Conclusione ricostruzione terremoto Umbria 1997, Marini, 2-3 mesi per ddl VIDEO

L'annuncio durante la seduta dell'Assemblea legislativa

Conclusione ricostruzione terremoto Umbria 1997, Marini, 2-3 mesi per ddl

Conclusione ricostruzione terremoto Umbria 1997, Marini, 2-3 mesi per ddl PERUGIA – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato con 14 voti favorevoli (Pd, SeR e Ricci-Rp) e 6 astenuti (FI, M5S, Ln, De Vincenzi-Rp) il disegno di legge della Giunta relativo alle “Norme per la conclusione della ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 1997 e precedenti” che ha come finalità di portare a conclusione e ottimizzare le procedure per arrivare ad una “sostanziale chiusura” della ricostruzione, sia privata che pubblica (vedi scheda).

L’Aula ha approvato all’unanimità tre ORDINI DEL GIORNO a firma Brega (Pd) e Liberati (M5S), già approvati dalla Seconda commissione. Il primo prevede di riparametrare il contributo per i nuovi edifici legandolo al più recente preziario regionale e non a quello del 2001; il secondo impegna la Giunta ad intervenire presso il Governo nazionale per il riconoscimento degli stessi requisiti previsti per l’Aquila, contenuti nel decreto legge concernente gli eventi sismici del 2016. Il terzo impegna la Giunta ad attivarsi per rifondere coloro i quali dopo il sisma del 1997/98 hanno eseguito lavori di riparazione, miglioramento e adeguamento sismico e non hanno ricevuto contributi pubblici ne sgravi fiscali.

L’Aula ha anche approvato con i voti dei consiglieri Pd, SeR e di Ricci (Rp) alcuni EMENDAMENTI a firma Brega e Chiacchieroni (Pd). Tra questi uno sul funzionamento dei consorzi obbligatori relativo alla rendicontazione finale e a quella delle spese di gestione del consorzio; uno relativo al contributo per il funzionamento dei consorzi obbligatori; alla proroga dei termini per i Comuni colpiti dalla crisi sismica iniziata il 24 agosto 2016 rispetto al completamento di procedure normative; ai casi in cui l’impresa esecutrice di lavori si trovi in procedura fallimentare. L’Aula ha invece bocciato gli emendamenti presentati da Fiorini e Mancini (Ln).

Il primo con 5 voti favorevoli (M5S, Ricci-Rp, Ln), 2 astenuti (FI, De Vincenzi-Rp) e 12 contrari (Pd e SeR) riguardava la destinazione delle strutture abitative d’emergenza e obbligava iCcomuni a provvedere alla loro manutenzione e a destinarli a strutture di ricovero in caso di calamità naturali o per cittadini italiani per ragioni umanitarie. Il secondo emendamento è stato respinto con 5 voti favorevoli (M5S, De Vincenzi-Rp, Ln), 3 astenuti (FI, Ricci-Rp, Chiacchieroni-Pd) e 12 contrari (Pd e SeR) riguardava l’istituzione del fascicolo di fabbricato e la sua obbligatorietà per gli immobili di proprietà delle amministrazioni pubbliche. Da parte di diversi intervenuti (presidente Marini, Rometti-SeR) è stata rilevata l’inammissibilità della norma per incompetenza legislativa della Regione e per incoerenza rispetto al testo di legge in discussione. Liberati (M5S) si è invece espresso a favore dell’emendamento. Ribadita da Mancini (Ln) la necessità di avviare quanto prima una discussione nel merito del fascicolo di fabbricato considerato uno strumento decisivo per la sicurezza degli edifici e l’incolumità delle persone.

