Utilizzo dell’Esercito italiano a Fontivegge, approvato ordine del giorno di Felicioni

Finora le forze dell’ordine hanno cercato di fare il massimo, ma senza poter debellare completamente il fenomeno in costante crescita

Attentato Bangladesh, il cordoglio dell'amministrazione

Utilizzo dell’Esercito italiano a Fontivegge, approvato ordine del giorno di Felicioni. PERUGIA – E’ stato approvato con 7 voti a favore (maggioranza), 4 contrari (Bori, Bistocchi, Giaffreda e Pietrelli) e 2 astenuti (Mori e Mirabassi) l’Ordine del giorno presentato dal consigliere Felicioni su: Utilizzo dell’Esercito italiano e/o delle forze dell’ordine per attività di presidio e pattugliamento nel quartiere di Fontivegge.

Fontivegge – ricorda Felicioni nell’odg – è la stazione principale della città, inserita in una linea secondaria (Terontola/Cortona- Foligno) della rete ferroviaria nazionale, situata in Piazza Vittorio Veneto a circa 3 Km dal Centro Storico, facilmente raggiungibile con il Minimetrò e autobus urbani e di fatto uno snodo centrale per tutta la città di Perugia;

Da anni (almeno 15 ) il sito soffre una grave situazione di degrado urbano ed è teatro di fatti criminali diffusi, in particolare legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla prostituzione. L’Amministrazione comunale già si è attivata, con interventi propri e in sinergia con gli altri Enti pubblici e privati, per la riqualificazione di Fontivegge, per quanto concerne aree verdi, il recupero degli edifici, e l’installazione di impianti di videosorveglianza;L’area è oggetto di ricerca di contributi vari, tra cui quelli del Governo per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane, dei comuni capoluogo di provincia.

Nonostante l’impegno, soprattutto negli ultimi anni, delle Forze dell’ordine che hanno permesso di reprimere un gran numero di crimini nella zona ed aumentare il livello di presidio territoriale, le criticità permangono. In particolare sono presenti immobili in stato di abbandono, sia pubblici che privati, e in questo impoverimento del patrimonio edilizio, i cittadini sono soggetti ad una mancata sicurezza sociale, dove purtroppo, prende il sopravvento la criminalità ed il degrado che porta ad una sfiducia nelle Istituzioni vanificando anche l’importante sforzo messo in campo dalle forze dell’ordine e dall’Amministrazione;

L’impiego massiccio di forze dell’ordine nell’area risulterebbe impossibilitato dalla necessità di non sguarnire il resto della città dal costante e prezioso controllo delle istituzioni preposte. Per queste ragioni l’istante ha proposto di impegnare l’Amministrazione a chiedere al Governo Nazionale, di intervenire in rinforzo dell’amministrazione con l’intervento dell’Esercito Italiano e/o delle forze dell’ordine**, come già accade in altre città italiane con risultati meritori (vedi progetto nazionale “Strade Sicure”), per presidiare l’area in oggetto con tutti i punti più sensibili.

Il sindaco, intervenendo su tema, ha sottolineato che è giusto accompagnare i progetti che l’Amministrazione sta sviluppando nell’area di Fontivegge con azioni immediate sul territorio in un’ottica che non è quella della “deresponsabilizzazione”, perché è necessaria la contemporanea presenza del Comune in tali zone. A tal proposito è intenzione della giunta individuare un locale in zona stazione, come già avvenuto con i vigili in piazza del Bacio, per essere sempre presenti a Fontivegge, affiancando così le forze dell’ordine, ciascuno secondo le proprie competenze istituzionali.

“Non credo, dunque, che ci si debba scandalizzare se si chiede un presidio fisso nell’area; ciò può avvenire nell’ambito del progetto “strade sicure”, che ha fatto registrare buoni risultati in alcune realtà, oppure tramite modalità diverse, ma sempre in accordo con le forze dell’ordine e la Prefettura. Insomma credo che un’ulteriore presenza possa essere auspicabile”.

