Sub morti, tracce di monossido di carbonio

Nelle bombole dei tre sub perugini morti al largo delle Formiche sarebbe stato trovato monossido di carbonio. La perizia è ancora in corso. Nel sangue di Fabio Giaimo, Enrico Cioli e Gianluca Trevani, secondo quanto emerso dal risultato degli esami tossicologici, c’era il monossido di carbonio legato all’emoglobina (carbossiemoglobina).

Sorgono diversi interrogatori, uno è da capire come il monossido sia finito nelle bombole dei tre umbri. Prenderebbe così corpo l’ipotesi dell’aria avvelenata avanzata in un primo momento. Gli esami sono stati effettuati nella mattinata di giovedì 21 agosto nel laboratorio della ditta Siad di Osio (Bergamo), e sono stati condotti dal consulente nominato dalla Procura di Grosseto ingegner Giorgio Chimenti, alla presenza degli specialisti nominati dall’indagato e dai legali delle famiglie delle tre vittime.

Da quanto è emerso gli esami con tutta probabilità verranno estesi anche alle attrezzature in possesso degli altri sub che hanno partecipato alle immersioni effettuate il 10 agosto. Anche queste bombole sono state sequestrate.

Al momento nell’inchiesta della procura di Grosseto c’è un indagato, il titolare del diving di Talamone che ha affittato parte delle attrezzature utilizzate dai tre sub.

Le tracce rilevate sarebbero state in misura letale. I risultati degli accertamenti sulle bombole, effettuati da una ditta di Osio (Bergamo), saranno ufficializzati domani. Già le autopsie effettuate il 13 agosto avevano contemplato, tra le ipotesi, che i tre sub, Gianluca Trevani, 35, Enrico Cioli, 37, e Fabio Giaimo, 57 anni, potessero essere morti avvelenati.

Rimane ora da capire come sia stato possibile che le bombole contenessero monossido di carbonio: se il problema ha riguardato le apparecchiature per caricarle o l’ossigeno stesso, se l’errore sia stato umano, se si sia verificato a terra, nel diving, o se le bombole possano essere state ricaricate a bordo dell’imbarcazione.

 

“Prematuro e frettoloso” affermare che il titolare del diving di Talamone, Andrea Montrone, “sia sicuramente responsabile” della morte dei tre sub, il 10 agosto scorso alle Formiche (Grosseto). Lo afferma in una nota il suo legale l’avvocato Riccardo Lottini.

“Effettivamente”, dagli esami, spiega, è emerso “che la causa più probabile della morte sia da rinvenirsi nell’intossicazione da monossido di carbonio”. Se il risultato fosse stato diverso, “sicuramente il procedimento per il mio assistito si sarebbe già concluso e nel migliore dei modi”. Ma comunque l’accertamento della presenza di monossido “costituisce solo il primo passo per una corretta ricostruzione dei fatti. Molti aspetti della vicenda devono ancora essere approfonditi, primo fra tutti come il monossido sia potuto entrare nelle bombole. Montrone, che ha fornito le bombole al gruppo di Perugia, ma anche agli altri sub che domenica erano sulla barca del centro di diving, ha infatti tenuto un comportamento identico a quello da lui seguito in altre centinaia di casi in cui non si è mai verificato nulla, non comportandosi in modo dissimile da come si comportano molti altri centri diving in Italia e nel mondo”.

Il legale  – spiega ancora – sta svolgendo ricerche in tal senso: ad oggi “non ha ancora trovato precedenti analoghi”, cioè di sub deceduti a causa del monossido. Dunque “appare ancora necessario capire come si sia potuta verificare, in questo caso, una tragedia di tali proporzioni, prestando tutte le cautele”. La difesa di Montrone sta acquisendo informazioni e compiendo valutazioni “proprio per contribuire a fornire risposte a tali quesiti”: i risultati li metterà a disposizione della procura. “Al di là’ di queste doverose precisazioni, prima di colpevolizzare e emettere giudizi affrettati, appare altrettanto doveroso sottolineare l’assoluta buona fede del Montrone” che quel giorno ha “utilizzato bombole provenienti dallo stesso lotto da cui provenivano le bombole utilizzate dai tre sub e la sua correttezza nel mettersi completamente a disposizione delle Autorità per fornire il proprio contributo per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti. Il tutto nel rispetto più assoluto del dolore” dei familiari dei tre sub, colpiti da una tragedia che, qualunque siano le conclusioni della vicenda processuale, “lascerà” un segno indelebile anche nel signor Montrone”.

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