LE RELAZIONI. EROS BREGA (Relatore di maggioranza): “CON QUESTO ATTO SI MIRA AD UNA SOSTANZIALE CHIUSURA DEL PROCESSO DELLA RICOSTRUZIONE, SIA PRIVATA CHE PUBBLICA. L’obiettivo è chiudere questi processi entro il 2018, di fatto a venti anni dalla fine della crisi sismica che ha interessato l’Umbria e le Marche dal maggio ’97 al marzo ’98. Le norme riguardano i processi di ricostruzione relativi: agli eventi sismici della Valnerina nel 1979; Alto Tevere e territori limitrofi del 1982-84; crisi sismica cominciata nel maggio del 1997 (e conclusasi a marzo del 1998) che ha interessato vari territori dell’Umbria. Nell’aprile 2016 l’Assemblea legislativa sollecitò la Giunta regionale ad assumere tutte le iniziative necessarie per assicurare il completamento della ricostruzione ’97 e a produrre uno strumento legislativo utile alla ricognizione dell’intero processo ricostruttivo. Questo disegno di legge è dunque rivolto a regolamentare la risoluzione delle problematiche che impediscono una rapida conclusione della ricostruzione post sisma ‘97, quali quelle connesse al mancato inizio dei lavori o alla fine dei lavori oltre i termini, alla revoca dei contributi, alle azioni sostitutive da parte dei Comuni, alla conclusione dei controlli esercitati dalla Regione per interventi privati, all’attività di rendicontazione e di liquidazione dei contributi pubblici e privati da parte dei Comuni, all’assegnazione delle risorse finanziarie disponibili. Brega ha anche evidenziato che in Commissione sono state apportate alcune modifiche al testo dell’atto originario. Riguardano, in particolare: in tema di funzionamento dei consorzi obbligatori, la Commissione ha risposto positivamente all’invito contenuto nel parere del CAL di distinguere il termine ultimo per la rendicontazione finale e il termine ultimo per la rendicontazione delle spese di gestione del consorzio. Modifiche sono state apportate in merito al contributo per il funzionamento dei consorzi obbligatori; alla proroga dei termini per i Comuni colpiti dalla crisi sismica iniziata il 24 agosto 2016 rispetto al completamento di procedure normative; ai casi in cui l’impresa esecutrice di lavori si trovi in procedura fallimentare. Brega ha annunciato infine la presentazione di tre Ordini del giorno, votati all’unanimità in Commissione. Il primo prevede la riparametrazione del contributo in concessione per i nuovi edifici legato al più recente preziario regionale e non a quello 2001; il secondo impegna la Giunta regionale ad intervenire presso il Governo nazionale per il riconoscimento degli stessi requisiti previsti per l’Aquila, contenuti nel Decreto legge concernente gli ultimi eventi sismici del 2016.

ANDREA LIBERATI (M5S – Relatore di minoranza): “NEL TESTO CI SONO CRITICITÀ CHE NON SONO STATE AFFRONTATE E SUPERATE – Bisognava fare approfondimenti anche sulle osservazioni emerse dagli uffici legislativi di questa Assemblea. Serviva una riflessione più ampia anche alla luce degli ultimi eventi sismici. Sono passati 20 anni dal sisma del ’97-’98 e ad oggi ci sono ancora circa 10mila edifici da completare o dove non sono iniziati interventi. Ci sono molte istituzioni problematiche in fatto di sicurezza dei centri storici: edifici, seconde case, non rimessi a posto e che sono vicini ad altri immobili messi invece in sicurezza ed adeguati. Qui bisogna provvedere con i risparmi, circa 220 milioni di euro, derivanti dai 5miliardi previsti all’epoca per la ricostruzione. Va fatta un’attenta riflessione sul modello di ricostruzione alla luce degli ultimi eventi sismici. Con questo atto si interviene sulla ricostruzione di circa 40 anni fa, ma si lascia da parte quella più recente di Narni e Marsciano. Dopo il terremoto di fine agosto questo disegno di legge doveva avere una ponderazione diversa per non ripercorrere i vecchi percorsi. Venti anni dopo si doveva fare un ulteriore passo in avanti e spendere anche meno rispetto ai 590milioni per sistemare una parte dei 10mila edifici da completare. Rispetto al 50 per cento di contributo previsto per le seconde case è necessario riperimetrare il tutto ai costi del 2017 e non ad inizio del 2000. Bene quindi, in proposito, l’ordine del giorno previsto dalla Commissione. Vanno riviste le modalità dei controlli che non possono essere soltanto di tipo amministrativo ed a campione, vanno effettuati in situ, nei cantieri ed in modo completo. Il problema è che il decreto nazionale sul terremoto è scollegato rispetto a questo provvedimento. Non viene toccato il tema della microzonizzazione sismica. È un gravissimo errore andare a ricostruire su una faglia attiva. I Piani regolatori dei Comuni non assorbono le stesse indicazioni della Regione in questo contesto. Importante anche l’altro ordine del giorno proposto dalla Commissione e che riguarda chi ha effettuato lavori in anticipazione, perché stando al testo originario non otterrebbe il giusto ristoro. Abbiamo chiesto dopo 20 anni il numero di edifici danneggiati dall’attuale sisma, già interessati dal terremoto del ’97, ma non abbiamo avuto risposta. Bene ed importante la proposta della Commissione per chiedere di rifarsi, anche per l’Umbria, alla normativa prevista dal Governo per l’Aquila (aggravamenti dalla scossa del 24 agosto). Parlando in conclusione di quanto sta avvenendo in questi giorni in Valnerina, invito il sub commissario per la ricostruzione, la presidente della Giunta regionale, a riprendere in mano la situazione perché lì mancano macchinari, dispositivi, addirittura gli spazzaneve ed il sale per le strade. È necessario un cambio di marcia da parte di coloro che hanno in mano il potere per spingere verso le altre autorità a dare risposte concrete ai cittadini”.