Il sindaco ha invitato la commissione ad affrontare il tema scevra da demagogia per trovare soluzioni adatte per un quartiere che necessita di cure particolarmente efficaci; ciò anche perché, senza questi interventi, gli sforzi che l’Amministrazione sta compiendo per rivitalizzare l’area rischiano di non essere da soli incisivi.

Romizi ha confermato, nel contempo, che le forze dell’ordine stanno compiendo a Fontivegge un lavoro eccezionale con risultati evidenti. Tuttavia non contrasta con ciò valutare una ulteriore presenza fissa delle forze dell’ordine che sarebbe utile per dare lustro alle azioni già in atto: “tutti insieme, infatti, possiamo realizzare la rinascita di Fontivegge”.

Vignaroli ha ricordato che “strade sicure” in Umbria è attiva solo presso la basilica di San Francesco ad Assisi ed ha fatto registrare risultati significativi. Lo stesso dicasi presso il duomo di Firenze. “In tali sedi ho visto le reazioni delle persone che sono di assoluta serenità, in quanto la presenza dei militari è valutata come un incremento della percezione della sicurezza”. Inoltre, secondo il consigliere di Progetto Perugia, la presenza dell’esercito nei centri urbani in cui se ne ravvisa la necessità va intesa come presa di coscienza da parte delle Istituzioni di un’opportunità utile.

Giaffreda ha invitato la commissione ad approfondire con cautela la tematica, che, peraltro, è stata oggetto di grandi attenzioni in campagna elettorale da parte di tutti i candidati. Entrando nel dettaglio il consigliere del M5S ha segnalato che a Perugia, rispetto ad un paio di anni fa, la situazione della sicurezza è molto cambiata in meglio soprattutto grazie ai molteplici interventi messi in atto dalle forze dell’ordine. Tanto è vero che oggi si respira un’aria diversa, specie nell’acropoli. Proprio perché si sono già ottenuti risultati grazie all’apporto di tanti (forze dell’ordine, vigili urbani, commercianti e cittadini), un odg di questo tenore non è contingente: la città è in ripresa e non appare corretto militarizzarla. Ciò, infatti, rischia di svilire i tanti sforzi compiuti in tempi recenti che hanno permesso di ridurre i disagi anche a Fontivegge.

Portare l’esercito a Perugia, per Giaffreda, rappresenterebbe un passo indietro e non sarebbe paragonabile a quanto avviene ad Assisi o Firenze dove vi sono, alla base della scelta, reali pericoli legati al terrorismo in luoghi sensibili. Giaffreda si è detto favorevole a richiedere un’ulteriore attenzione alle forze dell’ordine ed ai vigili, magari prevedendo un presidio fisso, ma non a delegare questo compito all’esercito.

Dopo l’intervento del consigliere M5S, il sindaco è nuovamente intervenuto per dire che a Fontivegge “siamo ancora in una fase critica, perché lì la microcriminalità è molto presente. Per questo serve la massima attenzione sul tema della sicurezza”. Sostiene il sindaco che diversa è la situazione del centro, ove vi è stata un’operazione di forte “pulizia” da parte delle forze dell’ordine ed un grande protagonismo di associazioni, cittadini ed operatori commerciali. Lo stesso non può ancora dirsi per Fontivegge, ove i cittadini vivono un forte disagio. In attesa che i progetti avviati dall’Amministrazione per tale quartiere possano trovare completa attuazione nei tempi tecnici richiesti, in questa fase non si può rallentare e si deve essere incisivi. In merito all’ipotesi di impiegare l’esercito, il primo cittadino ha riferito che in città come Verona i militari sono stati utilizzati non per motivi legati al terrorismo, ma per normali esigenze di tutela della sicurezza. Ciò non determina reazioni di timore nei cittadini, ben più spaventati dai brutti spettacoli che giornalmente si presentano ai loro occhi, come ad esempio uscendo dalla stazione di Fontivegge.

