Dap 2015, consiglio regionale lo approva all’unanimità [GUARDA VIDEO]

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato la proposta di risoluzione che recepisce il Documento annuale di programmazione per il 2015 predisposto dalla Giunta di Palazzo Donini. L’Aula ha espresso 16 sì (Pd, Psi, Dottorini-Idv) e 10 no (FI, FdI, Prc, Ncd, Brutti-Idv, Cirignoni-misto). Sono risultati invece respinti i documenti alternativi presentati da Damiano Stufara (Prc) e Andrea Lignani Marchesani (FdI).

LA RISOLUZIONE APPROVATA. Il dispositivo, nel recepire le linee politico programmatiche del Dap, evidenzia che “l’Umbria dovrà essere in grado di porre in campo ogni possibile azione, attuando scelte coraggiose, con l’obiettivo di sfruttare le positive condizioni economiche dell’ultimo periodo traghettando la nostra regione fuori dalla crisi. Sarà necessario: puntare sui fondi strutturali europei 2014-2020; riaffermare il ruolo della Regine nella gestione delle crisi aziendali rimodulando l’accordo per la reindustrializzazione dell’area di crisi della A. Merloni e dando attuazione alla risoluzione sullo stato di crisi complessa per l’area di Terni e Narni; cogliere le opportunità derivanti dalla chiusura della passata programmazione comunitaria e dell’avvio del nuovo Por – Fse 2014-2020; completare i lavori sulle infrastrutture regionali, dando priorità al Nodo di Perugia e alla valorizzazione della Tre Valli; chiedere al Governo e al Parlamento un impegno particolare per il completamento della ricostruzione post sisma (“1197/’98”, 2000 e 2009); investire su innovazione e competitività delle Pmi; puntare sul rafforzamento del capitale umano regionale; attuare politiche di crescita sostenibili; continuare gli investimenti sulla mobilità ecologica; aggiornare il Piano di tutela delle acque; reagire ai tagli ai trasferimenti per la sanità; ampliare l’offerta di servizi per le politiche sociali; costituire un osservatorio sul fenomeno della violenza di genere; continuare la razionalizzazione delle Agenzie e società partecipate; non abbassare la guardia in materia di sicurezza; sostenere le politiche abitative con contribuiti all’affitto e all’acquisto della prima casa; continuare a investire nel trasporto pubblico locale.

La Giunta regionale dovrà: valorizzare il patrimonio regionale e dare attuazione alla legge ‘3/2014’ per garantire occupazione ai giovani e alle fasce deboli del tessuto sociale; colmare il ritardo nell’emanazione del bando per l’assegnazione delle ex case cantoniere Anas ai Comuni; promuovere la sostenibilità e l’agricoltura biologica; confermare il sostegno al commercio equo; prevedere interventi a favore dei possessori di veicoli di interesse storico; sfruttare l’Expo 2015 come vetrina delle eccellenze umbre per incrementare il flusso turistico verso la regione.

IL DIBATTITO. PAOLO BRUTTI (IDV): “NEL DAP MANCANO I RISULTATI DELLE POLITICHE E PURE LE PREVISIONI, QUASI NON CI INTERESSASSE CONOSCERLI. COME HANNO IMPIEGATO LE RISORSE LE AZIENDE? QUANTA OCCUPAZIONE PRODOTTA? MALE TRASPORTI, CICLO RIFIUTI E TUTELA DEL TERRITORIO – Ho molti dubbi su diverse proposte contenute nel Dap e sulla utilità stessa del documento. La situazione economica dell’Umbria è quella descritta dall’Aur: i dati relativi a povertà, occupazione, reddito e produttività delle imprese allontanano l’Umbria dal Centronord e anche dalle regioni limitrofe, collocandola ormai come prossima al Mezzogiorno. In questo quadro quale dovrebbe essere lo scopo immediato delle politiche pubbliche? Devono contribuire a creare lavoro non politiche attive del lavoro, deve crescere la domanda non la natura e composizione dell’offerta. Manca l’occupazione. Non c’è scelta visibile sul fronte della domanda di lavoro, non si dice con quali mezzi e quali risorse realizzare l’obiettivo. Non ci sono risultati tangibili, nemmeno previsioni. Si dice che la priorità sarà riconosciuta alle aziende aderenti ai poli di innovazione, ma non si dice cosa ci hanno fatto queste imprese con le risorse assegnate, quanta occupazione hanno generato, quanta produttività. Non è che non lo hanno fatto, ma sembra che noi e la giunta non siamo interessati a saperlo. Così le linee del dap restano puri enunciati, privi di previsione. Siamo all’oscuro dei risultati delle politiche pubbliche, non sappiamo a cosa serve la nostra spesa pubblica, se accresce produttività e lavoro o si tratta solo di voce di entrata nei bilanci delle società destinatarie. Si afferma nel dap che le uniche risorse disponibili e aggiuntive sono quelle derivanti da finanziamenti europei, statali e regionale.

