Referendum “trivelle”, non c’è il quorum

Alle ore 23 (chiusura dei seggi) ha votato il 28,52 per cento in provincia di Perugia, e il 28,23 per cento in provincia di Terni.

Referendum "trivelle", in Umbria alle 19 ha votato il 20,32 per cento

Referendum “trivelle”, non c’è il quorum

Era necessario il 50 per cento più uno e invece a votare si sono recati poco più del 30 per cento (32,18 per cento è la media nazionale). In Umbria si sono recati alle urne solo 28,44. Il cosiddetto referendum delle trivelle è stato un flop.

I seggi sono stati aperti fino alle 23 in tutta Italia e lo spoglio delle schede è cominciato subito dopo. I cittadini che sono andati a votare dovevano esprimere il loro parere: votando “sì” se i permessi per estrarre idrocarburi in mare, fino a circa 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come già avviene, oppure votando “no” se deve durare fino al termine della concessione.

Ma il quorum dei votanti non è stato raggiunto. Erano 676.319 gli umbri chiamati a votare e di questi solo il 28,52 per cento si è recato a votare in provincia di Perugia, mentre il 28,23 per cento in provincia di Terni.

Alle ore 12 in 18 comuni dell’Umbria su 92 la partecipazione si attesta al 6,72 per cento, ma il dato potrebbe oscillare in modo sensibile. Il 6,8 per cento nella provincia di Perugia e il 6,634 per cento in provincia di Terni.

Alle ore 19 ha votato il 20,32 per cento. Il 20,56 per cento in provincia di Perugia e il 19,66 in provincia di Terni.

Alle ore 23 (chiusura dei seggi) ha votato il 28,52 per cento in provincia di Perugia, e il 28,23 per cento in provincia di Terni.

“Ha vinto chi lavora sulle piattaforme”, ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Ha perso chi ha voluto conta a tutti costi”.Il messaggio – ha sottolieato ancora il premier – è che “la demagogia non paga”. “Gli sconfitti – ha detto ancora – non sono i cittadini che sono andati a votare: chi vota non perde mai. Massimo rispetto per chi va a votare. Ma gli sconfitti sono quei pochi, pochissimi consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che ha voluto cavalcare un referendum per esigenze personali politiche”.

Se si fosse raggiunto il quorum, molto probabilmente avrebbe vinto il sì. Nelle sezioni pervenute Italia 12.822.918 hanno votato Sì, pari al 86,44 per cento e 2.011.113 il No, pari a 13,56 per cento. In Umbria 156.326 elettori hanno votato sì, pari al 82,77 per cento e 32.535 hanno votato (17,23 per cento).

Intanto Greenpeace ringrazia tutti gli elettori che oggi hanno deciso di esprimersi sul futuro delle politiche energetiche del nostro Paese, finalmente al centro del dibattito pubblico.

Greenpeace prende atto del mancato quorum, osservando però che a determinare questo risultato hanno contribuito i tempi contratti della campagna referendaria, il rifiuto del governo di indire un Election Day e una strategia politico-mediatica che a lungo ha tenuto sotto silenzio il tema del referendum sulle trivelle. Greenpeace ritiene comunque che la partecipazione alla consultazione non debba essere ignorata.

«Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L’invito all’astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia», commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. «Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Hanno votato, infatti, circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e – come emerge dai primi dati – in maniera massiccia contro le trivelle. Parliamo dunque di una maggioranza nettissima rispetto al voto che ancor oggi legittima la premiership di Renzi”.

Greenpeace chiede al governo di prendere onestamente atto che un gran numero di italiani ha partecipato a questa consultazione per chiedere un futuro energetico diverso e una politica indipendente dalle lobby fossili. Un governo attento alla democrazia, all’indomani di un esito referendario come questo, aprirebbe un serio dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese.

Greenpeace, inoltre, ha deciso di dare immediato seguito all’impegno referendario. La norma che assegna ai petrolieri concessioni senza una precisa scadenza, infatti, viola lo spirito e la lettera della Direttiva 94/22/CE, recepita dall’Italia con D.Lgsl. 625/96, secondo la quale “l’estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest’ultime devono essere limitate”. Greenpeace si appresta quindi a inviare un atto di denuncia alla Commissione Europea per segnalare questa e altre violazioni che denotano sistematici aggiustamenti delle norme e dei principi del Diritto comunitario a favore degli interessi dei petrolieri.

L’impegno di Greenpeace per la tutela dei mari e la rivoluzione sostenibile del sistema energetico non si ferma dunque qui. Si tratta solo di una battuta d’arresto sulla strada verso l’eliminazione dei combustibili fossili, obiettivo irrinunciabile se si vuole proteggere il clima e garantire alle prossime generazioni un Pianeta ospitale.

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1 Commento su Referendum “trivelle”, non c’è il quorum

  1. E’ vero che Renzi ha giocato sporco invitando all’astensione, ma è anche vero che abbiamo una massa di ignoranti che vanno a votare solo quando in cambio viene promesso qualcosa. Io al suo posto non starei tranquillo perché considerando la bassa affluenza anche alle elezioni politiche questo 30% sono voti di gente che usa il cervello.

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