Quindi il sindaco ha espresso apprezzamento per lo spirito che permea l’odg, invitando i consiglieri a trovare, nel confronto con la Prefettura, la formula più adeguata al bisogno. Con l’obiettivo di ubicare nel sito un presidio fisso, delle forze del’ordine o se del caso dell’esercito, per dimostrare che le Istituzioni lì sono presenti.

Nucciarelli ha evidenziato che la situazione delle stazioni ferroviarie è difficile in ogni città; a Perugia si aggiunge la particolarità dovuta al fatto che scelte urbanistiche sbagliate hanno creato a Fontivegge spazi non attraenti né attrattivi.

“Dunque ritengo che l’intervento dell’esercito sia motivato dal fatto che la zona è particolarmente critica e ciò non è ammissibile visto che rappresenta il principale biglietto da visita della città”. Il consigliere di Perugia Rinasce ritiene poi che la presenza dell’esercito non determinerà traumi particolari; per tal ragione le critiche provenienti dai banchi dell’opposizione sono figlie di un’ideologia del passato che andrebbe abbandonata.

Mori ha evidenziato che è quanto mai opportuno accendere l’attenzione su un tema così importante, visto che Fontivegge è un’area che fa registrare molteplici criticità. “Come cittadina, donna, madre e residente so cosa significa vivere lì: nel tempo non ritengo che ci siano stati grandi miglioramenti, pur essendo costante e giornaliero l’impegno profuso dalle forze dell’ordine a contrasto della criminalità”.

Per la consigliera PD Fontivegge sta andando avanti soprattutto grazie alla vigilanza privata; interi condomini, infatti, hanno scelto di autotassarsi proprio per poter accrescere il senso di sicurezza. Nel contempo Mori segnala che il Governo Renzi ha inteso investire oltre due miliardi di euro per riqualificare le periferie; l’auspicio è che Perugia riesca a produrre progetti validi in grado di accedere a tali risorse.

Ritenendo importante l’impegno attuale delle forze dell’ordine, Mori ha segnalato che ciò che manca oggi nell’area sono i pattugliamenti e la presenza in genere da parte della polizia municipale: sulle strade, ma soprattutto per sconfiggere la piaga degli affitti in nero, che finisce per favorire il dilagare della criminalità. Dunque Mori si è detta favorevole ai maggiori controlli, ma non alla militarizzazione del quartiere tramite impiego dell’esercito.

Pietrelli ha invitato la maggioranza, in caso di approvazione dell’odg, ad evitare di far uscire sulla stampa articoli del tipo “arriva l’esercito a Perugia”, peraltro proprio nei giorni della festa di Eurochocolate e subito dopo l’intervento massiccio operato dalle forze dell’ordine a Fontivegge nei giorni scorsi.

Per il consigliere del M5S sarebbe cosa diversa impiegare l’esercito, perché ciò darebbe l’idea dell’impossibilità da parte delle Istituzioni di garantire la sicurezza; una sorta, insomma, di extrema ratio.

“Viste le tante iniziative portate avanti dall’Amministrazione nel quartiere, sarebbe quindi preferibile monitorarle e completarle, perché è necessario che i cittadini si riapproprino degli spazi. Solo così l’attività delle forze dell’ordine può ottenere i risultati auspicati”.

Per Pietrelli, peraltro, l’obiettivo reale deve essere di mettere in sicurezza l’intera città e non solo una via, una strada o un’area; altrimenti il rischio è che la malavita si sposti da una zona ad un’altra senza benefici per la collettività.

Sorcini ha evidenziato che le affermazioni del M5S sono naturali in un’ottica di contrapposizione politica: spingere l’Amministrazione a non fornire risposte ai cittadini significherebbe metterla in cattiva luce così da “punirla” nel corso delle prossime elezioni.

