Bettona, arte, scoperta probabile opera di El Greco custodita nella Pinacoteca

tabernacolo El GrecoBETTONA – La mano di El Greco si nasconderebbe dietro a un tabernacolo custodito all’interno della Pinacoteca di Bettona. L’opera del pittore cretese, trapiantato in Spagna che operò nel XVII secolo tra Venezia e Roma, si celerebbe in un tabernacolo ora in restauro all’interno della Pinacoteca di Bettona. Si tratta di un olio su tavola e legno dorato con decorazioni in pastiglia dorata intitolato “Cristo e i quattro evangelisti”. È quanto asserisce lo studioso e artista veneziano Guerrino Lovato che nel seguente articolo scrive: «La didascalia così recita: Pittore del XVII sec, “Cristo e i 4 evangelisti ” (elementi di un ciborio), olio su tavola e legno dorato con decorazioni in pastiglia dorata. n. di cat. 33 (questa indicazione per ora non ha dato frutti e nulla si e’ riusciti a sapere sia della provenienza che dell’entrata al Museo non essendo presente l’opera nemmeno nel catalogo degli anni 1980).

Siamo a Bettona nella bella e calda pinacoteca dove sono stato invitato sabato 22 marzo a presentare il mio libro ” La levatrice incredula” a motivo del fatto che qui si conserva il capolavoro di Dono Doni con una Natività spiegata nel mio testo. Nella stessa sala, protetto da un vetro vi e’ esposto smembrato un tabernacolo con cinque elementi che lo componeva (il sesto del fondo non e’ conservato perché forse non dipinto essendo verso la parete) I quattro elementi laterali alti circa 40 cm sono chiusi in alto da una cimasa triangolare contenente ognuna uno spiritoso cherubino dipinto che guarda a destra. In ordine da sinistra abbiamo san Giovanni evangelista, vecchio abitante di Patmos alla greca, con l’aquila nera emergente dalle spalle, poi san Luca col toro ai piedi che lo guarda, la portella centrale col Risorto con la croce e il buco della chiave nel legno, san Matteo e l’angelo che lo osserva da dietro le spalle e per finire san Marco col leone ai piedi che tiene il rosso vangelo.

Non so se l’ordine originale sia questo nella sequenza delle figure. In origine doveva essere dorato e ornato a rilievo con molti elementi ora mancanti .Penso sia stata diffusa successivamente una doratura anche nei fondi dietro le figure e ridipinture antiche sono anche visibili sulle vesti. Non ritoccarono i volti che infatti sono vivacissimi,spiritosi e a forti caratteri come Domenikos Theotokopoulos usava nel suo periodo veneziano e romano dal 1567 al 1576. Vari saggi di pulitura chiusi in rettangoli dicono che almeno 15 anni fa circa ci si prese cura del “Ciborio” e si procedette a un restauro che purtroppo non venne eseguito completamente, i documenti su questo intervento si stanno cercando. Là dove e’ stato pulito la pittura e’cosi trasparente e agitata e nervoso il tratto da esprimere la mano del noto pittore cretese, ogni cherubino con quelle ali araldiche e scure, le ciglia unite da un’ombra e i piccoli occhi penetranti dichiara l’autografia del suo autore. Dietro al toro di san Luca la pulitura ha invaso il fondo caratterizzato da bianchi profili di paesaggio tipici del nostro Domenico.

Il torso di Cristo nella parte pulita mostra l’anatomia biancoargentea con forti ombre scure che staccano dal bianco perizoma dipinto con velate trasparenze che sono chiari stilemi del nostro pittore. Tra le opere più vicine stilisticamente indicherei L’Ultima Cena della pinacoteca di Bologna datata verso il 1567-70 e la Deposizione ora ad Atene, Ethniki Pinakotihiki. Dopo il completamento del restauro che serberà delle sorprese compresa una sperata firma ( El Greco firmava spesso le opere) si potrà completare il discorso per la datazione stilistica e per qualità estetica del “polittico di Bettona”. Avendo avuto a Roma una bottega con aiuti non escludo la presenza di altre mani magari in dettagli decorativi come era in uso nei laboratori. La figura dell’evangelista Matteo che guarda in alto con la penna sollevata quasi a dipingere l’ispirazione, ricorda nel profilo e forse nel gesto quella del suo maestro Tiziano, dove El Greco fu a bottega a Venezia e l’angelo che lo osserva alle spalle corrucciato e attento sembra un giovanile autoritratto del nostro ,desunto dai probabili indicati dalla critica. El Greco esegui a Roma il ritratto a figura intera del Cavalier Vincenzo Anastagi (ora alla Frick Collection di N.Y.) che era di Perugia ,forse e’ il probabile committente del figurato Tabernacolo ora a Bettona».

 

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