GLI INTERVENTI. CLAUDIO RICCI (Ricci presidente): “RICOSTRUZIONE IMPRONTATA SU SEMPLIFICAZIONE, RISORSE ADEGUATE, INFRASTRUTTURE E RILANCIO TURISTICO – Negli ultimi anni ci sono stati eventi sismici anche nel Marscianese e nel Ternano, per i quali servirebbero 30milioni di euro circa. In Umbria sono stati investiti circa 5,5miliardi di euro dopo il sisma del 1997. Questo disegno di legge dovrebbe portare alla conclusione degli interventi non prioritari. Sarebbero serviti altri 900milioni mentre ne vengono riattivati circa 200. Va riconosciuta l’importanza dei lavoratori, precari, che hanno operato nelle fasi della ricostruzione, bene quindi che sia prevista la stabilizzazione degli ultimi 32 lavoratori del Comune di Nocera umbra. Opportuno attribuire ai Comuni le procedure di controllo sulla ricostruzione. Ogni terremoto ha proprie caratteristiche, sulla base delle quali avviare la ricostruzione, che dovrà essere: improntata alla semplificazione, ad unità minime di intervento di piccole dimensioni nei centri storici, dotata di risorse adeguate (almeno 20miliardi), affiancata dall’attenzione alle infrastrutture e al rilancio del turismo”.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (Pd): “SFORZO STRAORDINARIO PER INFRASTRUTTURE E VIABILITÀ – Va acquisita la consapevolezza di dover convivere con i terremoti in una regione che è sismica ma con alcune zone che lo sono in maniera particolare. Registriamo che c’è stata una buona ricostruzione, che ha portato a non avere vittime nelle recenti scosse. Questa legge chiude dei percorsi e delle partite ancora aperte. Ora ci proiettiamo nella ricostruzione del sisma 2016, anche se ci sono gli eventi di Narni, Marsciano e Perugia da affrontare. Le grandi priorità che ci attendono riguardano le iniziative tecniche e procedurali da utilizzare per affrontare la fase ricostruttiva nel quadro della convivenza col fenomeno sismico. Altro elemento importante è la viabilità, che richiede determinazione per favorire la ricostruzione. Il sistema economico di Norcia-Visso non può essere visto se non in forma unitaria e la strada che le collega è centrale nella ricostruzione così come la galleria di Forche Canapine e la strada di Castelluccio. Importante puntare a mantenere le comunità e le popolazioni in zone molto belle che devono continuare a vivere. Ci sono già i primi segnali di ripresa, con attività economiche che iniziano a riaprire nonostante i danni subiti. Norcia e la Valnerina devono sentire ogni giorno la nostra vicinanza”.