“E’ assurdo pensare che i cittadini non vogliano un presidio a Fontivegge, perché i residenti e gli operatori non vogliono altro se non un po’ di tranquillità. Purtroppo il senso di insicurezza nell’area è ancora oggi fortissimo ed è dunque assolutamente necessario parlare di un ulteriore presidio, perché questo è ciò che vogliono i perugini”.

Vignaroli, alla luce di quanto detto dal M5S, ha ribadito che occorre lasciarsi alle spalle la guerra fredda: l’esercito, dunque, non deve essere considerato un corpo separato ed estraneo alla società, bensì uno strumento a disposizione dello Stato per contribuire a risolvere situazioni problematiche, come quella di Fontivegge.

Tracchegiani ha preannunciato un voto a favore dell’odg, perché contribuisce a realizzare il progetto della cosiddetta “sicurezza partecipata”: devono essere cioè i cittadini i primi custodi dei quartieri; tuttavia ciò, in questa fase critica, lo si può raggiungere solo se i residenti ed operatori sono affiancati dalle forze dell’ordine e dall’esercito, competenti ad accrescere il senso di sicurezza. “Non credo che i militari determinerebbero alcun problema ed anzi la loro presenza sarebbe uno stimolo concreto in favore dei cittadini per farli sentire protagonisti nei loro quartieri”.

Bistocchi ha ricordato come il tema della sicurezza è esistito nelle scorse legislature e resta attuale ancora oggi, perché Perugia, pur avendo dimensioni limitate, ha molte delle caratteristiche, e dunque anche problematiche, delle grandi città.

E’ nelle corde, dunque, che emergano, purtroppo, problemi legati alla sicurezza.

La consigliera Pd ha evidenziato che la maggioranza esprime posizioni contraddittorie: da un lato sulla stampa annuncia che a Perugia va tutto bene, salvo poi richiedere l’intervento dell’esercito per Fontivegge. “Pensare di dispiegare l’esercito, di solito utilizzato per fronteggiare le calamità, per le vie di Perugia è una risposta sproporzionata rispetto al reale problema. Siamo tutti consci dei disagi che giornalmente i cittadini vivono, specie a Fontivegge, ma questi non si risolvono militarizzando un quartiere”.

Infine Bistocchi ha invitato la maggioranza a non utilizzare “due pesi e due misure”: di fronte a proposte di questo genere, non si può additare chi è contrario di essere ideologico a prescindere o bollarloo di “novecentismo”.

Per Castori è vero che la zona di Fontivegge è particolare ed ha problematiche sue proprie. Per questo sarebbe opportuno provare ad inserire, come detto dal sindaco, nel quartiere un ulteriore presidio delle forze dell’ordine, piuttosto che di militari, per rafforzare i controlli e le presenze a sostegno dei cittadini.

Mirabassi ha riconosciuto che il tema è oggetto di ampia discussione da anni e forse è stato in parte sottovalutato nel passato da chi ha governato. Fu l’ex sindaco Boccali a tentare di sollecitare l’attenzione del Governo nazionale sulla difficile situazione di Perugia, ma senza ottenere risposte adeguate. Questa attenzione verso il Capoluogo umbro da parte dello Stato sembra essere finalmente arrivata con l’ingresso dell’attuale Amministrazione, essendo stato incremento il numero di uomini e mezzi a disposizione delle forze dell’ordine.

Secondo il consigliere PD la presenza dell’esercito, che per sua natura non fa attività di prevenzione, sarebbe solo una forma di deterrente “visivo” ed avrebbe costi importanti per lo Stato. E proprio questi costi rischiano di vanificare gli importanti investimenti che il Ministero competente sta facendo sul Capoluogo umbro.

Non avendo comunque la competenza istituzionale adeguata per dare giudizi sull’operazione richiesta nell’odg, Mirabassi ha chiesto di procedere ad un approfondimento della questione, invitando in audizione il Prefetto.

