Madre e figlia spacciatrici, arrestate avevano droga in cassaforte

All’alba di qualche giorno fa, infatti, è scattato il blitz

Madre e figlia ungheresi boss dello spaccio, droga in cassaforte

Madre e figlia spacciatrici, arrestate avevano droga in cassaforte

Madre e figlia ungheresi “boss” dello spaccio custodivano in cassaforte più di 8 etti di “eroina”. Arrestate dalla Polizia Gli uomini della Sezione “Antidroga” della Squadra Mobile di Perugia, continuamente impegnati nel monitoraggio, ai fini della repressione, del fenomeno del traffico di sostanze stupefacenti, da qualche giorno avevano posto sotto la loro lente d’ingrandimento i movimenti di due donne di origine ungheresi le quali, sebbene prive di precedenti e pregiudizi, avevano destato forti sospetti essendo senza lavoro ma riuscendo comunque a sostenere un certo tenore di vita ed a mantenere la loro dimora.

Proprio l’abitazione in uso alle due donne, infatti, per giorni è stato l’oggetto di prolungati servizi di appostamento ed osservazione: apparentemente, dai movimenti effettuati dalle donne, non emergeva nulla di anomalo, ma l’occhio attento degli investigatori li ha indotti a ritenere che all’interno dell’abitazione, una casa indipendente in zona San Marco, fosse nascosto qualcosa di illecito.

All’alba di qualche giorno fa, infatti, è scattato il blitz: gli agenti della Mobile hanno atteso che le due donne uscissero di casa e, prima che salissero a bordo della loro autovettura unitamente al loro cane di razza “Dogo Argentino”, le hanno fermate, identificate per V.C. ed E.C., ungheresi di 267 e 54 anni, e le hanno invitate a fare rientro in casa per assistere ad un’accurata e doverosa perquisizione della stessa.

La casa, dove la signora e sua figlia abitano, è stata perlustrata da cima a fondo, ed i risultati non hanno tardato a manifestarsi. L’interesse investigativo degli operatori si è rivolto, fin da subito, verso una piccola cassaforte metallica mobile dalla quale, secondo il “naso” esperto degli agenti antidroga, proveniva un fortissimo odore acre ed acetoso, caratteristico delle sostanze utilizzate per la lavorazione dell’”eroina”, soprattutto se in grandi quantità.

Ovviamente le due perquisite, non intendendo essere minimamente collaborative con la Polizia, non provvedevano a far reperire le chiavi della cassaforte, rafforzando i sospetti degli agenti e costringendoli ad effettuare l’apertura con altri mezzi. Nel frattempo, in casa veniva rinvenuto materiale già estremamente interessante: delle buste in plastica abilmente intagliate, con fori perfettamente circolari, e del nastro adesivo, il tutto ai fini del confezionamento di piccole dosi di stupefacente. Inoltre, all’interno di un mobile, si rinveniva un “immancabile” bilancino di alta precisione e sostanza da taglio varie, in particolare diverse bustine di mannitolo ed altre analoghe sostanze.

Tra la biancheria, vi era una busta in cellophane contenente la somma contante di 4000 Euro, in banconote di taglio vario.

Venivano individuati, poi, due computer portatili e due smart-phone con relative schede sim: ritenuti strumenti riferibili all’illecita attività di spaccio di sostanze stupefacenti, secondo l’ipotesi accusatoria che ormai si stava consolidando nel corso dell’operazione, sono stati sottoposti a sequestro probatorio, anche perché le donne non erano in grado di giustificarne il regolare possesso. Ma veniamo allo stupefacente: all’interno di un borsellino veniva rinvenuta una piccola dose di “cocaina” pari a circa 0,30 grammi, mentre l’apertura della cassaforte metallica, se da una parte consentiva di trovare riscontro ai sospetti dei poliziotti, d’altra parte non poteva non suscitare una certa sorpresa con riferimento alla quantità.

Nel forziere, infatti, le due donne custodivano il loro vero e proprio “tesoro”: una serie di grossi involucri in cellophane contenenti polvere giallastra, “eroina” come si accerterà, per un peso complessivo pari ad addirittura 820 grammi. Ciò premesso, le due donne venivano immediatamente trasferite in Questura per il loro fotosegnalamento e per la formalizzazione dell’arresto in flagranza di reato per detenzione, a fini di spaccio, dello stupefacente rinvenuto e sequestrato, in concorso. D’intesa con il PM di turno, le stesse venivano poi accompagnate a Capanne per la successiva convalida. Saranno successivi approfondimenti investigativi, a cura della Squadra Mobile, ad accertare se, dietro ad un così grande giro di affari, ci siano soltanto le due ungheresi arrestate o se vi sia coinvolto qualche altro soggetto.

Madre e figlia spacciatrici

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