Primi d'Italia

Concluso il progetto Wanted, 17 latitanti catturati a Perugia in un mese

Tra i catturati, quattro sono italiani, due di Foligno e due di Perugia

Spacciatori tunisini arrestati a Perugia, due pusher molto noti

Concluso il progetto Wanted, 17 latitanti catturati a Perugia in un mese. Si è svolta ieri mattina a Roma, presso una delle aule dell’Istituto Superiore di Polizia, la conferenza stampa di chiusura del progetto “WANTED”, un’operazione ideata dal Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, Prefetto Vittorio RIZZI e dal Direttore del Servizio Centrale Operativo Dott. Renato CORTESE (che ha illustrato i risultati nella conferenza), con la collaborazione di tutte le Squadra Mobili della Polizia di Stato, volta alla localizzazione, su tutto il territorio nazionale ed anche all’estero, dei “ricercati” di tutta Italia.

Si tratta di una serie di soggetti, inseriti in apposite liste suddivise territorialmente per competenza, colpiti da provvedimenti definitivi diretti all’espiazione di una condanna, per le quali risultano “catturandi”, ovvero da ordinanze di custodia cautelare alla cui esecuzione si sono volontariamente sottratti, rendendosi latitanti.

All’esito della fase di “pianificazione” del progetto, curata dal Servizio Centrale Operativo e disseminata a tutte le Squadre Mobili presenti sul territorio, questa Squadra Mobile si è immediatamente messa al lavoro per la successiva fase attuativa.

Va precisato che quest’Ufficio investigativo, da sempre, ma in maniere particolare già dai tempi del precedente progetto “GRIFO” di due anni fà, volto alla riqualificazione urbana del centro storico di Perugia attraverso una massiccia azione di contrasto al crimine diffuso, allo spaccio di droga al dettaglio ed all’immigrazione clandestina, svolge questo genere di attività.

La Prima Sezione “Criminalità Organizzata e Catturandi”, in particolare, diretta dal Vice Questore Aggiunto Piero CORONA, ha tra le sue competenze la ricerca continua dei soggetti colpiti da simili provvedimenti.

L’attuazione di “WANTED”, poi, è stata un’utile occasione per intensificare tale attività, concentrandola nell’ultimo mese: all’attuazione del progetto, ovviamente, hanno partecipato tutte le altre Sezioni della Squadra Mobile, ciascuna delle quali si è messa in azione, con estenuanti ricerche eseguite in interminabili turni di servizio sul territorio, volte alla localizzazione dei soggetti suddivisi per etnie e per tipologia dei reati contestati.

Il dato nazionale, come ha spiegato il Direttore dello SCO, Renato CORTESE, è stato della cattura, nell’ultimo mese, di ben 252 soggetti di varia etnia ed estrazione criminale.

La Squadra Mobile di Perugia che, come anticipato, ha svolto un lavoro estenuante ma di grande efficacia, è riuscita ad assicurare alla giustizia ben 17 soggetti inseriti nelle liste dei “ricercati”; il risultato conseguito dagli uomini del Dott. CHIACCHIERA ha consentito di considerare la Polizia di Perugia al 2° posto a livello nazionale, seconda alla sola Squadra Mobile di Roma.

Il risultato perugino è significativo di quanto sia attenta, analitica e capillare la costante attività di monitoraggio svolta dagli investigatori della Mobile in ordine al reperimento ed alla cattura dei soggetti sui quali pendono provvedimenti ormai definitivi, e dal personale degli altri uffici di Polizia Giudiziaria della provincia per quanto attiene alla loro esecuzione: va sottolineato, difatti, che l’operazione è stata coordinata, a livello provinciale, dalla Squadra Mobile, ma condotta anche dall’UPGSP, dai Commissariati di Pubblica Sicurezza nonché dalle altre articolazioni, secondo uno schema comune e condiviso.

Tra i catturati, quattro sono italiani, due di Foligno e due di Perugia: erano noti per i trascorsi nell’ambito della criminalità comune per reati connessi con gli stupefacenti, la prostituzione e contro il patrimonio.

Devono completare il loro conto con la giustizia per i periodi di detenzione residui. Due gli albanesi, tra cui la giovane donna albanese, che fu la “basista” nonché la “mente” dell’omicidio di Cenerente, nel quale, a seguito di una rapina finita male, vennero assassinati dentro la loro abitazione una signora anziana ed il figlio.

L’albanese, nella circostanza, scelse gli obiettivi da colpire e li indicò, con tutti i dettagli, ai 3 assassini, 2 dei quali sono poi stati condannati all’ergastolo ed uno a 20 anni di reclusione: le indagini furono condotte proprio da questa Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo di Roma.

I rimanenti, la maggioranza, sono tunisini pluripregiudicati, noti per la commissione di reati contro il patrimonio, all’immigrazione clandestina ed allo spaccio di sostanze stupefacenti: dovevano essere reclusi in carcere ma invece stazionavano in alloggi di fortuna o presso abitazioni di comodo per eludere le ricerche delle Forze di Polizia a Perugia e ritardare il loro ingresso al carcere di Capanne.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*