Fronduti ha evidenziato come in passato vi sia stata una sottostima, da parte delle Amministrazioni di centro-sinistra, verso la sicurezza. Non a caso tutte le proposte dell’allora opposizione, volte ad ubicare nel quartiere di Fontivegge dei presidi dei vigili urbani, furono disattese. Qualcosa, ha continuato il consigliere di FI, lo si riuscì ad ottenere sotto il governo Boccali, pur essendosi trattato di interventi singoli, cui non è stata data l’opportuna continuità.

A Fontivegge, ritiene Fronduti, oggi la situazione è drammatica, tanto da costringere cittadini e commercianti a fuggire altrove. “Per questo vedrei bene un presidio di polizia piuttosto che dell’esercito perché non so se quest’ultimo è deputato a tale genere di attività”.

Giaffreda, rispondendo a Sorcini, ha precisato che il M5S ha tentato di contribuire al dibattito in maniera corretta senza alcun preconcetto ideologico: “Noi siamo d’accordo a rafforzare il presidio a Fontivegge con l’ausilio delle forze dell’ordine, ma non ad utilizzare l’esercito, che può essere chiamato solo ove vi siano luoghi sensibili dal punto di vista terroristico”.

Replicando ai tanti interventi, il proponente dell’odg Felicioni ha sostenuto: “oggi capisco perché l’Italia va male; resto disarmato di fronte al pensiero espresso da alcuni colleghi. Ad esempio è emerso che secondo il M5S a Fontivegge va tutto bene perché quella sarebbe un’oasi felice”. Nel precisare che dell’esercito italiano fanno parte anche i Carabinieri, il consigliere della Lega ha evidenziato che in Italia esiste il progetto “strade sicure” che prevede l’uso dei militari per presidiare aree sensibili. Ciò non significa militarizzare le città, ma contribuire al benessere dei cittadini. “Le forze dell’ordine stanno facendo tantissimo a Perugia, ma certamente non hanno il personale sufficiente per monitorare giornalmente e di continuo Fontivegge o altre aree dovendo occuparsi dell’intero territorio perugino”.

Secondo Camicia la situazione di Fontivegge è nota a tutti, perché si è consapevoli che lì vi sono problemi intollerabili. Per questo serve una soluzione forte dopo che per 20 anni la sinistra ha sostenuto che tutto andava bene, rovinando l’immagine della città, ormai preda delle bande criminali.

Finora le forze dell’ordine hanno cercato di fare il massimo, ma senza poter debellare completamente il fenomeno in costante crescita. L’impiego dell’esercito, dunque, può rappresentare un’ottima idea, peraltro già applicata in altre realtà con risultati di rilievo.

“Dobbiamo, quindi, chiedere con forza questa soluzione al Ministero anche se non sarà facile ottenerla”.

Secondo Arcudi questo odg boccia l’azione compiuta in due anni e mezzo dall’Amministrazione Romizi, perché il sindaco, in campagna elettorale, aveva garantito che si sarebbe giocato la faccia su Fontivegge. “Se dopo metà legislatura la Lega, che fa della sicurezza un cavallo di battaglia, sostiene che senza l’esercito la situazione è fuori controllo, ciò certifica il fallimento della giunta Romizi. Si tratta insomma di un autogol della maggioranza”.

Prima della votazione finale è stata respinta la richiesta della consigliera Mori di rinviare la votazione per audire Prefetto e Questore.

E’ ripresa, successivamente, l’analisi dell’Ordine del giorno presentato dal consigliere Camicia su: Umbria Jazz Evento spento, riaccendiamo il grande evento musicale e cambiamo il nome alla Manifestazione chiamandola “ Perugia Umbria Jazz”. L’atto era già stato discusso lo scorso 20 settembre.

Camicia ha evidenziato che quest’anno la manifestazione Umbria Jazz inspiegabilmente risulterebbe spenta: in particolare gli organizzatori, le varie associazione del commercio e l’Amministrazione Comunale hanno estraniato la città dall’evento internazionale;

Secondo Camicia la manifestazione prosegue il suo programma in un centro storico apparentemente estraneo all’evento, poiché manca ogni tipo d’informazione.

