Giornata economia: Perugia, sistema soffre ma è solido [FOTO VIDEO]

Migliora mercato lavoro, nota dolente la qualità del credito

Giornata economia: Perugia; sistema soffre ma è solido

Giornata economia: Perugia; sistema soffre ma è solido

Le cronache e le analisi di questi ultimi mesi sullo scenario macroeconomico nazionale ed europeo tendono ad indirizzare l’opinione pubblica verso un clima di fiducia nella ripresa economica, anche se in verità con una certa prudenza. Le previsioni di ripresa restano fragili (il Pil riparte ma non decolla) e l’Italia in particolare resta contrassegnata da molte contraddizioni e dualismi, divisa fra vecchi e giovani, fra nord e sud, segnata dal divario digitale che ancora caratterizza numerose aree geografiche, economiche, sociali. Rischiamo quindi di perdere l’occasione di ripartire, quella fornita in particolare dal Made in Italy e dall’export.

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LA FOTOGRAFIA DEL SISTEMA IMPRENDITORIALE PERUGINO

Il nostro sistema imprenditoriale si conferma solido e vitale: la recessione è tecnicamente superata, anche se ancora non sono state ristabilite le condizioni di un nuovo ciclo espansivo del tessuto imprenditoriale provinciale. Tuttavia lo “zoccolo duro “ delle imprese, negli anni della peggiore crisi, è riuscito a tenere le posizioni. E il segnale va intercettato dall’analisi di medio periodo dei dati Movimprese.

Nei primi 3 mesi dell’annosono nate in provincia di Perugia 1.241 nuove imprese, mentre 1.480 aziende hanno cessato l’attività, il cheeffettivamente porta in negativo il saldo del 1  trimestre 2016(-239 unità) e segna uno stock di imprese pari a 72.782 unità produttive. Sebbene sia il quinto anno consecutivo che i primi trimestri chiudono con saldi negativi, possiamo però leggere alcuni dati positivi.

  • La forbice del saldo nate/cessate, seppur negativa, tende a ridursi, tanto che il saldo del 1 trim. 2016 è il migliore dal 2011. Questo risultato dipende da due dinamiche fondamentali:
  • Da un lato, le iscrizioni di nuove imprese hanno ripreso a risalire erispetto a un anno fa sono cresciute di 70 unità.
  • Dall’altro, la dinamica delle cessazioni si raffredda e il numero delle imprese costrette a chiudere è al minimo dal 1 trimestre 2012.
  • Ma, soprattutto, per la prima volta nel quinquennio 2011-2016, la base imprenditoriale è tornata a crescere(+0,2%)e si attesta a 782 unità produttive.

L’analisi di medio periodo sui settori di attività economica – in termini di variazioni tendenziali sul primo trimestre dell’anno – mostra un’evidente sofferenza nell’ultimo quinquennio per i settori “tradizionali”: agricoltura, industria e costruzioni. (Il settore delle costruzioni nel 2013 ha subito una contrazione della base imprenditoriale pari a – 3,4%, la peggiore nel periodo 2012-2016, e ha chiuso il primo trimestre 2016 con un – 2,6%).

Restano positivi, seppure con leggere flessioni, l’andamento del Turismo, del Commercio e degli Altri servizi; questi ultimi in particolare registrano la migliore performance, con una crescita pari a + 1,3 nel 1 trim. 2015 e + 1,2 nel 1 trim. 2016.

Seppure non si possa parlare di una profonda trasformazione della fisionomia del tessuto imprenditoriale, senza dubbio nel quinquennio la composizione della base imprenditoriale ha subito alcune significative mutazioni: si è eroso di circa 2 punti percentuali il peso del settore Agricoltura e Costruzioni, a vantaggio di una crescita di pari intensità degli Altri servizi, mentre sono rimaste sostanzialmente stabili le imprese dei settori Commercio e Industria.

La fotografia dell’economia reale che scattiamo oggi conferma quindi la terziarizzazionedel sistema d’impresa provinciale. Un sistema popolato in prevalenza da imprese del Commercio (24%) eAltri Servizi (23%), seguite da Agricoltura (21%), Costruzioni (14%), Industria (11%) e Turismo (7%).

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OCCUPAZIONE – UN PROBLEMA GENERAZIONALE

Nell’ultimo anno hanno iniziato a manifestarsi i primi segnali di miglioramento all’interno del mercato del lavoro. Nella provincia di Perugia, gli occupati nel 2015 sono 272 mila (erano 264 mila del 2014) sono cresciuti, quindi, del 3%, in netto miglioramento rispetto al +0,4% dell’anno precedente. La crescita provinciale, in linea con quella regionale, è stata migliore rispetto a quella registrata sia a livello nazionale che di Centro Italia (+0,8%).

Il settore che assorbe maggiormente forza lavoro resta quello degli Altri servizi (con 132mila occupati), che segna anche la più marcata crescita di occupazione (+ 5,1%), di gran lunga superiore a quello registrato a livello nazionale (+1,3%) e del Centro (+1,8%) in aumento anche gli occupati del settore Industria (+4,1% rispetto al 2014) dove trovano lavoro il 21,8% degli occupati. Diminuiscono invece gli occupati in Agricoltura e nel Turismo e Commercio.