VALERIO MANCINI (Lega nord): “LA LEGGE CHIUDE UNA PARTE BUROCRATICA MA È IL MOMENTO DI CAMBIARE STRADA FACENDO DELL’UMBRIA UN LABORATORIO. La nostra Regione è terra altamente sismica. Dobbiamo reagire a questa situazione mettendo in campo tutte le energie e le esperienze fatte con le ricostruzioni del passato, che ci hanno consentito di non avere vittime nell’ultimo sisma. Serve uno scatto in avanti. Questa legge aiuta chi è in ritardo, e valorizza un patrimonio di conoscenza di tanti operatori che in questi anni hanno dato un grosso contributo, come i precari di Nocera Umbra che hanno bisogno di essere stabilizzati. Però noi possiamo essere efficienti se saremo capaci di trattenere le persone nei territori colpiti dal sisma, con un ritorno economico ma anche sociale per chi resta. E la viabilità è centrale, come abbiamo ricordato nell’audizione presso l’ottava Commissione della Camera dei Deputati. L’Europa deve aiutarci in questo momento per rimettere in rete tra loro le regioni colpite dal sisma. Troviamo miliardi non solo per salvare le banche, ma anche per le regioni terremotate. Servono grandi interventi. È importante tenere le scuole e gli uffici postali in queste zone. Servono deroghe a numeri. È il momento di andare avanti, di sperimentare per allevamenti e abitazioni. I centri storici vanno rispettati ma per la ricostruzione fuori dai centri servono tecnologie efficaci perché quella è zona fortemente sismica come tutta l’Umbria. Possiamo essere anche un laboratorio mondiale”.

CATIUSCIA MARINI (presidente Giunta regionale): “Il riferimento di questo disegno di legge riguarda tre eventi sismici, quello del ’79, con un quadro finanziario ed anche della ricostruzione che vedeva una centralità delle norme statali e dell’amministrazione dello Stato e soggetti attuatori nelle Regioni e nei Comuni; il terremoto dell’84, più limitato per area di interesse e per popolazione coinvolta e quello del ’97, che possiamo considerare, dal punto di vista normativo e della modalità di attuazione, un sisma ricompreso nel quadro normativo e costituzionale moderno, soprattutto perché fa riferimento agli Enti regionali e alle Amministrazioni comunali nei poteri e nelle funzioni, ed anche del Titolo V con una forte centralità quindi del processo attuativo dell’emergenza e della ricostruzione che vede un protagonismo diretto della Regione e dei Comuni, ma anche dei cittadini. Con questo disegno di legge ci siamo posti l’obiettivo dell’aggiornamento delle norme regionali che ci permettono di dare un punto finale a queste ricostruzioni, nell’ambito dei poteri e delle funzioni in capo alla Regione e riconducendo a norme primarie risposte a problematiche che le Amministrazioni comunali o anche imprese e cittadini ci hanno posto. Vogliamo anche concludere ed accelerare le procedure di spesa. Quando si fa riferimento ai circa 215milioni di euro per la conclusione dei lavori, rappresentano una percentuale minima sui 5miliardi e 300milioni circa di risorse pubbliche di varia natura che sono intervenute sulla ricostruzione del ’97. Parliamo di una cifra minima, ma questo non vuole dire che siano tutte risorse libere da assegnare e destinare. Molte sono già assegnate a beneficiari sia per opere pubbliche che per la ricostruzione privata. Vogliamo dare conclusione al percorso di ricostruzione del ’97 utilizzando tutte le economie residue da riassegnare alle graduatorie non soddisfatte. Il quadro normativo costruito mira ad aiutare a concludere anche dove si sono presentati problemi di carattere giuridico amministrativo.

Quelle che costituiranno economie oggettive (circa 20-25 percento dei 215milioni di euro) viene assegnato anche per quelle priorità che non sono state soddisfatte. Non è vero che la ricostruzione post sisma ’97 non consentiva di intervenire sulle seconde case, ma aveva tra i suoi criteri di ammissibilità quelli della priorità. Quindi non si accedeva in maniera paritetica, come prevede invece il quadro normativo del 2016 che guiderà la ricostruzione del terremoto attuale, ma dava un’ordine di priorità. Questo Disegno di legge è stato elaborato tra giugno e luglio 2016 e costituisce il quadro giuridico normativo di riferimento e che dà una tempistica certa per l’inizio e la conclusione dei lavori, per la rendicontazione, chiarisce i poteri sostitutivi dei Comuni, chiarisce il quadro delle coperture finanziarie quando i Comuni agiscono nei poteri sostitutivi, per i controlli che sono stati espletati sul 98,8 per cento di tutti gli estratti per le verifiche. Sugli interventi, dove non si sono completate le procedure di controllo, mettendo in capo anche alle Amministrazioni comunali i poteri per completare gli stessi. Parliamo comunque di controlli su cantieri che hanno le certificazioni di professionisti abilitati. Con questo disegno di legge affrontiamo inoltre la parte conclusiva dei Pir, che è stato un tema delicato ed importante e l’aggiornamento normativo lo facciamo perché è stata una modalità innovativa che dovremmo seguire ancora anche per la ricostruzione del 2016. dovremmo fare tesoro anche di alcune difficoltà che hanno avuto, inevitabile quando si parla di ricostruzione integrata nei centri storici e sulle parti connesse ad essi.