Inoltre, anche quando si entra nel centro storico della città, non vi è nessun manifesto di benvenuto, con il quale si rende noto che la città ospita il più grande evento nazionale di musica Jazz. Insomma gli organizzatori non hanno creato quel clima di festa necessario all’evento.

Per questo Camicia ha proposto di impegnare il Sindaco e la Sua Giunta:

-a pretendere dalla Fondazione Umbria Jazz, un impegno maggiore sull’organizzazione dell’evento, cercando, in collaborazione con le associazioni dei commercianti e con l’Amministrazione, di renderlo un grande evento, arricchendo il Centro storico con luci effetti speciali e tutto il necessario per trasformare la manifestazione in una grande festa che coinvolga tutta la città;

– a rendere La manifestazione un vero Festival del Jazz , evento importante della Città di Perugia; pertanto proporre alla Fondazione Umbria Jazz di cambiare il nome della manifestazione e chiamarla “Perugia Umbria Jazz”;

-a coinvolgere nell’evento musicale, anche quartieri importanti di Perugia, come: Fontivegge, San Sisto, Madonna Alta, Via Cortonese e zona Pian di Massiano, dove proporre grandi eventi musicali dentro il Teatro di San Sisto, il Pala Evangelisti e lo stadio Curi, dando la possibilità a tantissimi cittadini di poter assistere agli eventi musicali a prezzi contenuti.

S’invita il Sindaco e alla Sua Giunta a creare le condizioni, affinché l’evento ” Perugia Umbria Jazz”, non si spenga, ma che si accenda, con milioni di luci colorate”. Camicia ha confermato che si tratta di un odg propositivo: l’Amministrazione deve muoversi e contribuire per far sì che Umbria Jazz torni ad essere un patrimonio della città, dell’Italia e del mondo intero.

Occorre, cioè, cambiare il comportamento seguito finora dalla giunta, visto che nell’ultima edizione è stata assente. Il consigliere Cor, in sostanza, invita il Comune ad incontrarsi con la Fondazione Umbria Jaz per attivare un percorso condiviso e di collaborazione. All’incontro di oggi ha partecipato il Direttore generale di Umbria Jazz Mazzoni, il quale in avvio ha ricordato che i “titolari” di Umbria Jazz e della Fondazione UJ sono la Regione, il Comune e la Fondazione Cassa di Risparmio. Quindi si tratta di un patrimonio della città e dell’Umbria che deve essere curato da tutti coloro che gli vogliono bene. La vicinanza delle Istituzioni – ha detto il Direttore – ci fa piacere ed è auspicabile, anche perché UJ è un brand che funziona in tutto il mondo. Mazzoni ricorda, altresì, che, a parte tre dipendenti, tutti coloro che lavorano in UJ lo fanno a titolo gratuito. E’ previsto il rimborso spese, per una somma massima di 50mila euro, solo in favore del direttore artistico.

Infine il Direttore ha chiarito che effettivamente negli ultimi anni è in parte mancato il rapporto stretto che legava UJ al Comune di Perugia. L’auspicio, pertanto, è che tale rapporto possa essere rafforzato quanto prima. Nucciarelli ha evidenziato come l’odg di Camicia vada in favore di UJ, visto che l’istante auspica di rivedere una manifestazione in costante crescita. UJ, peraltro, è preziosa per Perugia perché veicola il nome della città nel mondo: non è negativo, pertanto, che Camicia proponga una sorta di “trasfusione di entusiasmo e di nuove energie”; ciò perché dopo 43 anni di storia è normale che l’evento rischi di “invecchiarsi”.