Il modo in cui si realizzano tali finanziamenti è quello dei bandi. Qualcuno ci vuol far credere che l’Europa, incapace di indirizzare le politiche proprie, ha l’ambizione fallimentare di indirizzare le politiche microeconomiche di tutti i Paesi europei. È un’idea che farebbe tremare i polsi anche a un vecchio pianificatore sovietico. Abbiamo piani, intese e programmi senza sapere cosa si fa e cosa si ottiene, non si dice mai con quali strumenti si faranno verifiche. Sembra che i finanziamenti siano contributo aggiuntivo dell’Europa all’Umbria, ma non è così, nessun premio: l’Italia e l’Umbria sono erogatori netti di risorse, l’Umbria versa 2,4 miliardi in 7 anni e ne riceve poco più di 1,7. Paghiamo l’elefantiaca burocrazia europea e quella regionale in una incredibile partita di giro, truffa a carosello spacciata come grande opportunità. Dap è elenco di intenzioni, alcune buone, altre no. Spesa utile sarebbe nella salvaguardia del nostro territorio da rischi idrogeologici e sismici, argomento relegato a un trafiletto.

Manca un impegno di risorse pubbliche per proteggere il territorio da calamità naturali e indotte dall’uomo, mentre se fermiamo il consumo di suolo nasceranno occasioni di lavoro e i cittadini vedranno difeso l’ambiente in cui vivono. Ci sono risorse europee per questo? Energia: campo libero a mostruose pale eoliche e impianti solari sulle superfici delle colline. Rete elettrica sovrabbondante mentre ogni immissione di nuova potenza da rinnovabili dovrebbe accompagnarsi a diminuzione dai fossili. Gas sovradimensionato e nel dap non si parla nemmeno del gasdotto Brindisi-Minerbio, senza pensare a quanto successo in Abruzzo. Rifiuti: scarsa quantità della differenziata e forte presenza di frazione organica nell’indifferenziato.

Il ciclo dei rifiuti va verso il recupero energetico e lo smaltimento in discarica, non verso l’aumento differenziata. A parole si dice strategia rifiuti zero, riduzione, recupero, ma alla fine si punta tutto sull’impiantistica, perché le macchine riescano a fare quello che gli amministratori non sanno fare. 2 ati su 4 stanno al 40 per cento di differenziata, la componente organica è la criticità, ma non si affronta il tema del recupero delle materie prime. L’incenerimento viene sosostituito dalla produzione di css in impianti non dedicati e finirà per competere con la raccolta differenziata.

Il Piano trasporti è la copia sbiadita del precedente, desideri e non precisati strumenti e risorse. Raddoppio orte falconara ma si va a Roma in 3 ore e nessun treno potrà entrare a Orte sull’alta velocità perché c’è già congestione di treni. La Fcu costa 12 milioni di euro e porta pochi passeggeri, al confronto il minimetrò è un modello di efficienza. Il trasporto pubblico locale è al collasso. L’aeroporto è fermo alla metà dei passeggeri necessari per raggiungere l’equilibrio economico e non si vedono risorse, ma si fa la stazione Media etruria e la E45 in autostrada. Se il progetto Media etruria esistesse già da domani, per andare a Milano ci vorrebbero 3 ore e 40 minuti, mentre passando per Orte si andrebbe a Milano in 3 ore e 10 minuti senza cambiare treno.

