Umbria Jazz 16, Carlo Pagnotta attacca il comune e Perugia 1416

Il teatro Pavone aveva anche gli Acari, Pagnotta ha criticato la manifestazione Perugia 1416

Umbria Jazz 16, Carlo Pagnotta attacca il comune di Perugia

Umbria Jazz 16, Carlo Pagnotta attacca il comune di Perugia. Umbria Jazz è all’asta, venga fuori qualche comune e offra più soldi, si cambia casa”. Sono queste le parole di Carlo Pagnotta, direttore artistico di Umbria Jazz, durante la conferenza stampa finale del festival. Che conferenza stampa sarebbe senza le polemiche di Pagnotta? Ha detto lui stesso.

“Per Umbria Jazz, ci sono certi umori su dove si svolge, ci sarà Orvieto oppure no, io dico – ha spiegato Pagnotta – che ad un certo punto non si chiama né Orvieto Jazz, né Perugia Jazz. Non è detto che però nel futuro si faccia a Perugia vista la situazione”. Pagnotta ha attaccato “ferocemente” il comune di Perugia e la manifestazione Perugia 1416. Qualcosa non va, forse più di una cosa.

“Per me è inammissibile – ha tuonato Pagnotta – che per una manifestazione che si chiama Perugia 1416, per me possono fare anche 2432, abbiano stanziato in comune 200 mila euro e a noi ci danno solo 50 mila euro!  Mi basterebbe la centesima parte che ha fatto il comune per quella manifestazione locale di cui è piena l’Umbria e l’Italia. Umbria Jazz è unica e sola. E’ ora che la smettiamo, questo è uno scandalo”.

«Io la polemica – dice ai nostri microfoni – la so fare a modo mio. e se decido di farla come la so fare. Ho detto che è uno scandalo e confermo che è uno scandalo. 200 mila stanziati per una manifestazione che ha simili in tutta l’Umbria, arriviamo ultimi a fare i cortei storici. Ma se Perugia 1416 ha 200 mila, Umbria Jazz deve avere 2 milioni di euro, in proporzione». Pagnotta, poi, non si sottrae neanche a criticare il “presunto” indotto che la manifestazione del Comune avrebbe portato in Città. «E’ stato detto – afferma stizzito – che c’erano gli alberghi pieni. Il Brufani, dove siamo noi, per esempio, mi ha detto che non ha affittato una camera per Perugia 1416. Stessa cosa alla Rosetta. Dicono che non ci sono i soldi però per quello che gli pare il Comune i soldi li trova. E di questo mi sono rotto le scatole». Pagnotta si sofferma, poi, su quanto fa la Regione: “E’ anche troppo”, dice. «Il denaro pubblico – spiega – è sempre meno – e su questo sappiamo che non si può fare niente. Ma non deve essere trovato per ciò che pare a loro, ma deve essere trovato per quella iniziativa che è più importante per Perugia e per l’Umbria ed è ora che la finiamo con queste balle».

Non fa salvo niente Carlino e giù due sberle – e chi sa dargli torno – anche sulla questione Pavone. «Qualcuno va a fare al disinfestazione – dice tra l’ironico e l’incazzato – perché basta parlare con chi ci ha lavorato che si sta ancora grattando perché è pieno di acari». Sulla carenza di spazi, però, il fondatore di uno dei più grandi festival jazz del mondo è amareggiato. «La questione spazi – dice – è quella che è e dopo tanti anni ci ritroviamo che in ogni edizione dobbiamo spendere quasi mezzo milione di euro. Con questa cifra in una città “normale” ci farebbero un festival». Pagnotta è consapevole, però, che la questione spazi “brucia” da anni. Un problema che nessuna giunta ha mai risolto, una soluzione che non è mai stata trovata. «Ho sempre fatto questa accusa – spiega – anche alle passate amministrazioni comunali.  Non guardo né a destra né a sinistra – dice -, guardo i risultati. Questo è uno dei festival più imporranti del mondo e “guardate come siamo messi”».

 

Carlo Pagnotta ha parlato degli incassi: “Quest’anno sono leggermente inferiori, perché la media dei prezzi si è ribassata”. Si è poi soffermato sulle Clinics: “Non è presente il sindaco perché sta per sposarsi – ha aggiunto -. Gli faranno tanti regali. Io invece gli chiedo che ci faccia un regalo quello che mi ha promesso, ‘Istituzionalizzare le Clinics’ dopo 31 anni. Auguro un incontro tra la presidente Marini e l’assessore Cecchini, con il sindaco Romizi e l’assessore Severini per parlare di Umbria Jazz perché per me è inammissibile. Le Berkley sono 204 iscritti, di cui 156 sono italiani. Gli altri 48 provengono da Austria, Australia, Finlandia, Costarica, Svizzera, Germania, Spagna, Francia, Lituania, Islanda, Grecia, Olanda, Polonia, Norvegia, Cina, Russia, Svezia, Serbia e Nuova Zelanda, Turchia, Ucraina e anche dagli Stati Uniti. Questo è quello che ha prodotto Umbria Jazz Clinics a Perugia dopo 31 anni gestita da 3 persone. Se non fosse arrivata la Fondazione Cassa di Risparmio, le Clinics sarebbero state chiuse da qualche anno.

Pagnotta infine ha ringraziato gli sponsor, il pubblico che è sempre presente, il personale che lavora tutti gli anni non solo a Perugia, ma anche a Orvieto, l’amministrazione, l’ufficio stampa e tutti gli altri instancabili collaboratori .



 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*