“Io non rischio” anche Perugia informa i cittadini sui rischi [VIDEO]

Cosa fare prima, durante e dopo un terremoto. Anche Perugia tra le 700 città impegnata nella campagna "Io non rischio".

Campagna informativa sulle buone pratiche della Protezione Civile

“Io non rischio” anche Perugia informa i cittadini sui rischidi Simona Cortona

Oggi e domani  in 700 piazze su tutto il territorio nazionale sono stati allestiti i punti informativi della campagna #Iononrischio. Circa 7.000 volontari di associazioni nazionali di volontariato di protezione civile, di associazioni locali e gruppi comunali sono presenti nelle piazze italiane per parlare con i cittadini del rischio terremoto, maremoto e alluvione e renderli consapevoli del fatto che tali rischi possono essere ridotti, fin da subito, facendo le scelte giuste.

A Perugia, oggi e domani fino alle 19.00,  i volontari delle Associazioni di protezione civile OVUS Corciano, il Gruppo Comunale della Protezione Civile Perusia e l’UNITALSI della Regione Umbria vi aspettano in Piazza Fortebraccio per rispondere a tutte quelle domande su cosa ciascuno di noi può fare per ridurre, nel nostro caso, il rischio del terremoto.

Io Non Rischio, infatti, è una campagna nazionale di comunicazione sulle “buone pratiche di protezione civile”, intese nel senso più pieno, vale a dire su tutte le azioni che i cittadini possono mettere in atto fin da subito per ridurre il rischio e l’Italia,  paese esposto a molti rischi naturali,  può sensibilmente ridurre, attraverso una conoscenza reale dell’ambiente in cui viviamo, la vulnerabilità delle sue comunità.


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La campagna, promossa dal Dipartimento di Protezione Civile (DPC), in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Associazione Nazione delle Pubbliche Assistenze (ANPAS) e la Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS) è  giunta al suo sesto anno, ma, come ci informano qui in piazza Fortebraccio

“l’ideale, per ogni cittadino, è poter parlare con qualcuno capace di raccontargli tutto quello che occorre sapere sul terremoto, sul maremoto o su qualsiasi altro rischio, magari incontrandolo direttamente nella sua città, in piazza, dai volontari della protezione civile che hanno toccato con mano e aiutato tante comunità in tutta Italia”

Emblematiche le foto dei danni e della disperazione dei terremoti che hanno colpito l’Umbria dal 1859 ad oggi appese in piazza Fortebraccio, cosi come la mappa della pericolosità sismica (http://zonesismiche.mi.ingv.it) elaborata nel  2004 che fornisce un quadro delle aree più pericolose in Italia.  La mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale  è espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni, riferita a suoli rigidi. Gli scuotimenti più forti, con valori delle accelerazioni del suolo superiori a 0.225 g (g = 9,81 m/s2, accelerazione di gravità), sono presenti in Calabria, Sicilia sud-orientale, Friuli-Venezia Giulia e lungo tutto l’Appennino centro-meridionale. Valori medi sono riferiti alla Penisola Salentina, lungo la costa tirrenica tra Toscana e Lazio, in Liguria, in gran parte della Pianura Padana e lungo l’intero Arco Alpino. La Sardegna è la regione meno pericolosa con valori di scuotimento atteso moderati.

Ma quali sono le cose più importanti da sapere in caso di terremoto ?

Per la casa è  importante sapere quando e come è stata costruita, su quale tipo di terreno, con quali materiali e soprattutto se è stata successivamente modificata rispettando le norme sismiche. Se si hanno dubbi o si vuole saperne di più, basta rivolgersi all’ufficio tecnico del Comune di Perugia oppure a un tecnico esperto.

Cosa fare prima del terremoto

A volte basta rinforzare i muri portanti o migliorare i collegamenti fra pareti e solai ma da soli, fin da subito si possono:

  1. allontanare mobili pesanti da letti o divani, fissare alle pareti scaffali, librerie e altri mobili alti;
  2. appendere quadri e specchi con ganci chiusi,
  3. mettere gli oggetti pesanti sui ripiani bassi delle scaffalature; su quelli alti, fissare gli oggetti con il nastro biadesivo
  4. in cucina, utilizzare un fermo per l’apertura degli sportelli dei mobili dove sono contenuti piatti e bicchieri, in modo che non si aprano durante la scossa
  5. imparare dove sono e come si chiudono i rubinetti di gas, acqua e l’interruttore generale della luce
  6. tenere in casa una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile, e assicurarsi che ognuno sappia dove sono
  7. informarsi sul Piano di emergenza del Comune di Perugia: così da sapere come comportarsi in caso di emergenza
  8. eliminare tutte le situazioni che, in caso di terremoto, possono rappresentare un pericolo per se o per i familiari
  9. imparare quali sono i comportamenti corretti durante e dopo un terremoto e, in particolare, individuare i punti sicuri dell’abitazione dove ripararsi durante la scossaDurante un terremoto
    Se si è in un luogo chiuso
    Mettersi nel vano di una porta inserita in un muro portante (quello più spesso), vicino a una parete portante o sotto una trave, oppure ripararsi sotto un letto o un tavolo resistente. Al centro della stanza potreste essere colpiti dalla caduta di oggetti, pezzi di intonaco, controsoffitti, mobili ecc. Non precipitarsi fuori, ma attendere la fine della scossa.Se si è all’aperto 
    Allontanarsi da edifici, alberi, lampioni, linee elettriche: potreste essere colpiti da vasi, tegole e altri materiali che cadono. Fare attenzione alle possibili conseguenze del terremoto: crollo di ponti, frane, perdite di gas ecc.Dopo un terremoto1- Assicurarsi dello stato di salute delle persone attorno a se e, se necessario, prestare i primi soccorsi2- Prima di uscire chiudere gas, acqua e luce e indossare le scarpe. Uscendo, evitare l’ascensore e fare attenzione alle scale, che potrebbero essere danneggiate. Una volta fuori, mantenere un atteggiamento prudente.

    3- Limitare, per quanto possibile, l’uso del telefono. Limitare l’uso dell’auto per evitare di intralciare il passaggio dei mezzi di soccorso.

    4- Raggiungere le aree di attesa previste dal Piano di emergenza comunale

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