Che fine ha fatto la riforma endoregionale? Chiusura delle comunità montane, unioni speciali dei comuni, consorzi, tutto rinviato alla prossima legislatura e non si sa cosa fare delle province. Sanità: speriamo che ci sia un assessore dedicato, in grado almeno di chiudere la convenzione con l’Università. Si giustifica la longevità dei direttori generali in virtù della loro esperienza e capacità. Se fosse un testo votabile, non lo voterei. Aspetto le correzioni finali, ma se il buongiorno si vede dal mattino, sarà difficile che cambi opinione”.

ORFEO GORACCI (Comunista umbro): “NEL DAP PIÙ OMBRE CHE LUCI, PEGGIORATI TANTI PARAMETRI E ANCHE L’IDENTITÀ DELLA PICCOLA UMBRIA CHE SAPEVA ESSERE PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA NAZIONE – E’ deludente quanto ci è stato proposto. Cinque anni fa, quando ci siamo insediati, c’era molto più entusiasmo, nel cercare di dare, anche se minimo, un modesto contributo. Fin da subito la politica ha posto in essere le logiche più negative, di qualche poltroncina inutile da dare, poi, ahimè, ci sono state le gelate se non un vero e troppo tsunami per quanto mi riguarda, dove – e parlo del livello cittadino evidentemente – la politica, insieme a determinati poteri bene individuabili a Gubbio, ma questi tranquillamente anche in Umbria e in Italia, non sono stati estranei, e dopo la gelata dell’inverno 2012 il mio ruolo, la mia appartenenza è stata evidentemente anche diversa, sono stato peggio dal punto di vista, come dire, della solitudine, ma anche molto più tranquillo nel cercare di leggere, non avendo vincoli particolari, le cose che venivano qui proposte e sottoposte.

I dati: in cinque anni sono peggiorati tanti parametri e tanti dati di riferimento. È chiaro che alcune cose vanno inserite nella crisi internazionale, europea, nazionale, ma ci sono evidentemente delle politiche, che io definisco neoliberiste, che tutti prendono ormai come assoluto punto di riferimento e che si sono dimostrate inadeguate a dare risposte nei tempi che viviamo e qui una Regione relativamente piccola ma con un’identità, una storia, anche una capacità di visibilità da parte della sua massima rappresentante, la presidente, qualcosa di più, di altro e di diverso poteva e doveva fare. Prendiamo la sanità: essendo un malato cronico ho necessità di fare analisi, visite e controlli periodici, periodici si intende mediamente ogni tre mesi: è possibile che in quella che era la terza regione, da podio, d’Italia sulla sanità per fare controlli, si debbano attendere mediamente, ma ordinari, quattro o cinque mesi?

E’ possibile che per ragioni familiari si debba andare a far visita a dei pazienti al Silvestrini, alla Stroke Unity e alla Medicina del Lavoro e trovarsi 8 barelle di ricoverati in corsia? Non sto inventando nulla, poi Perugia è una città dove le cose non si dicono, se c’è da mettere alla gogna qualcuno nelle maniere più abnormi e disumane, quando c’è da riportare qualcosa che possa essere comunque un elemento di informazione, guarda caso, anche se la vivono centinaia e centinaia di persone nessuno dice niente. Non è votabile il DAP perché le cose che ci sono scritte, i dati che noi abbiamo di fronte sono assolutamente negativi, quando facciamo riferimento a come ci siamo comportati nei confronti dei fatti, beh, le ombre sono sicuramente molto più delle luci. Di fatto si dà l’idea che quella che è stata la storia di questa realtà originale, unica, all’avanguardia, perché lquesta Regione in particolare, pur con le sue dimensioni, era comunque un riferimento importante nel panorama nazionale, c’erano tanti settori dove anche a livello burocratico i riferenti umbri erano di spessore nazionale e qui facevano riferimento altri colleghi delle Regioni.

