Inchiesta sull’acquedotto Terria-Pentima, ci sono di indagati

Turbativa d'asta il reato per il quale è stato aperto il fascicolo

Inchiesta sull'acquedotto Terria-Pentima, ci sono di indagati

Inchiesta sull’acquedotto Terria-Pentima, ci sono di indagati TERNI – La procura di Terni ha avviato un’indagine, condotta dalla guardia di finanza, in merito all’affidamento dei lavori per la realizzazione del nuovo acquedotto Terria-Pentima da parte del Sistema idrico integrato.

Turbativa d’asta – in base a quanto si apprende – il reato per il quale è stato aperto il fascicolo, sulla scorta di un esposto presentato nell’agosto scorso dal Coordinamento dei comitati “No acquedotto Terria-Pentima” e, successivamente, dai consiglieri comunali ternani del Movimento Cinque Stelle.

Il procedimento riguarda in particolare l’affidamento diretto dell’appalto, da oltre 17 milioni di euro di contributi pubblici e degli utenti, da parte della società idrica (mista tra pubblico e privato), concesso nel 2015 alla società Severn Trent, attraverso il socio privato Umbriadue Scarl, quindi in eventuale deroga all’obbligo di indire una gara pubblica. Circostanze, queste, ora al vaglio della guardia di finanza. In base a quanto si apprende da fonti investigative l’indagine è comunque ancora nelle fasi iniziali.

Il coordinamento No acquedotto-per la difesa del Nera prende atto con soddisfazione dell’indagine della Guardia di Finanza avviata dalla Procura della Repubblica di Terni, a cui diamo la massima fiducia e stima, sul SII scpa che ha portato ad indagare quattro membri del CDA per turbativa d’asta a seguito dell’esposto-denuncia presentato dal coordinamento sulla mancanza di gara di appalto per l’assegnazione dei lavori per la costruzione dell’acquedotto Terria-Pentima, affidati in house al socio privato del SII.
 
Da mesi il coordinamento sta lavorando per dimostrare l’inutilità e la potenziale dannosità dell’acquedotto con l’appoggio crescente della popolazione della Valnerina e di Terni, come dimostrato dalla manifestazione del 24 febbraio a Ferentillo. Geologi, docenti universitari ed esperti hanno supportato le nostre motivazioni e la richiesta dell’applicazione del principio di precauzione ambientale. 
 
Oltre alla violazione della normativa degli appalti, di rilievo penale, che è oggetto di indagini, sono al centro delle priorità, dell’interesse e delle azioni del coordinamento il futuro del fiume Nera e della Valnerina.
Per questo chiediamo l’immediato stop dei lavori, che proprio in queste ultime settimane hanno avuto una preoccupante accelerazione.
                                                                                                         
Infatti dai dati forniti dal SII scpa in sede di progettazione e della richiesta della autorizzazioni tra cui la VIA (valutazione di impatto ambientale) non risulterebbe quello che il coordinamento, grazie alla memoria storica dei cittadini, è riuscito a far venire alla luce: che il sito di attingimento dei pozzi si trova sul terreno dove dal 1981 al 1988 si è trovata la discarica dei RSU (rifiuti solidi urbani) del Comune di Ferentillo, con rischi di contaminazione del percolato delle falde profonde. 
Inoltre l’acquedotto non ha acqua in quanto, dai dati dello stesso SII, due pozzi su quattro scavati a Terria che dovrebbero alimentare l’acquedotto Scheggino-Pentima, garantiscono una portata idrica ridotta rispetto alle previsioni per cui il SII ha presentato una variante al progetto in cui chiede una “rilocalizzazione delle perforazioni” cioè una nuova autorizzazione a perforare la zona alla ricerca dell’acqua.
Considerando i pericoli denunciati dai geologi umbri sull’attingimento profondo delle acque è chiaro il rischio che abbiamo davanti, per questo ribadiamo la necessità di fermare i lavori in attesa di analisi più approfondite e di una nuova VIA che tenga presente le nuove informazioni sulla discarica RSU e consideri i lavori già effettuati per valutare l’impatto dei nuovi pozzi richiesti dal SII in una zona sismica come quella di Terria. Inoltre l’acquedotto oltre aver causato problemi alle sorgenti, come riportato dagli abitanti della valle, passa al limite di zone SIC (Siti di interesse Comunitario UE) con fauna in via di estinzione studiata dall’Università la Sapienza di Roma e.
Le notizie fornite in questi giorni dallo stesso SII su pozzi idrici inquinati con tetracloroetilene pongono pesanti questioni, sembrerebbe infatti l’ultima spiaggia da parte del SII per giustificare un’opera inutile all’ambiente e alla collettività (che ne paga in bolletta una buona parte). Vogliamo sapere dalla società che gestisce il servizio idrico da 15 anni che acqua abbiamo bevuto.
Infine a seguito della notizia che anche la Corte dei Conti sta indagando sulla gara per la selezione del socio privato del SII svolta nel novembre 2001 chiediamo al Sindaco ed ai comuni dell’ATO se non sussistano le condizioni per chiedere la rescissione del contratto di gestione dell’acqua pubblica da parte del SII stesso. Potrebbe essere un’ottima opportunità per far tornare alla gestione pubblica il servizio idrico, così come avevano chiesto gli italiani nel referendum del 2011, e lavorare per la bonifica dei pozzi uscendo dalla logica di quelle “grandi opere” che garantiscono profitti privati spesso a discapito dell’ambiente e della salute pubblica.
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