Reddito di cittadinanza, un anno fa la marcia, oggi la Regione…

Oggi dalla Regione Umbria una misura diversissima, 'magra' e selettiva e senza assegnare un euro proprio

Reddito di cittadinanza, un anno fa la marcia, oggi la Regione...

Reddito di cittadinanza, un anno fa la marcia, oggi la Regione…

da Andrea Liberati (M5s Regione Umbria)
Ricorre proprio oggi un anno dalla marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza. Un popolo in cammino. Quel 9 maggio rappresentò un momento politicamente e umanamente molto alto per l’Italia intera. Qualcosa di memorabile, baciato dal sole, carico di speranze: decine di migliaia di cittadini parteciparono convintamente a un evento unico e prezioso.

Per la prima volta un gruppo politico, sotto le larghe ali di Beppe Grillo e dell’indimenticato Gianroberto Casaleggio, marciava contro “le nuove schiavitù” –come le appellò Grillo stesso: l’esteso sfruttamento sul lavoro, che, quando c’è, è spesso sottopagato, ma anche l’aberrante condizione degli esodati e dei pensionati con la minima.

Un Paese economicamente fermo e strutturalmente immobile avrebbe avuto bisogno da tempo di misure innovative, capaci di mettere in circolo risorse fresche da impegnare in un circuito virtuoso, ripartendo dalla restituita dignità per tutti.
Impossibile? Non sono certo le risorse a mancare: quel che latita è soltanto la volontà politica, l’attitudine della classe dirigente nazionale a rimettersi in gioco, pur a fronte di giovani laureati che, a decine e poi centinaia di migliaia, emigrano; di tanti altri che, senza diritti, restano qui ricattati a 3 euro l’ora, mentre poveri nonni rovistano regolarmente nei cassonetti.

Eppure per la ruling class italiana è decisamente meglio mantenere lo status quo, composto anzitutto da certi immeritati stipendi, da ricchi vitalizi, da grassi privilegi di casta, nonostante tutt’attorno fioriscano tante mafia capitale –e statale, regionale, provinciale, comunale- di cui, con supponenza, con finto stupore, ci si accorge soltanto quando un magistrato fa coraggiosamente la propria parte fino in fondo.

I cittadini frattanto giochino pure al Lotto o alla Slot, o comprino un Gratta e Vinci: l’importante è che lo Stato incassi, non importa come. Tanto poi nemmeno si cura delle ludopatie, con masse di emarginati che quindi spuntano a ogni crocicchio. Un disastro morale e sociale senza precedenti.

E la Regione Umbria cosa fa in un simile caos?
Occorre in premessa chiarire che la I Commissione dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria esamina in questi giorni un provvedimento che non ha niente a che fare con l’universalistico reddito di cittadinanza del M5S.

Si tratta, invece, del cosiddetto S.I.A., di emanazione governativa, indirizzato esclusivamente a famiglie con minori, tagliando fuori tutte le altre: e il quantum? 80 euro al mese a persona, circa 2,5 euro al giorno. Ne mancano ben 700 per uscire dalle condizioni di povertà materiale -la cui soglia si aggira attorno ai 780 euro- ma tant’è.

La Giunta Marini proporrebbe di ampliare la fascia dei recettori, utilizzando -in parte- finanziamenti europei, con importi comunque fortemente inadeguati. Quel che appare politicamente impresentabile è anche questo: la Regione, di per sé, non assegna nemmeno un euro di risorse proprie.

Potrà infatti apparire assurdo, ma, al momento, non una lira arriva da Palazzo Donini per i più poveri, pur dopo aver sprecato decine di milioni su consorzi falliti, diretti da amici degli amici, non di rado persino riconfermati.

Davvero può chiudersi così, in Umbria, la riflessione di rango nazionale aperta un anno fa con la Marcia Perugia-Assisi?
Si ritiene che rappresenti una risposta seria offrire ai più bisognosi 2,5 euro al giorno?
Si crede di liberarli dall’oppressione in tal modo?

Se noi fossimo dall’altra parte, di chi ha necessità di una mano per raccattare poi dal pubblico pochi centesimi al giorno, cosa penseremmo dei politici e della politica? Di questa politica?
Solo delle coscienze assopite possono assecondare certi surrogati.

Noi siamo diversi e pertanto tenteremo di modificare sostanzialmente tale misura, ma la via resta assai stretta e le risorse marginali: come che sia, nessuno provi a chiamare il S.I.A. ‘reddito di cittadinanza’.

Appare dunque evidente come, un anno dopo, il traguardo di un Paese più giusto passi ancora per l’incantevole sogno di allora: con Beppe e Gianroberto, un popolo in cammino.

Reddito di cittadinanza

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*