La strada dei Pir, del programma integrato di ricostruzione va perseguita. È stata una modalità di trasparenza per la gestione dei fondi, con la costituzione dei consorzi obbligatori responsabilizzando i privati nel processo di ricostruzione. I limiti riguardano i tempi di accordo tra privati che intervengono alla ricostruzione, gli interessi diversi all’interno del Pir. È chiaro che le esperienze avute ci indicano anche una rotta di ciò che non dovremo ripetere nella ricostruzione del 2016. Faremo queste valutazioni con le strutture tecniche regionali in vista del disegno di legge che presenteremo all’Assemblea legislativa entro tre mesi, quello edilizio-urbanistico che dovrà sovraintentendere alla ricostruzione 2016 per la parte più complessa della ricostruzione. In merito al sisma del ’97, di quanto deciso per il centro storico di Nocera Umbra abbiamo fatto tesoro. La scelta non positiva che fece la Regione con il Comune e con il Commissario e la Protezione civile di farne completamente ‘zona rossa’ permanente fino al termine del percorso della ricostruzione ha causato la difficoltà per Nocera dove si è determinato un processo di spopolamento e che faticosamente sta ripartendo. La scelta fatta su Norcia, in emergenza sismica e con tutte le problematiche conseguenti, assumersi la responsabilità di gestire porzioni di centro storico che vengono riaperte con operazioni di messa in sicurezza degli edifici e rifunzionalizzate pur prima di avviare il percorso della ricostruzione, rappresenta una scelta complessa, ma strategica per lo sviluppo. La Giunta, insieme all’Assemblea legislativa si prende l’impegno, unitamente ai parlamentari e non solo quelli umbri, quindi con il parlamento e con il Governo di costruire un quadro normativo e finanziario per i terremoti di Narni (2000) e Marsciano (2009) per i quali si sta ancora gestendo la fase attuativa della ricostruzione dove il quadro delle risorse finanziarie date non consente di completare gli interventi necessari, costruiremo un quadro normativo finanziario nazionale su cui appoggiare nuove norme regionali che permettano la conclusione degli interventi di ricostruzione”.

SCHEDA. “NORME PER LA CONCLUSIONE DELLA RICOSTRUZIONE DELLE AREE COLPITE DAL SISMA DEL 1997 E PRECEDENTI”. Stabilisce la DECADENZA DEI PROGETTI DI INTERVENTO NON PRESENTATI NEI TERMINI STABILITI. La decadenza non riguarderà gli edifici ricompresi nell’ambito dei programmi integrati di recupero (Pir), qualora risultino applicabili le disposizioni che regolano l’attivazione da parte dei Comuni degli interventi sostitutivi. I Comuni dovranno effettuare una ricognizione di tutti gli interventi per i quali opera la decadenza comunicando gli esiti alla Regione. Previste disposizioni che pongono termini per la produzione della documentazione integrativa ai progetti presentati richiesta dai Comuni agli interessati e termini – per il Comune – per il rilascio della relativa concessione contributiva. Vengono posti i termini per inizio e ultimazione dei lavori; termini per la produzione ai Comuni della documentazione di rendicontazione finale e del DURC (pena di decadenza dal contributo). Per la definizione dei procedimenti concessori in essere, la legge riconosce ai Comuni la POSSIBILITÀ DI EROGARE IL SALDO DEL CONTRIBUTO, previa rideterminazione dello stesso sulla base dell’importo della spesa documentata ammissibile a contributo. Nel caso di Umi (Unità minime di intervento) costituite da più edifici, i Comuni avranno la possibilità di procedere all’erogazione del saldo del contributo per i soli edifici per i quali risultino regolarmente ultimati i lavori, previa variante al Pir di disaggregazione della Umi e rilascio di distinte concessioni contributive. Per gli interventi per i quali non è previsto il rientro di residenti nelle abitazioni principali è consentito procedere all’ultimazione parziale dei lavori, a condizione che siano eseguiti gli interventi strutturali, compreso il ripristino degli elementi architettonici esterni e delle finiture esterne, con conseguente riduzione del contributo.