Questa cosa via via nel tempo è andata piano piano a morire perché – e questa è la colpa, anche se vincerà le elezioni, del Partito Democratico – anziché avere questo spirito innovativo, discontinuo per alcuni aspetti, ma certo nelle sue dinamiche e nelle sue scelte, si è appiattito su una forma di consenso, se volete, un po’, come definirlo, elettorale?, non dico ‘clientelare’, perché può sembrare una parola forte, io poi con i capi d’imputazione ho una certa dimestichezza, però come dato oggettivo ci sono realtà, determinate figure professionali, che nel tempo sono diventate le figure paladine per eccellenza, per esempio di un partito che continua a chiamarsi ‘di sinistra’, quando non lo è più. Una Regione, al di là dell’essere a due mesi dal voto, molto consociativa, con centrodestra e centrosinistra, le leggi cosiddette “di riforma”, il collega illuminato liberale Nevi le ha votate tutte, e sono state cose che noi abbiamo sempre detto, perché è un dato oggettivo, è evidente che se le risposte per questa Regione sono quelle, si è destinati a un ulteriore impoverimento, nessuno mi riuscirà mai a convincere che un’ulteriore colata di cemento di 160 chilometri possa essere un elemento di sviluppo, di dare un qualche, se non a qualche azienda, a qualche cementiere nell’immediato, a che cosa possa servire all’Umbria lo devo capire, come la politica ipocrita sul CSS, noi non bruciamo, adesso, prima di maggio, non so se sarà il 10, o se sarà il 31, poi quando arriveranno a chiedere lo Sblocca Italia, tu lo produci, io nei miei cementifici lo voglio utilizzare, e tu che dici?

Qual è la ragione per cui dici di no? E queste sono contraddizioni enormi, come pure, quella della E 45: per la Contessa 700mila euro, ma sono passati quasi due anni e si fa ancora col semaforo alternato. Il progetto non va bene perché ci sono gallerie, la galleria costa di più, però scorre meglio ed è più sicura; se non si fa in galleria, siccome la morfologia del territorio non è che la cambia tizio o caio, né Stirati, né Girlanda né Smacchi, si deve passare a valle lungo il torrente Assino, dove c’era la vecchia ferrovia, qui non si scappa, ma c’è l’altra particolarità che siccome bisogna dire di sì a tutti, allora c’è un comitato, e magari riuscisse a farlo, che propone il ripristino della vecchia ferrovia come pista ciclabile. Dunque facciamo la pista ciclabile, l’aeroporto e l’autostrada. Queste contraddizioni, quantomeno sui territori, alla fine non reggono. Da quello che ho letto nelle risoluzioni, mi sento meno lontano da quella di Stufara”.

MASSIMO BUCONI (Psi): “CRITICITÀ DEL SISTEMA UMBRIA AFFRONTATE, ANCHE SE CI SONO STATI DEI RITARDI – Difficile contestare l’elenco delle criticità evidenziate. Però il giudizio deve essere espresso anche rispetto a quello che si poteva fare. Non c’è da essere particolarmente soddisfatti per i risultati ma molto concretamente si è lavorato positivamente nell’ambito del contesto e del politicamente possibile. Se c’è una maggioranza che esce dalle urne non mi sento di fare una colpa se poi si opera e si lavora anche per mantenerla coesa. Si tratta del rispetto di una regola della democrazia. In questa legislatura su alcune questioni, anche importanti come la chiusura del ciclo dei rifiuti, ha pesato molto questo esercizio di unità. Su alcune scelte fondamentali c’è stata una distanza ed anche una incompatibilità di vedute, che ha portato a ritardi nell’attuazione di alcune scelte. Questa legislatura non si è caratterizzata per la velocità nella risposta ai problemi, ma sulla qualità dei progetti avviati o realizzati c’è la nostra piena condivisione. I temi, anche difficili, delle riforme sono stati affrontati. Noto con rammarico che la coalizione uscita dalle elezioni passate si è assottigliata”.

