai fini dell’esecuzione.

Adasiewicz, vibrafonista chicagoano, ancora sconosciuto al grande pubblico italiano, ci emoziona con un solismo angolare, quasi astratto, fatto di potenza dinamica e ricerca dell’asimmetria.
A seguire Brass Bang!, una nuova interessante formazione di ottoni che include, oltre a Fresu, Steven Bernstein alla tromba, Gianluca Petrella al trombone e Marcus Rojas alla tuba. Il gruppo cerca di attualizzare la sonorità del quartetto di ottoni: sebbene siano forti i richiami ai collettivi d’improvvisazione del jazz di New Orleans, la ricerca timbrica di ognuno dei quattro porta il suono del gruppo su un altro livello.

Fresu, bopper impeccabile, non disdegna effetti elettronici per ampliare la sua paletta timbrica. Steven Bernstein passa spesso alla tromba a coulisse, uno strumento che ci riconduce immediatamente alla disperata vocalità del blues. Gianluca Petrella gioca invece con le sordine e con il microfono. Marcus Rojas, da molti ritenuto il più grande tubista improvvisatore a livello mondiale (con collaborazioni che spaziano da Sting a Henry Treadgill), è il cuore pulsante di questo gruppo e cerca soluzioni timbriche che aumentino la potenza ritmica del gruppo; quando viene lasciato solo ammalia il pubblico con uno straziante canto nel registro acuto.
Disposte immediatamente dietro la platea, solo per questa serata, le Toyota Sensitive Spheres, delle sfere colorate vibranti che permettono ai non udenti di entrare in contatto con la musica tramite un sistema di vibrazioni associate ai colori. È a costoro, ma anche ai sardi presenti tra il pubblico, che Fresu dedica un delicato arrangiamento della melodia tradizionale sarda “No potho reposare”.

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