La legge SEMPLIFICA LE PROCEDURE afferenti l’approvazione delle varianti ai Pir; prevede norme relative ai controlli sugli interventi dei privati. Per il contributo per il funzionamento dei consorzi obbligatori viene distinto il termine ultimo per la rendicontazione finale e il termine ultimo per la rendicontazione delle spese di gestione del consorzio. In considerazione che la crisi finanziaria e la congiuntura economica (a partire dal 2007) hanno inciso pesantemente sui tempi di realizzazione di PROGETTI DI SVILUPPO che contemplavano accanto ad opere di ripristino dei fabbricati danneggiati dall’evento sismico del 1997, anche l’avvio di attività produttive e di servizi innovativi di rilevante interesse, ferme restando le garanzie fideiussorie a favore della Regione, vengono prorogati ulteriormente i termini per l’avvio di dette attività ed evitare così la decadenza dal contributo.

Viene DISCIPLINATO L’UTILIZZO DI QUELLE RISORSE, destinate dal programma finanziario per il recupero degli edifici privati danneggiati dalla crisi sismica del 1997, DIVENUTE DISPONIBILI IN CONSEGUENZA DEL VERIFICARSI DELLE CAUSE DI DECADENZA DAL CONTRIBUTO OVVERO PER IL MANCATO RILASCIO DELLE CONCESSIONI CONTRIBUTIVE da parte dei Comuni, stabilendo, in particolare, che tali risorse possano essere destinate dalla Regione al finanziamento di interventi collocati in altri settori della ricostruzione o in fasce prioritarie non ancora finanziate. In merito alla RICOSTRUZIONE PUBBLICA sono stati finanziati anche numerosi interventi pubblici, articolati nelle varie tipologie previste dalla normativa, di cui il 92% risulta con lavori ultimati e solo l’8% con lavori in corso o non ancora iniziati. Per 66 deve ancora essere approvato il progetto e rilasciata la concessione contributiva.

Vengono previste SCADENZE PERENTORIE PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI, per l’affidamento dei lavori e per la loro conclusione, allo scopo di accelerare l’avvio e la chiusura dei cantieri. In Commissione è stato deciso di introdurre una disposizione che consenta ai Comuni interessati dalla crisi sismica iniziata il 24 agosto di questo anno di chiedere una ulteriore proroga per un massimo comunque di 120 giorni per poter adempiere alle scadenze perentorie poste dalla norma. Relativamente agli EVENTI SISMICI DEL 1979 E DEL 1982-84 la legge introduce termini in capo ai Comuni per l’erogazione a favore degli aventi diritto dei contributi (saldo finale) del sisma 1982-1984 nonché per effettuare adempimenti che già erano stati posti in carico ai Comuni .

Viene prevista l’ISTITUZIONE DI UN FONDO DI GARANZIA per la mancata restituzione da parte dei soggetti privati ai Comuni delle somme anticipate. Prevista anche l’istituzione di un ulteriore fondo per la concessione di un’anticipazione regionale al soggetto attuatore per il completamento di un’opera pubblica rimasta incompiuta a seguito di risoluzione anticipata del contratto di appalto. Nell’ipotesi che l’impresa esecutrice di lavori si trovi in procedura fallimentare (è stato proposto in Commissione), viene rinviata la questione alla disciplina del D.U.R.C. e sempre in Commissione si è deciso di inserire una norma di favore per i Comuni interessati dalla crisi sismica iniziata il 24 agosto 2016, con la quale è stata prevista la possibilità di prorogare di ulteriori 120 giorni tutti quei termini inseriti nel DDL che pongono adempimenti in capo ai Comuni.