RAFFAELE NEVI – “ABBIAMO DI FRONTE L’ENNESIMO DAP CHE DESCRIVE UNA SITUAZIONE CHE NON ESISTE. UN DAP CHE NON INDICA CERTEZZE. OCCORRE UNA SERIA AZIONE PROGRAMMATICA INDIRIZZATA ALLO SVILUPPO, PER EVITARE CHE L’UMBRIA FALLISCA -Fa piacere riscontrare che le argomentazioni dello schieramento di centrodestra stanno diventando patrimonio di altri come i consiglieri Stufara e Brutti che evidentemente hanno trovato un coraggio critico, rispetto ai contenuti di un documento che che appare perfettamente in linea con il passato. Si fa battage sulla ‘solita’ questione del non aumento delle tasse. Noi diciamo invece che facendo operazioni di reale rigore ed efficienza si possono abbassare le tasse e rendere più efficiente il sistema. I dati macroeconomici dell’Umbria ci rimandano una situazione spaventosa, e sono descritti da autorevolissimi analisti e osservatori umbri, ma anche dall’Agenzia Umbria ricerche: Pil in continuo calo; restringimento dei consumi delle famiglie; calo degli investimenti che indicano stato di salute regionale che dopo cinque anni di governo di centrosinistra è molto grave e delicato. L’Umbria ha risposto peggio di altre realtà alla crisi economica sociale. La Giunta regionale dice che è tutta colpa di altri, ma dalle audizioni con le categorie emerge che l’azione politica di governo non è stata efficace e non ha prodotto fiducia nei confronti di investititori e imprenditori.

Anche Buconi, grande sostenitore della Giunta, ammette che a causa dei veti posti dalla sinistra radicale non si è riusciti a portare avanti riforme importanti. La Giunta ritiene che la sanità sia un modello virtuoso ed efficiente, ma le ultime analisi sulla situazione dei sistemi sanitari indicano che quello umbro, dopo la cura Marini, è passat dal terzo all’ottavo posto. Siamo preoccupati e non contenti per questi dati, perché la sanità pubblica non gode di fiducia, perché aumenta il numero di pazienti umbri che si curano fuori regione, soprattutto i malati oncologici, perché non si fidano delle nostre strutture.

Altri sistemi sanitari a noi vicini come quello dell’Emilia Romagna, hanno migliorato le proprie performance. In Umbria c’è quindi qualcosa che non va, e i dati sono il frutto del fallimento di quanto previsto nei vari Dap. I governi nazionali ‘amici’ molto più dannosi di altri in questi anni, ma non ricevono da parte della Giunta conseguenti critiche. Alcune riforme importanti sono state condivise, come ad esempio la semplificazione o l’urbanistica, lo rivendichiamo, ma gli effetti di quella leggi non si vedono, e ciò non colpa di dirigenti o uffici, ma dell’organo politico-istituzionale che non riesce ad attuare norme che possano incentivare attività economiche ed imprenditoriali. In questi cinque anni non è cambiato nulla nei problemi la cui soluzione poteva agevolare le attività economiche. Sulle tasse locali, avevamo auspicato Regione la costituzione di un tavolo con Comuni per abbassare tasse locali, mai realizzato. La riforma endoregionale è poi fallita e naufragata, e fra pochi giorni ci accingeremo a cancellarla. Problemi come quelli relativi all’Agenzia forestale e ai Consorzi bonifica sono ancora oggi irrisolti.