In generale l’andamento del mercato del lavoro comincia a mostrare segnali incoraggianti, anche se bisognerà osservarne l’evoluzione nel medio-lungo periodo. Per il momento, due segnali vanno letti positivamente: il tasso di occupazione della provincia di Perugia passa dal 61,9% del 2014 al 64% del 2015, con una crescita di oltre due punti percentuali: era dal 2007 che non si registrava un incremento così elevato, visto che nel quinquennio 2009-2013 il tasso è risultato sempre in diminuzione.

Contestualmente, nella provincia di Perugia il tasso di disoccupazione risulta in discesa di quasi un punto percentuale: si passa dal 11% del 2014 al 10,2% del 2015. Anche in questo caso,il tasso non calava dal 2007.

La situazione purtroppo risulta particolarmente critica quando si fa riferimento alla realtàgiovanile, che registra un tasso di occupazione al 19,1% e di disoccupazione  al 34%. Un dato scoraggiante, anche se sensibilmente inferiore rispetto al 40% dello scorso anno.

Su questo fronte si deve intervenire con determinazione.

Come sistema camerale siamo in prima linea anche con il progetto “Crescere Imprenditori”, con il quale realizzeremopercorsi di formazione e accompagnamento all‘avvio d’impresa, perché una possibile risposta ai problemi del lavoro può venire proprio dall’autoimpiego.“Crescere Imprenditori” è un progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito della Misura 7 – Supporto all’autoimpiego e l’autoimprenditorialità – del programma nazionale Garanzia Giovani. Una iniziativa coordinata da Unioncamere italiana e gestita a livello locale dalla rete delle Camere di commercio.

L’obiettivo nazionale è di affiancare e guidare – entro il 31 dicembre 2017 – circa 6.200 NEET(i Neet sono gli “under 30” che non studiano, non lavorano e non sono attualmente impegnati in percorsi di istruzione e formazione) verso la creazione e lo start up di nuove imprese. Dopo un primo test di autovalutazione e percorsi di affiancamento e formazione per la redazione del piano di impresa, i giovani –  selezionati proprio in base al business plan – potranno presentare domanda per candidarsi al credito agevolato “Fondo SELFIEmployment“, gestito da Invitalia, sotto la supervisione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Una forma di micro-creditoche si fa mezzo di politica attiva del lavoro e di inclusione lavorativa, oltre che finanziaria.

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CREDITO, PER UNA NUOVA INCLUSIONE FINANZIARIA

Il tema del credito è sempre cruciale per il sistema e economico ed è infattial centro di una recenteindagine condotta da Unioncamere per la Giornata dell’economia, che  mette a fuoco i rapporti fra le imprese e il sistema bancario. Per i dettagli e gli approfondimenti avete a disposizione i materiali in cartella stampa.  Qui mi vorrei soffermare su alcuni aspetti. Per quanto riguarda la nostra ripartizione geografica, sebbenela stragrande maggioranza delle imprese consideri adeguato l’ammontare di finanziamento accordato rispetto a quello di cui hanno bisogno(ben l’86,9% nel Centro Italia),stando alla ricerca Unioncamere sono piuttosto severi i pareri delle imprese riguardo alla dinamica del tasso di interesse e di costi e commissioni applicati al credito bancario.D’altronde basterebbero i soli dati della Banca d’Italia a raccontare il deterioramento della qualità del credito in Umbria: con un aumento delle sofferenze bancarie del + 11,4% nel 2015 (seppure in diminuzione rispetto agli anni precedenti, ma comunque al di sopra del dato nazionale) e uncosto del credito decisamente elevato:a fine dicembre 2015 il tasso medio di finanziamento effettivo per rischi a revoca risulta pari al 9,2% nel perugino, superiore, quindi, rispetto al tasso delle regioni centrali (6,4%) e, soprattutto, al tasso medio nazionale (5,7%).

L’adozione di tassi di interesse più elevati evidenzia come il sistema bancario provinciale stia sostanzialmente affrontando l’incremento della rischiosità degli impieghi rendendo più oneroso il credito erogato.

Anche per questo motivo il Sistema Camerale, che è da sempre sensibile alle tematiche del credit crunch e dell’inclusione finanziaria, cerca di agevolare l’accesso al credito, ad esempio supportando la diffusione del micro-credito, che coinvolge sempre più il mondo delle piccole e micro imprese.

Il sostegno ai consorzi fidi, che è una delle linee di intervento più consistenti del bilancio camerale, risponde a questa logica, perché siamo convinti che il “mettersi in proprio” costituisce un moltiplicatore di ulteriori occasioni di lavoro, e può essere un’occasione di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro di soggetti particolarmente vulnerabili e a rischio povertà.