Inoltre Nucciarelli si è detto favorevole alla proposta di spalmare la manifestazione in varie aree della città, perché attualmente molti quartieri sono tagliati fuori dagli spettacoli. Anche Felicioni ha detto di ritenere positivo l’odg , perché si pone l’obiettivo di incentivare Uj e di spalmare maggiormente gli eventi sul territorio perugino, contribuendo così a rivitalizzare i quartieri. Secondo Bori, invece, nell’odg è evidente la critica nei confronti di UJ, visto che, peraltro, nel dispositivo si pretendono alcuni provvedimenti e non li si suggeriscono.

Dunque si tratta di un attacco violento ad un evento che esiste da 43 anni e che porta il nome di Perugia nel mondo. Il consigliere Pd ha chiesto di conoscere nel dettaglio quale sia il contributo che il Comune dà ad Umbria Jazz: “l’Amministrazione ha ricevuto un milione di euro quale premio per il titolo di capitale della cultura, ma queste risorse sono state impiegate, in larga parte, per finanziare un’Associazione privata (Perugia 1416) il cui presidente è l’assessore Severini ed il vice presidente è un consigliere comunale di maggioranza. Su questo mi auguro che la V commissione potrà fare chiarezza”. Nel contempo – continua Bori – tramite odg , comunicati e tagli di risorse, questa maggioranza ha deciso da tempo di dar contro a UJ, come conferma l’atto di Camicia.

Giaffreda ha concordato con Bori su alcune valutazioni, specie sul fatto che l’odg non va certamente in favore di UJ e sul fatto che i contributi in favore della stessa da parte del Comune sono in costante calo. Nel merito il consigliere del M5S ha chiesto al Direttore Mazzoni di spiegare le ragioni per le quali si registra attualmente uno scollamento tra l’organizzazione dell’evento ed il festival in genere e la città. “Da un po’ di tempo la sensazione è che il Festival non riesca più ad intrigare la città, come, invece, avveniva prima, magari anche a causa del fatto che i principali concerti sono a pagamento e non più gratuiti. Su questo occorre avviare un’attenta riflessione per il bene della città e dello stesso evento”. Leonardi ha chiesto a Camicia la disponibilità a modificare l’atto eliminando le parti contestate, sì da riallinearlo a quanto illustrato dal proponente. “Trovo giusto che si esprima qualche critica costruttiva, perché l’odg si pone l’obiettivo di potenziare una manifestazione che dà lustro alla città”.

Rispondendo ad alcuni quesiti, il direttore Mazzoni ha confermato che anche UJ ha luci ed ombre. Tra gli aspetti positivi ci sono i dati delle ultime edizioni: 1,2 milioni di incassi, 400mila presenze in città, 40-50mila biglietti venduti. Tuttavia non è pensabile di rispolverare la formula degli spettacoli gratuiti, perché 1,2 milioni di incassi nell’ambito di un bilancio complessivo di 3milioni di euro sono fondamentali per la sopravvivenza di UJ. In ogni caso è intenzione della Fondazione richiedere al Ministero competente di ottenere il riconoscimento di UJ quale manifestazione nazionale ed internazionale. Accanto ai dati positivi, emergono anche dati negativi. Rispetto al passato si è un po’ persa quella “regia” complessiva formata da Fondazione ed Istituzioni. Dunque è auspicabile che le parti possono ricominciare a collaborare strettamente per il bene della città.

Camicia, in replica finale, ha detto di non comprendere “perché qualcuno dei consiglieri di opposizione non voglia mai toccare alcunché in questa città: evidentemente sono i soliti noti che non vogliono cambiare la cose perché per loro va tutto bene”. Camicia ha ribadito che l’odg non attacca UJ, ma formula alcune critiche all’Amministrazione comunale che, sul punto, sta continuando ad operare come le precedenti giunte di centro-sinistra. “Al contrario bisogna lavorare per far sì che l’evento diventi un baluardo della città, investendo sulla manifestazione e coinvolgendo sulla stessa l’intera città e non solo l’acropoli”. Camicia, accogliendo l’invito di Leonardi, ha alla fine ritirato l’odg per redigerne un altro che accolga i suggerimenti emersi nel corso del dibattito.

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