Abbiamo bisogno di un cambio di passo nel governo regionale: occorre capire bene capitolo per capitolo come si spendono i soldi pubblici; attivare collaborazioni con privati per mantenere e innalzare i livelli servizi. In sanità, infine, sono ancora molte le cose da fare: riforma delle Asl; centro unico degli acquisti, rispetto a cui sono stati persi tre anni; razionalizzazione della spesa farmaceutica ospedaliera. Oggi finisce la legislatura e abbiamo di fronte l’ennesimo Dap che descrive una situazione che non esiste. Un Dap che non indica certezze, in ordine ad esempio ai cofinanziamenti regionali sui fondi comunitari, sia rispetto all’ammontare che ai tempi. Voteremo contro e ci rallegriamo perché sia all’interno dell’Aula che all’esterno si levano molte voci critiche. L’auspicio è che nel futuro si attui un meccanismo serio di verifica sull’attuazione degli obiettivi programmatici, magari da affidare alla commissione di vigilanza e monitoraggio. Occorre una seria azione programmatica indirizzata allo sviluppo, per evitare che l’Umbria debba sparire aggregata ad altre perché ha dichiarato fallimento a causa di politiche sbagliate da parte di chi ha la responsabilità del governo regionale”.

OLIVIERO DOTTORINI (IDV): “INDICAZIONI CONDIVISIBILI CHE NON INGANNANO I CITTADINI CON IPOTESI FANTASIOSE – Tutti gli indici economici sono in flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, già pessimo per la nostra regione. Il quadro è dunque particolarmente preoccupante. Prendiamo atto che dall’inizio della crisi la situazione dell’Umbria è progressivamente peggiorata, come confermano i dati statistici elaborati anche dall’Aur. Anni di politiche regionali e Dap non sono serviti ad invertire la rotta. Il perdurare della crisi e della stagnazione è stato accentuato da una mancata risposta delle istituzioni regionali e locali. Inoltre il Governo nazionale ha tentato di risanare i conti pubblici con tagli molto forti ai danni delle Regioni, con diminuzioni delle risorse per la sanità e l’azzeramento della capacità di indebitamento. La prima cosa da fare sarebbe una vertenza seria col Governo nazionale, evidenziando l’assenza di una visione seria e innovativa, con l’assenza di politiche industriali, agricole e manifatturiere. Le parole d’ordine del Dap sono gli stessi degli stessi anni anche perché nel frattempo non si è avvertita la capacità di superare certe rendite di posizione del passato. Troviamo condivisibile il Dap per quanto riguarda i finanziamenti per l’economia green, la specializzazione in singoli settori, il sostegno a vere eccellenze. Il nostro sistema produttivo registra grandi difficoltà, essendo caratterizzato da parcellizzazione territoriale. Sembra molto difficile individuare poli produttivi autoctoni.

Quando si è cercato di creare poli produttivi ci si è scontrati con veri ‘muri di gomma’. In questo contesto la crisi strutturale ha attecchito in modo vigoroso. C’è da dire che almeno nelle intenzioni il DAP cerca di assecondare i settori economici veramente innovativi della nostra regione, come il turismo, la cultura, la biodiversità, il contrasto ai cambiamenti climatici, l’innovazione, però si tratta solo di enunciazioni. Fino ad oggi abbiamo visto solo il sostegno a modelli obsoleti, come cemento e monocolture. Anche da Bruxelles ci chiedono conto delle risorse dedicate al tabacco, considerato impattante e già ampiamente sovvenzionata. L’Europa ci chiede anche di sostenere il biologico e critica l’apertura di misure e sottomisure. Serve un altro modello di sviluppo economico, puntando gradualmente sulle potenzialità delle imprese libere e innovative.

