Terremoto, si potevano salvare le chiese? Almeno provarci… VIDEO

Servirà chiarire se ci sono delle responsabilità dirette nella gestione delle emergenze post-sisma

Terremoto, si potevano salvare le chiese? Almeno provarci. Da Stefano Lucidi  M5s – Il Professor Antonio Borri dell’Università di Perugia, Ordinario di Scienza delle Costruzioni denuncia tramite una lettera pubblica al blog di Tommaso Montanari (http://articolo9.blogautore.repubblica.it) l’immobilismo del Ministero a seguito delle indicazioni fornite dai ricercatori dell’Università di Perugia che gratuitamente e in condizioni di soccorso avevano proposto soluzioni per salvaguardare alcuni edifici del patrimonio artistico, storico e culturale umbro danneggiato dal sisma del 24 agosto. Nessuna azione è stata intrapresa a seguito di quelle indicazioni e così è avvenuto che il successivo terremoto di fine ottobre ha fatto definitivamente crollare quei beni.

La denuncia del Professor Borri arriva al punto che chiede di non essere più interpellato per queste operazioni stante l’inutilità del lavoro e le disattese e immobilismo del Governo. Credo che a queste parole dovrebbe seguire una risposta, dei chiarimenti, da parte del Ministero dei Beni Culturali e la Regione Umbria dovrebbe chiarire la sua posizione in merito a tale vicenda. Servirà chiarire a questo punto se ci sono delle responsabilità dirette nella gestione delle emergenze post-sisma.
Pubblichiamo di seguito una lettera del professor Antonio Borri, Ordinario di Scienza delle Costruzioni nella Università degli Studi di Perugia e Presidente del Centro Studi Mastrodicasa.


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«Caro Prof. Montanari,

ho letto i suoi articoli riguardanti la mancata tempestività del MiBACT ad intervenire con le messe in sicurezza delle chiese nell’Italia centrale, in particolare in Valnerina, e le scrivo per dare un contributo a questo tema.


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Conosco, almeno in parte, la situazione, dato che in questi ultimi due mesi ho coordinato una squadra di ingegneri strutturisti che a partire dai primi di settembre ha fornito un supporto tecnico ai funzionari del MiBACT incaricati di effettuare i rilievi dei danni al patrimonio culturale colpito dal sisma.

Credo sia giusto riconoscere anzitutto l’abnegazione e la competenza di questi funzionari del Ministero e delle Soprintendenze che si sono resi disponibili a fare i sopralluoghi in condizioni di notevole rischio, spesso rimettendoci peraltro di tasca propria, sotto la formula – già questa fonte di molte perplessità – del “volontariato”.

Noi strutturisti universitari che li abbiamo accompagnati ci siamo presi, insieme al rischio fisico, anche la responsabilità di valutare l’agibilità o meno di queste costruzioni e di indicare le eventuali necessità di provvedimenti di pronto intervento. Il tutto, ovviamente, a titolo gratuito e volontaristico, come peraltro avevamo fatto nei sismi degli anni passati.

In questi ultimi due mesi abbiamo visto quasi tutte le chiese della Valnerina, e in molti casi erano necessari interventi rapidi, quanto meno per mettere in salvo i beni mobili.

Spesso, purtroppo, a queste indicazioni e a queste proposte di provvedimenti non è seguito alcunché.

L’ultima scossa di magnitudo 6.5 ha causato il crollo di moltissime di quelle chiese che avevamo esaminato, e, guardando indietro, non posso evitare di fare un amaro bilancio: tutto il lavoro svolto, con tutti i rischi connessi, non è servito assolutamente a nulla.

Posso dire che mai, nel futuro, ci presteremo ancora a supportare filiere così inefficienti e inadeguate.

Adesso è giusto domandarci: se fossero stati fatti subito interventi di prevenzione nei confronti di eventuali nuove scosse (peraltro previste dai sismologi) si potevano evitare questi crolli?

In molti casi la risposta è negativa; l’intensità dell’evento del 30 ottobre è stata elevatissima ed intervenire in emergenza su questi manufatti, specie quando sono così numerosi, è davvero problematico, se non impossibile. Al di là dei problemi burocratici per avviare le procedure amministrative per i progetti ed i lavori (come sappiamo, quando in Italia si vogliono fare i lavori di urgenza si fanno…) non sarebbe stato comunque possibile trovare tecnici ed imprese che in poco tempo potessero intervenire dappertutto.

È vero però –  e qui mi riallaccio alla sua indignazione – che per molti casi si poteva realisticamente sperare in esiti migliori. Ad esempio, se fin dall’inizio fossero state individuate le chiese maggiormente significative e rilevanti, si poteva intervenire in modo adeguato almeno su queste.

Difficile dire come sarebbe andata, ma certo era assolutamente doveroso tentare.

E sarebbe bastato salvarne uno, anche solo uno, di questi capolavori storico-architettonici, per poter dire, adesso, che (almeno) qualcosa avevamo fatto. E invece: nulla, e quello che è avvenuto supera purtroppo di gran lunga, per quanto riguarda i crolli delle chiese, i danni sismici dell’Aquila.

Certamente colpisce la lentezza e la farraginosità del processo decisionale al Ministero, con rallentamenti, sovrapposizioni, rimbalzi e stasi che sono inaccettabili per situazioni come queste.

Non si capisce, francamente, come mai, dopo una serie continua di eventi drammatici e distruttivi (Umbria-Marche, L’Aquila, Emilia) il MiBACT ancora non abbia messo a punto, come invece ha fatto da tempo la Protezione Civile, una macchina operativa efficiente e snella.

Sino ad ora tutto sembra procedere invece, almeno dal punto di vista sistemico-burocratico (non come impegno, encomiabile, dei singoli) come se fossero nell’ordinario, ovvero “bradipo-like”.

Concludo facendole io una domanda: la ricostruzione di queste chiese ridotte a rovine, che peraltro costerà centinaia di milioni di euro, cosa ci restituirà di quel patrimonio che avevamo?

Temo di conoscere già la sua risposta….

Un cordiale saluto.

Antonio Borri»

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