Perugia, ancora violenze nel carcere di Capanne, Sappe: «Basta»

L'ennesima aggressione di un detenuto maghrebino nei confronti di un poliziotto penitenziario

Perugia, proteste e rivolta dei detenuti in carcere di Capanne

Perugia, ancora violenze nel carcere di Capanne, Sappe: «Basta» PERUGIA – Ancora violenze in un carcere umbro. La denuncia viene dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che evidenzia l’ultimo evento critico accaduto nella struttura detentiva di Perugia Capanne.

Fabrizio Bonino, segretario nazionale del SAPPE per l’Umbria: “Stamattina al reparto circondariale di Perugia capanne, vi è stata l’ennesima aggressione di un detenuto maghrebino nei confronti di un poliziotto penitenziario all’atto della battitura e conta. Il collega, appena entrato in cella per espletare la battitura, senza nessun motivo è stato aggredito al collo per cercare di togliergli il martello che si usa per la consueta battitura. Ne è nata una lunga colluttazione, risolta fortunatamente senza conseguenze gravi solo grazie alla prontezza di altri due poliziotti penitenziari intervenuti in soccorso del collega”.

Anche Donato Capece, segretario generale  del SAPPE, rivolge “solidarietà e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria di Perugia” e giudica la condotta del detenuto che ha aggredito l’Agente “irresponsabile e gravissima. Questa è l’ennesima aggressione che si registra in un carcere dell’Umbria e questo dovrebbe seriamente riflettere sulla necessità di adottare opportuni provvedimenti per scongiurare ulteriori fatti violenti contro poliziotti penitenziari. Eppure, si continua a trascurare queste continue criticità, colpevolmente”.

”E’ sintomatico”, aggiunge il leader dei Baschi Azzurri, “che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere oltre 20mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia”.

“Il dato oggettivo è però un altro” conclude Capece: “le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili: 896 nel 2011, 920 nel 2012, 955 nel 2013 e solamente 811 nel 2014, soprattutto in Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria. Auspico che l’autorevole richiamo del Capo dello Stato sull’espulsione degli immigrati pericolosi che commettono reati, a cominciare da quelli detenuti, induca il Governo a definire Accordi concreti con i Paesi dai quali provengono gli stranieri detenuti in Italia ”.

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