Legge regionale sull’omofobia, le associazioni familiari all’attacco

La proposta di legge non è che un manifesto ideologico, che mira ad imporre il gender alla società umbra

Legge regionale sull’omofobia, le associazioni familiari all’attacco PERUGIA – Le associazioni familiari esprimono tutta la loro preoccupazione per la foga con cui il Consiglio Regionale sembra voler giungere all’approvazione della legge sull’omofobia. Con tutti i problemi che affliggono la nostra regione, primo tra tutti il gravissimo sisma che ha raso al suolo molti comuni, lasciando intere famiglie senza casa e senza lavoro, suona davvero come un insulto che la politica trovi decine di migliaia di euro per finanziare le associazioni LGTBI.

La proposta di legge non è che un manifesto ideologico, che mira ad imporre il gender alla società umbra, passando per l’indottrinamento di docenti, studenti, personale scolastico. Anche i dipendenti regionali dovranno subire l’indottrinamento ideologico e persino le aziende private, dal piccolo negozio alla grande impresa, dovranno adattarsi alle politiche aziendali gay friendly, altrimenti incorreranno in possibili sanzioni.  Preoccupa moltissimo anche la norma sull’orientamento sessuale dei minori, le cui famiglie saranno di fatto sostituite dall’intervento del personale specializzato delle USL, in collaborazione con la associazioni gay.

Il Collegio americano di Pediatria ha recentemente affermato che il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che manifestano problemi di orientamento sessuale durante la pubertà, li superano poi identificandosi nel proprio sesso dopo la pubertà.  Se invece – come preconizzato dalla proposta di legge – si avvieranno processi di genderizzazione dei minori, tali percorsi saranno irreversibili.  Vergognosa poi la norma sull’osservatorio regionale, vero Tribunale dell’inquisizione gender, dove le associazioni gay e lesbiche si ergeranno a giudici delle famiglie, delle pubbliche amministrazioni, delle imprese e dei privati cittadini.  Le associazioni familiari che hanno dato vita al Family Day faranno tutto quanto possibile per fermare questa legge iniqna.

Già è stata lanciata una petizione indirizzata alla Presidente del consiglio regionale Donatella Porzi, chiedendo che la legge venga frenata e che sia invece approvato un testo unico delle discriminazioni che non si limiti a prendere in esame i (pochissimi) casi di intolleranza verso le persone omosessuali ma che affronti il tema di tutte le discriminazioni, dalle donne incinte alle famiglie numerose, dalle famiglie con disabili agli anziani soli. La petizione on line ha raggiunto oltre 3000 time in 24 ore.  Seguiranno altre forme di protesta, tra cui un grande convegno con il Presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Dott. Massimo Gandolfini il prossimo venerdì 24 marzo alle ore 21 all’Auditorium FIGC di Prepo e una grande Veglia delle Sentinelle in Piedi domenica mattina 26 marzo alle ore 10,30 in Piazza 4 novembre.  Invitiamo il Consiglio Regionale a non approvare norme ideologiche e a privilegiare gli stanziamenti economici per le famiglie terremotate che ne hanno veramente bisogno.

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