Nelle more dell’eventuale concessione di finanziamenti da parte dello Stato per il completamento della ricostruzione, viene DISCIPLINATA L’ENTITÀ DEL CONTRIBUTO MASSIMO EROGABILE ED EVENTUALI PRIORITÀ DI INTERVENTO PER LE RESIDENZE SECONDARIE (seconde case). Verrà dunque concesso un contributo nella misura massima del 50 per cento del costo ammissibile dell’intervento. Per il recupero di U.M.I./edifici in fascia N all’interno dei PIR, è previsto, invece, un finanziamento massimo pari al 60 per cento del contributo ammissibile a condizione che sia almeno eseguito il consolidamento strutturale dell’edificio (unità strutturale) e il ripristino delle finiture esterne. La legge limita l’ambito degli INTERVENTI SOSTITUTIVI DA PARTE DEI COMUNI: sarà possibile per i soli interventi da realizzare su edifici ubicati all’interno dei programmi integrati di recupero. La sostituzione potrà avere luogo solo se il Comune accerti la sussistenza di un interesse pubblico alla realizzazione dell’intervento o se il proprietario di almeno un’unità immobiliare manifesta il proprio interesse alla ricostruzione, attraverso una dichiarazione da inoltrare al Comune entro un termine stabilito.

Per quanto attiene al PERSONALE A TEMPO DETERMINATO ASSUNTO DAI COMUNI PER LA RICOSTRUZIONE), la legge apporta alcune modifiche alla legge regionale n. 2 del 2003, finalizzate alla stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato per la ricostruzione post sisma 1997. La Regione, la Provincia di Perugia e i Comuni coinvolti nella ricostruzione hanno, infatti, effettuato circa 600 assunzioni di personale tecnico e amministrativo a tempo determinato. Attualmente sono ancora presenti 32 dipendenti i cui rapporti di lavoro a tempo determinato sono stati interrotti dal marzo 2016: Comuni di Monte S. Maria Tiberina (1), Nocera Umbra (26), Vallo di Nera (1) e Valtopina (4). Dei 32 precari, 30 sono risultati idonei ai concorsi riservati indetti dai Comuni per la trasformazione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato, ma non sono stati stabilizzati perché i piccoli comuni non hanno posti in organico né risorse finanziarie per procedere alla loro stabilizzazione. Per porre fine allo stato di precarietà del suddetto personale, la legge introduce disposizioni finalizzate all’applicazione dello strumento dell’accordo di programma tra gli enti al processo di stabilizzazione di tale personale. Gli Enti vengono dunque autorizzati, al fine della stipulazione degli accordi di programma, ad utilizzare fino al 31 dicembre 2018 le graduatorie dei concorsi riservati indetti dai comuni (si consente l’applicazione dell’accordo di programma al personale assunto con contratto a tempo determinato in data antecedente al 31 dicembre 2005 (attualmente il termine è il 30 giugno 2002), anche nel caso in cui sia stato interrotto il rapporto di lavoro a tempo determinato con l’ente. Tra i soggetti che possono stipulare gli accordi di programma vengono inserite le aziende sanitarie regionali; previsti incentivi regionali alla stipulazione degli accordi di programma.

In merito ai PREFABBRICATI REALIZZATI A SEGUITO DEL SISMA, la legge stabilisce che le strutture prefabbricate sono destinate al ricovero della popolazione in caso di calamità naturali o per esigenze umanitarie e che i Comuni, fatta salva la disponibilità in caso di calamità naturali, possono disporre utilizzi provvisori di tali strutture per lo sviluppo turistico e socio-economico delle aree interessate, mentre solo in casi eccezionali e previo assenso della Regione possono destinarle alla vendita, attraverso la costituzione di un diritto di superficie e l’alienazione della proprietà dei soli prefabbricati. La legge stabilisce, infine, che l’alienazione delle strutture prefabbricate deve interessare l’intera area o comparto urbanizzato, evitando di avere situazioni miste con la presenza sia pubblica che privata, e deve essere preceduta dalla legittimazione degli interventi attraverso l’approvazione di una variante urbanistica da parte del Comune.

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