Perugia, celebrata la Domenica delle Palme tra piazza IV Novembre e la cattedrale

Nella suggestiva cornice di piazza IV Novembre in Perugia illuminata da un sole primaverile, domenica 29 marzo, il cardinale Gualtiero Bassetti ha benedetto le Palme e insieme ai fedeli ha fatto ingresso nella cattedrale di San Lorenzo. Un gesto che ricorda l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e che apre i riti della Settimana Santa, di Passione, Morte e Risurrezione del Signore. Come ha ricordato il diacono al termine della celebrazione eucaristica in cattedrale: «siamo invitati a seguire con attenzione e con spirito sveglio e pronto la Settimana Santa, nella quale si rinnova il mistero della Redenzione, non come fecero i tre discepoli vinti dal sonno la notte in cui Gesù fu tradito».

Ad esortare i fedeli ad essere nella vita «cristiani vigili», è stato lo stesso cardinale Bassetti nell’omelia aperta con una riflessione sui bambini. «Miei cari fratelli, durante la processione con le palme e con i ramoscelli d’olivo – ha esordito il porporato – abbiamo cantato: “i fanciulli degli ebrei agitavano piccoli rami d’olivo, andando incontro al Signore con i loro canti. E questi fanciulli stendevano i loro piccoli mantelli per fare un tappeto a Gesù che passava”. Nel Vangelo si parla poco dei bambini, ma essi furono protagonisti mentre Gesù entrava in Gerusalemme. Imitiamo questi bambini: ritroviamo anche noi, almeno durante la Settimana Santa, cuore di tutto l’Anno liturgico, la semplicità di cuore dei piccoli. Come i fanciulli di Gerusalemme, abbiamo bisogno di ritrovare il gusto dello stupore, della bellezza della fede e della gioia di seguire Gesù».

«Non vergogniamoci della nostra fede – ha proseguito il cardinale –, ricordiamo con quanta commozione, da piccoli, abbiamo tutti vissuto il nostro rapporto di amicizia con Gesù, la nostra fede in Lui, ed ora, da adulti, ci rendiamo conto di quanto poco siamo maturati nelle fede; ci rendiamo conto della nostra incoerenza nel vivere il Vangelo e quanto per noi sia difficile seguire Gesù sulla via della Croce! Agli occhi del mondo la Croce può sembrare un fallimento, ma noi sappiamo che è un dono, un tesoro prezioso. Sulla Croce c’è un Dio povero, un Dio che si consegna a noi, un Dio che soffre e che muore per ridare la speranza all’uomo. Perciò, per chi crede, la Croce è un mistero di liberazione e d’amore. E’ vero però che ci sentiremo attratti dalla Croce solo se avremo il coraggio di abbracciarla. Il gesto di prendere sulle spalle la Croce di ogni giorno, forse è duro e pesante, ma ci porta alla speranza della risurrezione e della vita».

Commentando il Vangelo della Passione, il presule ha ricordato che Cristo «ha preso su di sé la Croce e l’ha abbracciata senza dire una parola, neppure quando l’hanno inchiodato… Ed oggi, accanto a Lui, quanti crocifissi, quanti cristiani perseguitati perdono la vita per la fede che Cristo ci ha trasmesso?». Significativa, al riguardo, la testimonianza raccolta dallo stesso cardinale pochi giorni fa all’Università degli Studi di Perugia, nel corso di un convegno, dove un uomo siriano ed una donna irachena hanno detto: «ci possono togliere tutto, anche la vita, ma mai Gesù Cristo!».

E il porporato ha aggiunto: «sono testimonianze che ci commuovono e ci scuotono» e rivolgendosi ai fedeli ha detto: «se talvolta nella vostra vita il dolore vi sembra insopportabile, appoggiatevi alla Croce. Se nella vostra vita cristiana vi sembra che la fede vacilli, guardate la Croce: fra le sue braccia si trova Cristo. E se vi capitasse di pensare che per voi non ci sia più nulla da fare, ricordate che dopo il Venerdì Santo c’è sempre la Pasqua!».

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