Solo 2013, ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell’Ente Nazionale per il Microcredito, sono stati concessi quasi 10mila prestiti, per un valore complessivo di circa 102,3 milioni di euro. Nel triennio 2011-2013 il numero dei beneficiari risulta pari a 22mila seicento e le risorse complessivamente erogate risultano pari a 223 milioni di euro circa, destinate per il 70% alle attività produttive e di auto-imprenditorialità.

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GREEN-ECONOMY = GREEN JOBS

L’impresa “verde”mostra un significativo dinamismo ed è in grado di creare occupazione. Nella provincia di Perugia sono 4.400 le imprese che – tra il 2008 e il 2015 – hanno investito nel settore della green economy, o che hanno programmato investimenti nel 2015, soprattutto per la riduzione dei consumi di materie prime ed energia.Sono il 24,2% del campione delle imprese GREEN intervistate nel 2015.Queste imprese sono anche in grado di stimolare positivamente il mercato del lavoro, il che è dimostrato dagli ultimi dati Excelsiorsulle previsioni di occupazione, che segnalavano una previsione di assunzioni nel 2015 per ben 2.550 unità. Un dato che andremo a verificare con la prossima rilevazione  Excelsior.

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EXPORT

Un apporto sostanziale alla ripresa economica proviene dalla domanda estera. Anche se i dati sul commercio estero provinciale danno un segnale incoraggiante, resta bassa la propensione all’export provinciale, pari al 17,2%, in crescita rispetto al 16,7% del 2014, ma comunque ancora molto inferiore al valore del Centro (21,4%) e, soprattutto, alla media nazionale, che si attesta al 28,2% (ben 11 punti percentuali superiore a quella del perugino). Esistono, quindi, ancora ampi margini di miglioramento della propensione all’export e del livello d’internazionalizzazionedelle imprese,  processi dei quali potrà avvantaggiarsi tutta l’economia provinciale.

Accanto al settore Meccanica ed Elettronica (che rappresenta il 40% dell’export provinciale), Moda e Agroalimentare sono i settori che occupano la principale quota di export (rispettivamente 21% e 20%). Il dato è particolarmente significativo se paragonato a quello nazionale, in cui questi settori hanno un peso decisamente inferiore (12% per la moda e 9% per l’agroalimentare). Una “specializzazione” umbra rispetto alla fisionomia nazionale che porta con se’ un notevole potenziale, e alcune riflessioni.

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MADE IN ITALY – export agroalimentare Umbria

L’Expo 2015 che ci lasciamo alle spalle ha sancito definitivamente la leadership italiana nella qualità agroalimentare. Siamo il Paese più forte al mondo per prodotti certificati: con 264 prodotti Dop e Igp (a cui si aggiungono 4698 specialità tradizionali regionali), seguiti a distanza da Francia, 207, e Spagna, 162. Un primato nella qualità, fatto di  alcune parole chiave: passione, innovazione eterritorio.

Dobbiamo pensare che ogni prodotto Made in Italy è un pezzo della nostra identità, il nostro biglietto da visita. Un esempio su tutti: l’olio extravergine e l’olivo. Basti ricordare il Premio Nazionale Ercole Olivario, il più importante d’ Italia, realizzato dalla Camera di commercio e giunto alla sua 24° edizione.

L’agroalimentare umbro – forte di 17.875 imprese – è un comparto che sta ottenendo buoni risultati e nel 2015 l’export ha chiuso con un fatturato intorno ai 570 milioni. Tuttavia non riusciamo ad avere una bilancia commerciale in pari, visto che l’Import agroalimentare ha “pesato” per quasi 590 milioni.

La quota principale di export è destinata al mercato statunitense (14% – per un valore di 79.264.062 euro – che però registra una contrazione del 3,6% rispetto al 2014).

Seguono la Germania (11% dell’export totale per 62.056.050 euro; qui invece c’è stato un notevole incremento rispetto al 2014, pari a + 26%), e il Belgio (11%; e una variazione positiva del + 12% rispetto al 2014).

E’ indubbio che la nostra propensione ad esportare è ancora insufficiente.  Il  sistema imprenditoriale umbro dell’agroalimentare sconta una eccessiva frammentazione ed è scarsamente orientato verso le esportazioni.

Per dare una dimensione al fenomeno basti dire che l’Italia, per quanto riguarda l’agricoltura, ha una propensione all’export che nel triennio si è attestata all’11%, a fronte di una media dei paesi Europei del 25%.

Fa meglio l’Alimentare, che ha raggiunto una incidenza dell’export sul fatturato del 20%, in crescita, ma inferiore a quella dei nostri principali competitor internazionali.

L’Umbria fa  peggio della media Italia, quindi il percorso che abbiamo davanti è ancora più lungo e difficile.

Come ho detto in apertura, l’occasione di ripartire passa dal Made in Italy e dall’export: se non vogliamo perdere l’occasione dobbiamo cogliere questa sfida.Una sfida che passa attraverso alcune azioninon rinviabili: una promozione incisiva delle filiere a livello internazionale, la tutela e la valorizzazione dei marchi, un efficace collegamento tra la produzione locale e le catene distributive sia nazionali che internazionali.

Giornata economia


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