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Perugia, tre arrestati da polizia per dieci furti in nove mesi

Sono due tunisini e un palestinese. Nei giorni scorsi, alle prime luci dell’alba gli agenti della Mobile hanno rintracciato uno dei tre catturandi presso il suo domicilio e l’hanno arrestato

Perugia, tre arrestati da polizia per dieci furti in nove mesi

Perugia, tre arrestati da polizia per dieci furti in nove mesi
dalla Questura di Perugia
PERUGIA – Conclusa dalla Polizia una articolata attività d’indagine che ha fatto scoprire gli autori di almeno 10 furti commessi in città e smantellato un trio di stranieri, due tunisini di 36 e 28 anni ed un coetaneo palestinese, pregiudicati, autori seriali di reati predatori.

A cogliere immediatamente il legame tra i vari episodi delittuosi verificatisi dal maggio 2015 al gennaio 2016 sono stati i poliziotti della Squadra Volanti, diretta dal V.Q.A. Dr.ssa Isadora Brozzi che, con intuito investigativo, esaminando le denunce ricevute ed analizzandole in modo sistemico, hanno dato il via ad una complessa attività d’indagine che ha portato ad identificare i tre stranieri ed a raccogliere un consistente quadro probatorio a loro carico.

Il numero elevato di episodi ed i gravi indizi di reità sono stati posti dal G.I.P. di Perugia a fondamento dell’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 15 febbraio ed eseguita dagli agenti della Squadra Mobile. Dal raffronto tra le risultanze emerse durante l’attività di controllo del territorio ed investigativa della Squadra Mobile, è emerso chiaramente come gli stranieri, già attivi individualmente nella commissione di reati predatori, avevano unito le forze ed iniziato ad agire in squadra, colpendo in particolar modo gli esercizi commerciali del Centro Storico.

Il primo episodio registrato risale al maggio 2015, allorché una signora perugina intenta a fare rifornimento presso un distributore di Via Pievaiola, era stata sorpresa da un giovane extracomunitario che, aperto con gran velocità lo sportello lato passeggero, aveva sfilato dalla borsa ivi riposta il portafoglio e il telefono cellulare dandosi poi alla fuga.

Nel giugno dello stesso anno, un imprenditore perugino aveva denunciato di essere stato vittima di estorsione. L’uomo aveva riferito che mentre si trovava nei pressi della propria pasticceria, in zona Madonna Alta, intento a scaricare il furgone della merce da esporre, aveva visto due maghrebini avvicinarsi e dirigersi uno all’interno del locale e l’altro al furgone. Ad un tratto, resosi conto che dal furgone era scomparso il telefono cellulare, aveva chiesto spiegazioni ai due intrusi i quali, gli avevano indicato un terzo soggetto quale autore del furto ed invitandolo, laddove volesse recuperare il dispositivo, a raggiungerli presso la Stazione. Ma il derubato aveva immediatamente chiesto l’intervento delle forze dell’ordine ed i due si erano dati alla fuga. L’attività investigativa aveva poi evidenziato che non vi fosse nessun terzo soggetto e che il furto era stato commesso dai due in concorso da uno dei due mentre l’altro gli aveva fatto da “palo”.

Nello stesso periodo, un’altra pasticceria di via Cortonese era stata oggetto di furto. Secondo il racconto dei derubati, due nordafricani si erano introdotti nei locali adibiti a spogliatoio del personale e, arraffato un portafoglio, si erano dati alla fuga. In quell’occasione, la prontezza operativa e lo spirito di osservazione dei poliziotti “di quartiere”, dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della questura, intervenuti sul posto, erano riusciti a localizzare i due soggetti corrispondenti alla descrizione dei dipendenti del negozio.

Nel luglio 2015 ad essere colpita fu una farmacia della zona “Fontivegge” ove due magrebini si erano introdotti e, dopo aver chiesto, pretestuosamente, informazioni su uno sciroppo per la tosse distraendo il commesso, avevano forzato la cassa e, asportato il contenuto, si erano dati alla fuga, con un bottino di circa 200 Euro.

Alla fine del 2015, un colpo in una gelateria del centro storico, realizzato con le medesime modalità attuate negli altri casi. Mentre erano in corso lavori di manutenzione dei locali, si era presentato un trentenne maghrebino e, approfittando della distrazione dei presenti, aveva aperto la cassa e prelevato dalla stessa circa 200 Euro in contanti, per poi darsi alla fuga.

Nel dicembre 2015, all’interno di una pizzeria del centro, di prima mattina, mente la titolare era intenta a preparare le prime pizze da infornare, si era accorta che un uomo, con un gesto fulmineo, era entrato e si era appropriato della sua borsa, per poi darsi alla fuga.

A gennaio 2016 il teatro è stata una gioielleria ma medesimo lo schema criminale: in questo caso, un giovane maghrebino era stato notato avvicinarsi con fare sospetto alla cassa. Sentitosi scoperto, aveva provato a dissimulare il suo intento chiedendo informazioni su un anello ma, non potendo più agire, si era visto costretto a darsi alla fuga è troppo tardi ed è costretto a darsi alla fuga a mani vuote.

Ancora a gennaio del 2016, in un’altra pizzeria del centro, viene rubato uno smartphone che una cliente, in compagnia di amici, ha appoggiato distrattamente su un tavolo. Anche in questo caso, come in altri analoghi, i ladri sono in due e, dopo il colpo, si danno alla fuga.

Nel giugno 2016, una scena già vista: una signora si ferma a fare benzina in zona Fontivegge, lascia sul sedile il suo telefono cellulare e, in un attimo, gli viene asportato senza che se ne accorgesse. Il malcapitato, dopo aver provato a contattare il numero della sua utenza, si era sentito rispondere da una voce maschile con accento straniero che, se voleva riavere il telefono cellulare, avrebbe dovuto versare 50 Euro di “riscatto”. Il suo interlocutore, assieme ad un complice, in realtà sostava a pochi metri da lui, ma appena accortisi che l’uomo stava chiamando le forze dell’ordine, si erano dati a precipitosa fuga.

Nei giorni scorsi, alle prime luci dell’alba gli agenti della Mobile hanno rintracciato uno dei tre catturandi presso il suo domicilio e l’hanno arrestato. I due complici, invece, hanno ricevuto la notifica dell’ordinanza nel carcere di Capanne ove erano già ristretti per altra causa.

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