Il Dap dimentica alcuni tempi di grande importanza e modernità, che poi sono stati ripresi nella risoluzione che andremo a votare: il banco della terra, che sostiene i giovani e i soggetti svantaggiati, che però si è scontrato con un forte ritardo e con un regolamento attuativo che non risponde allo spirito della legge; il bando per assegnare le ex case cantoniere agli enti locali e alle associazioni per sviluppare progetti turistici; il sostegno al commercio equo e l’impegno per il mantenimento per l’esenzione del bollo per auto e moto storiche; l’Agenda digitale e lo sviluppo legato a open data e opensource. Non trova invece spazio nella risoluzione la richiesta di partecipazione dei cittadini: manca l’avvio di un iter consiliare per le modifiche del Piano rifiuti, che vengono affidate ad una semplice delibera di Giunta. Oggi possiamo dire che se la Giunta ritiene sorpassata la necessità di sorpassare l’ipotesi di un ulteriore termovalorizzatore è anche per la nostra opposizione a quella ipotesi, che veniva condivisa anche dal Centrodestra. La produzione ci Css, se non effettuata in modo corretto, potrebbe mettere in crisi il sistema della raccolta differenziata. Apprezziamo, della proposta Stufara, la delimitazione chilometrica per il combustibile degli impianti a biomasse. Altri punti sono stati invece ripresi nella risoluzione della maggioranza, sulla legge 3 e sui canoni per acqua e cave”.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (PD): “DAP BASE PER RIPARTIRE IN QUADRO FAVOREVOLE. DARE FIDUCIA A SOCIETÀ UMBRA. IN QUESTI ANNI RIFORME, SEMPLIFICAZIONE, MIGLIOR UTILIZZO NORME. Dopo sette anni di crisi possiamo dire di essere stati all’altezza della situazione. Abbiamo messo in campo non solo forti riforme strutturali ma anche un processo di semplificazione e di modifica normativa che ci consegna una Regione che risponde meglio alle esigenze del territorio e del momento storico che viviamo. Ora siamo in grado di affrontare la ripresa che, anche se a macchia di leopardo, si inizia a vedere. L’Umbria partiva da due elementi strutturali: un’alta incidenza dell’apparato pubblico nella nostra economia e un forte flusso finanziario per la ricostruzione post sisma. Fattori che sono andati scemando e hanno evidenziato una debolezza del nostro apparato manifatturiero e di quello agricolo. Dopo un fase di forte cambiamento del nostro apparato produttivo e dei servizi oggi siamo in una fase favorevole: per prima volta si è ridotto il costo del lavoro in maniera consistente con la riduzione dell’Irap del 50 per cento; per effetto della Bce abbiamo una liquidità come non avevamo mai avuto prima; il dimezzamento del costo del petrolio e la svalutazione dell’euro rendono competitive le nostre merci e facilitano le esportazioni. Ecco, in una situazione del genere come Istituzione dovremmo dare fiducia alla società regionale e invitarla a fare tutti gli sforzi possibili, aiutando comparti che possono essere virtuosi. Nel nuovo quadro macroeconomico favorevole il Dap deve essere visto come una base di partenza e di stabilità per guardare avanti con progetti da perseguire”.

CATIUSCIA MARINI (PRESIDENTE GIUNTA REGIONALE): “UN DAP COMPATIBILE CON LA LEGGE DI STABILITÀ, NON È UN DOCUMENTO DA CAMPAGNA ELETTORALE MA DA GOVERNO DELLA REGIONE.– Ho ascoltato stamattina interventi propedeutici più alla campagna elettorale che non alla discussione del documento annuale di programmazione. Un documento che cade tra due legislature e tra due settennati di programmazione europea. Abbiamo la consapevolezza che saremo anche chiamati ad applicare questo Dap, che non è un documento da campagna elettorale ma da governo della Regione. L’Umbria ha attraversato una crisi profonda, inserita nella crisi del Paese. Attraverso gli strumenti del Dap e comunque a disposizione della Regione non si possono affrontare le criticità che l’Umbria si trova ad affrontare. Il Dap affida supera la concezione che si possa affidare al pubblico ogni azione di risposta alle difficoltà delle persone e alle esigenze di sviluppo delle imprese. In questi anni non abbiamo sottovalutato le difficoltà delle imprese e le esigenze di riforma della pubblica amministrazione.

Il tema, consigliere Nevi, non è solo l’abbassamento della tassazione. Abbiamo avviato un processo di riforme che puntiamo a completare con il Dap 2015. La nostra politica regionale produrrà i propri effetti interagendo con la politica europea e nazionale. Il Dap 2015 si fonda su 486 milioni di euro in meno a disposizione della regione: avremmo potuto fare come altre Regioni mettendo mano a tagli al welfare (limitandosi a mantenere alla quota dei propri bilanci) oppure utilizzare la leva fiscale regionale per reperire risorse. Con risparmi sulla spesa generale abbiamo potuto mantenere la leva delle politiche sociali e di welfare. Bisogna fare attenzione a leggere i dati sulla crisi: non vogliamo parlare solo alla imprese che ne hanno subito i contraccolpi ma anche a quelle piccole e medie imprese che in questi hanno fatto innovazione ed export. L’Umbria ce la farà se queste 350 imprese cresceranno e si consolideranno, espandendo gli effetti positivi.

