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La buffonata della busta pesante, una legge mal fatta non per tutti i terremotati

C’è un problema e nemmeno tanto piccolo. Ad accorgersene sono stati per primi i sindacati che ora sono in attesa di un decreto urgente del ministero delle Finanze.

La buffonata della busta pesante, una legge mal fatta non per tutti i terremotati PERUGIA – Doveva essere una norma per tutti i lavoratori residenti in uno dei comuni appartenenti al cosiddetto “cratere sismico”, e invece no. Dopo un po’ di mesi si scopre la legge della “Busta pesante” non è per tutti, ma solo per alcuni e questi alcuni potrebbero anche essere soggetti che non hanno a che fare con il terremoto.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di spiegare dove sta l’inghippo. “I sostituti d’imposta, ovunque fiscalmente domiciliati nei Comuni di cui agli allegati 1 e 2, a richiesta degli interessati, non devono operare le ritenute alla fonte a decorrere dal 1˚gennaio 2017 e fino al 30 settembre 2017”. Questo è quanto scritto nel comma 1 bis, inserito nell’articolo 48 della legge 229 del 15 dicembre 2016.

Il problema si sta registrando sul fronte dell’applicazione della cosiddetta “busta pesante”, vale a dire la sospensione delle imposte sui redditi, strumento che dovrebbe lasciare nelle tasche dei cittadini, per alcuni mesi del 2017, maggiori risorse, utili a far fronte alle spese che inevitabilmente la condizione di terremotati comporta, soprattutto nella fase dell’emergenza. Ma in realtà le cose non stanno così come progettate all’inizio. E’ una vera assurdità. Il tutto per una norma mal scritta, addirittura manca una virgola. Una interpretazione restrittiva arriva dall’Agenzia delle entrate.

Allora, dove sta il problema? Semplice, il problema sta nella domiciliazione fiscale dei sostituti d’imposta, ovvero dei soggetti che erogano la busta paga “pesante”. In sintesi:La legge specifica che questi devono essere fiscalmente domiciliati nei comuni del cratere, ma se un lavoratore con la casa distrutta ad Amatrice piuttosto che a Norcia lavora, per esempio, per un ministero (pensiamo agli insegnanti) o per una ditta con sede fiscale a Milano, piuttosto che a Napoli, allora questo cittadino, a norma di legge, non potrà richiedere la “busta pesante”. E’ l’assurdo dell’assurdo. Si aiutano così le persone terremotate e che hanno perso la loro casa?

L’inghippo, quindi, riguarda i lavoratori dipendenti perché secondo le Entrate il soggetto della norma varata dal Parlamento non sono i terremotati ma i sostituti d’imposta, cioè i datori di lavoro che operano le trattenute in busta paga. In pratica, ricapitolando: Se un datore di lavoro non ha il domicilio fiscale in uno dei comuni appartenenti al cratere sismico, il povero cittadino terremotato si attaccherà al tram.

Ecco la buffonata della busta pesante. Insomma, c’è un problema e nemmeno tanto piccolo. Ad accorgersene sono stati per primi i sindacati che ora sono in attesa di un decreto urgente del ministero delle Finanze. In una lettera inviata ai parlamentari eletti in Umbria, oltre che alla presidente della Regione Catiuscia Marini, invitano deputati e senatori “a intervenire per le loro competenze, in riferimento alle difficoltà interpretative determinate dal comma 1bis. Lo stesso problema è stato sollevato dal sindacato anche nelle Marche in una lettera inviata al commissario Vasco Errani, ai parlamentari marchigiani e alla giunta regionale per evidenziare una serie di richieste di intervento. E’ bene che non ci sia una busta pesante concessa a pioggia, ma almeno per chi ne ha davvero diritto e bisogno? Questo strumento di sollievo per le popolazioni terremotate deve essere concesso a tutti a prescindere dal domicilio fiscale del datore di lavoro.

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