Archeologie del vivente. Il bìos fra arte, potere e religione a Perugia

Perugia - Giovedì 16 giugno ore 17.30 Sala delle Conferenze - Galleria Nazionale dell'Umbria

Archeologie del vivente. Il bìos fra arte, potere e religione a Perugia

Archeologie del vivente. Il bìos fra arte, potere e religione a Perugia

Generazioni di studiosi a confronto nella prestigiosa sede della Galleria Nazionale dell’Umbria. Tre autori presentano le rispettive e più recenti ricerche, tre libri che da prospettive differenti indagano le questioni cruciali del rapporto fra individuo e società nel punto in cui convergono filosofia, politica, etica ed estetica, scienza e arte.
Una tavola rotonda interdisciplinare, costruita intorno alla storia della cultura occidentale come storia della “separazione della vita da se stessa”. La confessione rituale e la scrittura biografica, la pena e il sacrificio, il discorso bio-logico, bio-politico e bio-giuridico, il rispecchiamento mimetico dell’arte sono solo alcuni dei modelli di organizzazione della conoscenza che hanno contribuito nei secoli a costruire la sfera dell’umano così come è concepita nella contemporaneità: un oggetto fra gli oggetti, riducibile al fitto intreccio di dispositivi e pratiche culturali che ne determinano l’essenza. Il vivente non sarà più dunque bìos ma mero esistente, zoé, le vittime diventano quantità statistiche mentre la coscienza, la mente, l’anima dell’umano si riducono definitivamente ai meri processi cognitivi descritti dalle neuroscienze.
Adriano Prosperi è uno dei più autorevoli storici italiani e internazionali, è professore emerito di Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e ha scritto per le pagine culturali del Corriere della Sera, Il Sole 24 ore e Repubblica. I suoi principali interessi di studio hanno riguardato la storia dell’Inquisizione romana, la storia dei movimenti ereticali nell’Italia del Cinquecento, la storia delle culture e delle mentalità tra Medioevo ed età moderna. Nel suo ultimo libro (La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento, Einaudi 2016) racconta chi furono i primi gesuiti e come ne fu costruita la speciale coscienza di «chiamati» da Cristo a essere i nuovi Apostoli del mondo moderno, attraverso l’analisi delle loro «autobiografie» mettendo in luce il rapporto tra la vocazione, la chiamata divina, e l’arbitrio umano nell’ascoltare e nel rispondere ad essa: un territorio oscuro, pieno di incidenti imprevedibili, dominato dalla resistenza umana.
Marco Pacioni insegna Storia del rinascimento nel programma USAC dell’Università della Tuscia (Viterbo) e per l’University of Alberta (Canada). È autore di Modernismo e condizione postmoderna (2005); della raccolta di poesie Il bollettino dei mari alla radio (2014), Terrore, territorio e mare (2015), co-autore del libro su Proust Dalla parte di Marcel (2014); ha inoltre curato di Michele Ranchetti, Poesie edite e inedite (2008) e di Luca Della Robbia, La condanna a morte di Pietro Paolo Boscoli (2012). Collabora con Il manifesto e Alfabeta 2. Ha contribuito al catalogo della mostra La forza delle rovine (Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps, Roma, ottobre-gennaio 2016). In Neuroviventi. Politica del cervello e controllo dei corpi (Mimesis 2016) ripercorre la storia della ricerca dell’essenza umana come storia di separazioni: psiche, mente, anima e, più di recente, DNA e connettoma. Ma separare una componente per stabilire un’identità non è mai un’operazione politicamente neutrale. Il sogno di definire una volta per tutte l’essenza umana rivive oggi nell’incubo lombrosiano del controllo preventivo anche farmacologico delle presunte inclinazioni innate di comportamento irrimediabilmente positive o negative, dai bambini superdotati ai criminali. A queste forme di governance della vita, questo libro oppone la capacità del pensiero di distinguere senza necessariamente separare, di immaginare e prendersi cura senza riprodurre o eliminare. L’idea che l’umano è non identico e replicabile, ma «di-viduo» in sé e con gli altri.
 
Alessandro Celani è dottore di ricerca in Storia antica, è autore di una monografia sul reimpiego dell’arte greca in Roma, Opere d’arte greche nella Roma di Augusto (Napoli 1998) e ha scritto variamente di scultura antica. È stato borsista alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Attualmente insegna Storia e Storia dell’Arte nella sede italiana della University of Alberta in Cortona. Per i tipi di Aguaplano-Officina del Libro ha pubblicato il saggio Una certa inquietudine naturale. Sculture ellenistiche fra senso e significato (2013) e la raccolta di poesie e fotografie Una lingua in esilio (2014). Fotografo, ha esposto sue opere nella mostra “La forza delle rovine” (Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps, Roma ottobre-gennaio 2016). Il suo ultimo libro è Victima. Discorso e forma dell’uccidere (Aguaplano 2016). Oggetto di discorsi, narrazioni, pratiche rituali e rappresentazioni, il corpo della vittima emerge dalle pieghe della storia e si manifesta come presenza irriducibile, come ciò che si afferma nell’atto dell’uccidere e che si nega nella coscienza collettiva. Il vertiginoso vuoto di senso in cui sprofonda la vittima è il campo di indagine sospeso fra invisibile e indicibile nel quale Celani esercita una scrittura multiforme e rapsodica, in forma di appunti, ricostruzioni, scatti fotografici.
Muovendosi fra simulacri e reliquie, fra urgente attualità, episodi storici e visioni del cinema e dell’arte contemporanea, Celani tenta di recuperare, al di là di un discorso che apparterrebbe di diritto all’ambito dell’etica, un filo che nel corso dei secoli continuamente si spezza per riannodarsi senza sosta. Poiché il destino della vittima è davvero la misura dell’umano.

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