Grazie Santità, oltre mille umbri presenti all’udienza speciale per i terremotati VIDEO

Il Papa ha ascoltato attentamente Don Luciano e la testimonianza della famiglia Festa di Amatrice

Grazie Santità, oltre mille umbri presenti all'udienza speciale per i terremotati VIDEO

Grazie Santità, oltre mille umbri presenti all’udienza speciale per i terremotati
Da Paolo Millefiorini
CITTA’ DEL VATICANO – Udienza del Santo Padre Papa Francesco alle popolazioni colpite dagli eventi sismici dell’Italia Centrale a partire dal 24 agosto, Amatrice, fino ad arrivare a quella del 30 ottobre, Norcia. Nella sala Paolo VI (Aula Nervi) il Papa non ha fatto attendere a lungo i fedeli che al suo arrivo l’hanno acclamato festanti con canti e gioia.

Le numerose delegazioni erano guidate dai rispettivi Vescovi, da quello di Macerata a quello di Rieti passando per quello di Ascoli Piceno: anche lo stesso cospicuo numero della loro presenza è indicativo della vastità del territorio colpito dal sisma. Cosi come numerosissimi i sindaci, tutti con fascia tricolore seduti nelle prime file dell’Aula Paolo VI, insieme ai presidenti delle regioni colpite, (presente per l’Umbria Catiuscia Marini) con il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani e il Capo dipartimento della protezione civile, Fabrizio Curcio. A guidare la delegazione dell’Arcidiocesi di Spoleto – Norcia Mons. Renato Boccardo (primo ospite della nostra nuova rubrica ’15 minuti con…’, già visibile sul nostro sito). Circa un migliaio le presenze accompagnate anche, tra gli altri, da Don Marco Rufini, parroco di Norcia e don Luciano Avenati, parroco di Sant’Eutizio e già di Norcia: anche Sant’Eutizio come tutte le Chiese del comprensorio, distrutto. A Don Luciano è stato affidato il saluto al Papa al nome della Diocesi “grazie per averci accolto nella sua casa ma qui non siamo ospiti ma figli e fratelli – dice Don Luciano, testimone della sofferenza che ha segnato il territorio –

Soprattutto testimonio la fortezza d’animo, il coraggio, la tenacia della mia gente – dice emozionato – quindi della fede che trovano in questi atteggiamenti espressioni di una grande umanità: sono orgoglioso di loro; come io sono stato il loro sostegno, loro sono stati la mia forza”. Poi don Luciano si sofferma sul pericolo dell’abbandono della terra d’oigine: “la nostra terra sarebbe ferita di più se l’avessimo abbandonata. Personalmente non ho mai pensato di partire – dice – avrei dovuto pensarci 50 volte per poi alla fine restare: il pastore non lascia mai le sue pecore se stanche, smarrite o ferite.

Abbiamo vissuto insieme dormendo in macchina tende e roulotte e siamo cresciuti nelle relazioni umane e fraterne – racconta -abbiamo perso le case ma siamo diventati una grande famiglia così da aver potuto vivere questo Natale più vero e più vicino a Gesù che é nato fuori casa. Siamo dunque terremotati nel corpo, non nell’anima”. Don Luciano ringrazia il Papa per la sua vicinanza e per il suo ricordo continuo e concreto per i territori del sisma; così come pubblicamente ringrazia Mons. Boccardo che ha cosolato il “gregge smarrito”. Infine Don Luciano chiede la benedizione al Papa “perché possiamo essere forti e determinati nel ricostruire case e chiese, rapidamente, onestamente e liberi da qualsiasi interesse e che esse siano impastate di sicurezza, fede e amore vicindevole. Così come importante sarà ricostruire tessuto umano e sociale”. Citando proprio Paolo VI ‘Ogni generazione è chiamata a ricostruire la chiesa nel suo tempo’ Don Luciano prosegue: ” noi umbri vogliamo sognare che un Papa venuto dalla fine del mondo ricostruisca la chiesa. Vogliamo fare la nostra parte senza tirarci indietro – conclude – sappiamo che Lei ci vuole bene così come noi a Lei e Le chiediamo di invocare per noi la benedizione del Signore per una nuova fioritura”.

Il Papa ha ascoltato attentamente Don Luciano e la testimonianza della famiglia Festa di Amatrice, con due bambini, scampati al sisma del 24 agosto sottolineando le parole più importanti di entrambi gli interventi. “Ho preso le vostre parole del cuore per farle mie. Bisogna ricostruire prima i cuori delle case e in questa situazione bisogna lasciare spazio alla speranza – dice Papa Bergoglio – per ricostruire con le mani, quelle per gli abbracci e per tirare fuori i bambini; quelle che servono a tirare fuori dai calcinacci; quella mano che lascia il figlio in altre braccia per andare ad aiutarne un altro.

Per ricostruire – continua Papa Francesco – occorrono mani di tutti, quelle con le quali diciamo che Dio, come un artigiano, ha fatto il mondo; le mani che guariscono come quelli di medici e infermieri che mi piace benedire; quelle dei vigili del fuoco tanto bravi. Poi la ferita, ‘siamo rimasti per non ferire di più quello che è ferito’: non ferire con notizie che non hanno la tenerezza davanti al dolore. Infine la riconcoliazione, ritrovarsi insieme in un’altra situazione scambiandosi, baci, abbracci e anche piangendo: piangere soli fa bene ma piangere insieme è meglio. Abbiamo perso tante cose – continua il Pontefice- ma siamo diventati in altro modo una grande famiglia: una cosa è andare soli sulla strada della vita, un’altra è andare con altri ora questa vicinanza l’avete acquisita. Si deve ricominciare senza perdere la capacità di sognare, avendo coraggio di sognare una volta in più. Vi sono vicino – conclude Papa Francesco – Grazie per tutto quello che fate per ricostruire: cuori, case e tessuto sociale e perdonateci per il nostro egoismo”.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*