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Magione, incendiato l’ultimo esemplare di Barchetto del Trasimeno, la rabbia del sindaco

Era stato restaurato qualche anno fa da Jean Pierre Capolsini

Magione, incendiato l'ultimo esemplare di Barchetto del Trasimeno, la rabbia del sindaco

Magione, incendiato l’ultimo esemplare di Barchetto del Trasimeno, la rabbia del sindaco
MAGIONE – Con un atto vandalico senza precedenti per il territorio lacustre nella notte tra giovedì e venerdì è stato incendiato l’ultimo esemplare di “Barchetto del Trasimeno”: un simbolo della vita e dell’economia del lago.

Lo storico cimelio era collocato nel cortile del Museo della Pesca di San Feliciano. Risalente ai primi decenni del Novecento, veniva utilizzato per un tipo di pesca a strascico detta “Gorro”. Alla barca nel tempo era stata aggiunta una cabina per il trasporto delle persone verso Isola Polvese. Era stato restaurato qualche anno fa da Jean Pierre Capolsini ed oggetto di studio da parte di Arbit associazione (Associazione recupero barche interne tradizionali).

Il primo cittadino, Giacomo Chiodini, ha subito condannato il grave atto dichiarandolo «un fatto che non va declassato a semplice ragazzata perché è molto più grave. Proprio per questo si spera che i colpevoli siano presto individuati». Per il suo alto valore storico l’amministrazione comunale si stava adoperando nella ricerca di fondi e maestranza al fine di effettuare un completo restauro del mezzo nautico. «Una grave perdita che priva il patrimonio storico e antropologico del museo di un pezzo unico» è il commento di Vanni Ruggeri, delegato alla cultura del Comune di Magione che prosegue: «un atto che lascia ancora più amareggiati perché erano già stati avviati contatti con privati interessati a finanziarne il restauro».

Sulla vicenda interviene anche Ermanno Gambini, Università degli Studi di Perugia – progetto Atlante linguistico dei laghi italiani (Alli), a cui è affidata la consulenza scientifica del Museo della Pesca. « La perdita di questa ultima imbarcazione tradizionale dei pescatori del Trasimeno – fa sapere Gambini ripercorrendone la storia – legata alla pesca con la rete a strascico, detta gorro, priva il Museo della pesca e del Lago Trasimeno di San Feliciano di un reperto di grande importanza. Il barchetto nel Medioevo fu utilizzato anche come barca di appoggio nella pesca dei tori. Il suo nome era navigiolo. La fine di questa grande pesca del lago, avvenuta in corrispondenza con l’enorme piena del lago di fine Cinquecento, che culminò nell’anno 1602, segna la fine di un’epoca, ma non di questa barca di stazza intermedia, molto sicura e manovrabile, che era utilizzata anche dalle guardie del lago perché con essa si poteva attraversare il lago in ogni stagione. La pesca del gorro fu abbandonata intorno alla metà degli anni Trenta del secolo scorso. L’uso successivo di questo barchetto è legato al trasporto di persone da e per Isola Polvese con l’inserimento di una cabina per proteggere i viaggiatori».

«Oggi San Feliciano – conclude – perde non una vecchia imbarcazione da museo, ma l’ultimo testimone di una storia lunghissima che è legata ai suoi pescatori e alla grande tradizione peschereccia del Trasimeno».

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