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Duecento chilometri per lavare le auto della Regione, sede di Terni? A Perugia

Secondo il M5s la sede "fantasma" si potrebbe anche chiudere

Duecento chilometri per lavare le auto della Regione, sede di Terni? A Perugia

Duecento chilometri per lavare le auto della Regione, sede di Terni? A Perugia
da Andrea Liberati
TERNI – E’ normale dover percorrere quasi 200 km tra andata e ritorno per rimuovere polvere e moscerini? L’improvvida eliminazione di alcune convenzioni locali obbligherebbe così a viaggi assurdi: la questione primaria, però, non è la convenzione saltata e nemmeno altri sprechi di questo genere. E’ che simili dettagli tradiscono e ribadiscono disattenzioni storiche della Regione, con squilibri inequivocabili: il problema è ovviamente a monte ed è politico.

Tra i dipendenti regionali effettivamente presenti a Terni, numerosi sono quelli da tempo parcheggiati, senza indicazioni su attività da portare avanti, senza una sezione o un servizio in loco, essendo stato tutto pian piano riassorbito altrove, nell’indolenza politica generale. Molti sono poi i pendolari che, formalmente assegnati alla sede di Terni, in realtà lavorano quattro giorni su cinque al Broletto.

Apparentemente niente di sconvolgente, ma poi, nella realtà, le risposte ai problemi dei cittadini latitano soprattutto nella Conca.

Al netto di eccessi e clientele, ogni Regione d’Italia, vista la montagna di problemi e di competenze attribuite, visto il concreto servizio da rendere quotidianamente alle comunità, ha sedi distaccate provinciali, con un loro senso, una loro dignità, una certa effervescenza: non è più il caso di Terni, le cui funzioni sono state progressivamente cancellate in favore di Perugia e Foligno, non sempre motivatamente.

E’ accaduto negli anni ’90 con l’Urbanistica, assorbita integralmente nel capoluogo di Regione; è accaduto negli anni 2000, con la Difesa del suolo e gli uffici Terremoto, ricollocati altrove; accade da anni con la Protezione Civile, concentrata a Foligno.

Né intendo riaprire qui le vertenze Ospedale –il più vecchio dell’Umbria- ASL2 –priva della sua sede legale naturale- ARPA –a rischio lo snodo dipartimentale- e altre. E’ però evidente che la svendita prosegue su ogni fronte, non solo senza conseguire risparmi, ma, al contrario, comportando disagi ai cittadini, senza offrire loro le risposte che meritano.

Occorre invece assegnare a ogni area le risorse umane e in denaro spettanti sia per vocazione che per peso regionale: saltata da tempo la proporzione 3:1 che, in base al solo fattore popolazione, dovrebbe connotare il rapporto amministrativo in seno ai territori, siamo ormai a un ridimensionamento così forte da deprivare la sede distaccata di competenze e di senso, fino a piccole mostruosità come i 200 km per lavare un’auto.

Politici e dirigenti regionali diano dunque chiare indicazioni di lavoro agli operatori della sede distaccata: qui dovranno tornare almeno 300 dei 1.300 dipendenti della Regione, assegnandovi pure alcuni servizi apicali. Sarebbe una prima risposta nel merito rispetto a legittime rivendicazioni storiche, unico contraltare ai vuoti campanilismi di sempre. E, su 1.300 dipendenti, 300 sarebbero pur sempre sotto la proporzione 3:1, ma almeno i cittadini della vecchia provincia di Terni otterrebbero parte dei riscontri che richiedono e meritano.

Altrimenti si abbia il coraggio di chiudere una sede ridotta a fantasma di se stessa

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