Pensioni, la corte costituzionale boccia la norma Fornero

Pensioni: riforme Dini e Fornero guaio enorme per le nuove generazioni
FORNERO

PERUGIA –  “Le lacrime del Ministro sono cadute su quelle più copiose dei pensionati e dei lavoratori, che hanno dovuto fare i conti con la sua riforma e, quindi, con le proprie tasche. Sempre più vuote”. Il segretario generale regionale dei pensionati dell’Umbria – Fnp Cisl Giorgio Menghini commenta la questione delle perequazioni delle pensioni, all’indomani della bocciatura dei giorni scorsi da parte della Corte costituzionale della norma Fornero contenuta nel “Salva Italia”. “Una norma –precisa Menghini- che come ha ribadito il nostro segretario generale nazionale Cisl Annamaria Furlan, in occasione del comizio del Primo Maggio, deve essere rivista, al più presto, ripensando il sistema delle quote e la flessibilità in uscita”.

Per Menghini la questione investe valori che sono alla base della giustizia sociale, anche in ambito previdenziale. Per questo, non può che approvare le motivazioni espresse a riguardo dalla Corte Costituzionale. “Risultano, dunque –si legge in queste- intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 35 Costituzione) e l’adeguatezza (art. 38). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà” (art. 2) e “al contempo attuazione del principio di eguaglianza”, (art. 3).

“E poi, anche in Umbria, le pesanti conseguenze dell’andare sempre più tardi in pensione si sentono. Eccome se si sentono –chiosa il segretario-. Da una parte i lavoratori si trovano a svolgere mansioni che spesso non sono adeguate alla non più giovane età, che può aver già intaccato fisico e salute. Ciò può avere anche preoccupanti ricadute in termini di sicurezza. Dall’altra, i giovani trovano ulteriori blocchi all’ingresso di un già difficile mercato del lavoro, con ritardi ulteriori nella possibilità di formarsi una famiglia e di vivere con tranquillità il presente nella costruzione del proprio futuro e di quello del Paese. Oltre a ricadute negative da un punto di vista sociale, si tratta anche di un dispendio di risorse in termini economici. Forse –conclude Menghini- dovremo interrogarci tutti su chi paga tutto questo. Intanto i conti pubblici dovranno affrontare un’uscita di circa 5 miliardi di euro. Su questo il sindacato si impegnerà e vigilerà, anche a livello locale e nelle sedi opportune, affinché questi costi e tagli non gravino sui cittadini”.

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