Il consigliere Brutti fa una storiella antica delle politiche europee. La programmazione europea produce una moltiplicazione notevole su molti settori. Segna obiettivi e risorse certe, per le quali ci siamo presi impegni molto precisi. Sarebbe stato inutile accantonare risorse per altri politiche sottovalutando il cofinanziamento europeo. Vanno letti con più attenzione anche alcuni indicatori, come quelli sull’occupazione: la fine del 2014 e l’inizio del 2015 registra la crescita di occupazione occupati e insieme quella della disoccupazione. Questo significa che ci sono imprese che sono tornate ad assumere. E così è anche tornata la fiducia di poter trovare un lavoro e aumentano le iscrizioni ai centri per l’impiego. Non siamo fuori dal tunnel, ma questo non può avvenire senza il successo di alcune misure nazionali. Nel 2010 la campagna elettorale è stata fatta sulla termovalorizzazione così come quella del 2015 viene fatta sulla E 45.

Sui rifiuti abbiamo sostenuto gli enti locali e la produzione di rifiuti è scesa, non solo per effetto della crisi. La raccolta differenziata è andata dal 30 al 53 per cento di media regionale, con alcuni Comuni sopra il 60 per cento. Possiamo così ipotizzare il superamento dell’incenerimento e lo possiamo fare proprio perché il Piano rifiuti ha ottenuto dei risultati, evitando situazioni di emergenza. Potremo ora predisporre un nuovo Piano, più coerente anche con le direttive comunitarie in materia di discariche. Sulle infrastrutture: abbiamo dato risposte significative sulla Foligno-Civitanova, sulla Perugia-Ancona, sul Nodo di Perugia, sulla Pian d’Assino. La Regione ha messo tra le priorità il superamento dell’isolamento di Gubbio così come il completamento della Tre Valli.

Se la trasformazione della E45 sarà quella classica dell’autostrada, con caselli, svincoli e altro, la Regione tutelerà gli interessi dell’Umbria, sia come sostenibilità ambientale del progetto che come sostenibilità per gli umbri, visto che si tratta di una strada di collegamento. Tutto questo è scritto nel Piano trasporti, ma senza voler fare una battaglia fuori dai tempi. Bisognerà vedere se ci sarà un concorso di risorse pubbliche o di risorse private, che non si basano solo sul pedaggiamento. L’invarianza della tassazione per 15 anni non è un aspetto secondario per la capacità di spesa degli umbri. Su trasporto pubblico e sanità abbiamo affrontato con coraggio e determinazione le criticità, non tagliando un euro sui relativi fondi”.

RENATO LOCCHI (PD): “Rispondendo al consigliere Stufara dico che il Pd non minimizza il ruolo della programmazione, però dopo 40 anni di regionalismo c’è la necessità di indagare con maggiore attenzione gli effetti delle politiche messe in campo. Mi auguro che già in questa legislatura ci sia il tempo per approvare il Piano regionale dei trasporti, ma certamente aver salvato e rimesso in carreggiata Umbria Tpl non è meno importante del migliore dei piani. Per la prima volta ho visto un consigliere della maggioranza fare una relazione di minoranza. Con la scelta di non votare il Dap e il bilancio di una istituzione si sancisce formalmente l’uscita dalla maggioranza. Il Pd non vuole entrare nel merito del ruolo che ricopre in questa Aula e che ha continuato a svolgere anche negli ultimi due mesi, però diverso è il caso della Prima commissione: non ci può essere asimmetria tra il funzionamento della maggioranza in Consiglio e quella in Commissione.

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