Il parco nazionale dei Monti Sibillini serve ancora? I disagi dei dipendenti

Sono costretti a percorrere ogni giorno oltre 140 chilometri di strade di montagna con un tempo di percorrenza di circa 2 ore da Norcia

Il parco nazionale dei Monti Sibillini serve ancora? I disagi dei dipendenti

Terremoto, il parco nazionale dei Monti Sibillini serve ancora?  I disagi dei dipendenti NORCIA – Sono costretti a percorrere ogni giorno oltre 140 chilometri di strade di montagna con un tempo di percorrenza di circa 2 ore da Norcia (Preci, Pontechiusita, Chiusita, Mevale, Renaro, Rasenna, Forcella, Collecurti, San Martino, Colfiorito, Muccia; Pievetorina, Visso) con evidenti difficoltà nel periodo invernale essendo strade secondarie e di media oltre i 1000 metri sul livello del mare. Sono un gruppo di dipendenti umbri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini che ogni giorno per raggiungere le sedi decentrate del parco a Foligno per l’Umbria e Tolentino per le Marche sono costretti a fare un giro lunghissimo (la sede di Visso è stata danneggiata dal terremoto ed è attualmente inagibile, pertanto sono gli uffici sono stati trasferiti a a Foligno e Tolentino ndr).

I lavoratori del parco hanno scritto una lettera indirizzata al Presidente, al Direttore, ai Consiglieri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini per segnalare il grave stato di disagio che attualmente vivono a seguito del sisma. “Molti di loro – è scritto nella lettera – oltre ad aver perso la propria abitazione e di conseguenza la stabilità e la tranquilla quotidianità, vengono messi a dura prova anche dalla dislocazione degli uffici dell’Ente Parco, che impongono lunghi tragitti stradali con maggiori spese e disagi in merito alle organizzazioni familiari. Tutto questo perché la strada Valnerina è chiusa per una frana molto importante, che fa presumere tempi di rimessa in pristino molto lunghi. Ripristinare tutti gli uffici del Parco nella sede storica di Visso, appare attualmente difficoltoso”. I dipendenti chiedono di valutare la possibilità di stabilire un ufficio decentrato del Parco nel versante umbro più limitrofo possibile all’area del Parco, per ovvi motivi operativi, ed ai luoghi di residenza, al fine di facilitarne il raggiungimento.

La situazione, inoltre, non viene vista positivamente neppure dalla popolazione dei comuni. I cittadini sono mortificati. Da quanto appreso sembrerebbe che non sia stata presa alcuna iniziativa. “Il parco nasce come elemento di sostegno ai territori disagiati  – hanno detto alcuni cittadini -, se non stai vicino ai territori in un momento come questo – si sono chiesti –  a cosa può servire un parco così. Il parco serve ancora?”

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2 Commenti

  1. Avrei voluto vedere cosa fosse successo se i marchigiani fossero dovuti andare a lavorare in Umbria.
    Come si fa a fare un articolo del genere; su 18 comuni interessati solo 2 sono in Umbria. Se non vi và di lavorare a Visso licenziatevi!!!

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