Il piccolo rondone che non volerà mai nelle notti di Perugia

Disavventura di due persone che hanno soccorso un piccolo volatile

Il piccolo rondone che non volerà mai nelle notti di Perugia
Il piccolo rondone

Il piccolo rondone che non volerà mai nelle notti di Perugia. La storia che vi raccontiamo è molto triste, però vale la pena raccontarla. Scrivono due cittadini: “Era una calda domenica di luglio. A Perugia c’era il concerto di Mika per Umbria Jazz. Erano circa le 22. Nei pressi dell’Arena Santa Santa Giuliana, e più precisamente Largo Cacciatori delle Alpi. Mentre stavamo andando nel parcheggio a prendere l’auto, in mezzo alla strada troviamo un piccolo volatile che non riusciva a muoversi. Reagiva ma non volava. Cercava di spiccare il volo ma niente.

Allora con delicatezza, per evitargli una morte da schiacciamento da parte di qualche auto, lo abbiamo raccolto e messo sul marciapiedi, pensando che la mamma di questo piccolissimo uccello (era un rondone appena nato ndr) fosse nelle vicinanze.

Dopo un po’, viste le difficoltà di questa creatura a muoversi, lo abbiamo ripreso pensando che se fosse rimasto lì, non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. La prima cosa che ci viene in mente è l’ospedale veterinario di Perugia, aperto 24 ore.

Andiamo lì con la convinzione che lo avrebbero preso in cura. Appena arrivati al citofono ci dicono subito ‘non trattiamo volatili e non sappiamo come toccarli’. Nonostante tutto, ci fanno entrare, il medico (una donna) gentilissima lo guarda e ci dice subito, noi non lo possiamo tenerlo, non abbiamo specialisti per i volatili.

La veterinaria ci ha dato dei consigli su come fare. Uno era quello di riportarlo sul posto dove l’avevamo preso, molto probabilmente la mamma del piccolo era nei dintorni. Il medico ha detto: ‘E’ probabile che sia caduto dal nido e che si sia allontanato dalla madre’. Ipotesi scartata da subito.

Il secondo era quello di portarlo in centro specializzato (Lipu Trasimeno). Ma dove e quando? I centri però sono aperti dal lunedì a venerdì. Era domenica sera, la mezzanotte si avvicinava. Il nostro scopo era quello di salvarli la vita curandolo e dandogli da mangiare e da bere, prima possibile. Usciti dall’ospedale con la creatura in mano abbiamo deciso di rivolgerci al Corpo Forestale dello Stato, ma al telefono nessuno rispondeva e in sede il cancello era chiuso. Abbiamo chiesto aiuto anche ai vigili del fuoco di Perugia che ci hanno messo in contatto con un numero di emergenza veterinaria. Intanto il tempo passava e il piccoletto cominciava a soffrire. Aveva fame e lo si capiva da come teneva il becco.
Ma cosa può mangiare un uccello così piccolo. ‘Insetti e mosche avevano detto in ospedale!’ Ma come si fa a prendere una mosca e dargliela. Era così piccolo e non sarebbe riuscito a masticare. Eravamo davvero in difficoltà.

L’animaletto ogni tanto trovava conforto nella mano che lo accudiva, la stessa che lo aveva raccolto. Con le zampette spingeva e con il becco punzecchiava. Eravamo davvero in alto mare. Ma è possibile che in una città come Perugia (e in Umbria), non ci sia un centro specializzato che di domenica sera possa prendersi cura di volatiti appena nati?

Non ci scoraggiamo e telefoniamo a un altro numero del Corpo Forestale e finalmente risponde una persona (dalla centrale di Roma) che ci dice: portatelo domani mattina, in questo momento l’ufficio è chiuso. Abbiamo a questo punto, dopo averle tentate tutte, deciso di portarlo a casa nostra.
Eravamo a Perugia per Mika ed eravamo in una struttura. Una volta dentro gli abbiamo dato subito l’acqua messa in un piattino. L’ha bevuta e per un attimo si riprende, tanto da addormentarsi serenamente.

Dorme un po’, ma poi si risveglia, comincia di nuovo con il becco a cercare cibo. La fame si fa sentire sempre più e non avevamo nulla da dare, neppure una ‘mosca’. Il piccolo di tanto in tanto trovava conforto nelle mani di chi li aveva raccolto, li stava bene. Voleva stare solo lì e da nessuna parte. E lì è rimasto, morendo poco dopo. Durante la notte il piccolino dopo tanto soffrire ha chiuso gli occhietti per sempre, era da poco passata l’una. Tristi per aver tentato – senza riuscirci – di salvare la vita a un piccolo rondone in difficoltà. Le abbiamo provate tutte, da soli e senza che qualcuno facesse qualcosa di concreto per lui.

Si è addormentato per sempre dentro la mano di chi lo aveva raccolto. Ora si trova seppellito in un angolo di un parco. E’ morto al caldo e coccolato, nella casa di Gesù. Lì potrà volare per sempre. Abbiamo girato una città intera con l’auto, ma Perugia non ha risposto come si deve a questa piccola grande emergenza”.

NOTE DI REDAZIONE: Il rondone giovane ha ali tendenzialmente corte che in lunghezza non superano mai la coda e al massimo si incrociano di poco sul dorso. In questo caso non bisogna cercare di far volare l’animale, ancora troppo giovane per vivere in aria, bisogna consegnare l’uccello a un Centro di recupero. (PURTROPPO NESSUNO HA DATO UNA MANO CONCRETA A QUESTE DUE PERSONE E IL PICCOLO RONDONE E’ MORTO).

1 Commento su Il piccolo rondone che non volerà mai nelle notti di Perugia

  1. mi scusi, ho riletto il mio post e adesso capisco come mai lei si sia così tanto risentito.
    In realtà pensavo di interloquire direttamente con i protagonisti della vicenda, e che si trattasse di una loro “lettera aperta” che la redazione ha ricevuto e pubblicato.
    La mia era un’ invettiva ed un invito a riflettere rivolto a quelle persone, non era mia intenzione invece offendere lei che ha svolto semplicemente la sua funzione di giornalista-reporter.
    Ne è riprova il fatto che ho scritto lo stesso post anche qui, senza nomi falsi, o senza e mail false, in attesa di moderazione; questo le dimostra come le mie intenzioni non fossero certe quelle di un attacco alla sua testata.
    Mi scuso per il malinteso, per fortuna tra persone civili (ed in buona fede c’è sempre spazio x il chiarimento)
    buona giornata
    dr. cipriani f.

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