Caso Umbria Mobilità, Corte dei Conti, sessanta delibere sotto accusa

17 sarebbero i milioni di contributo straordinario finanziati dalla Regione nel 2013

Caso Umbria Mobilità, Corte dei Conti, sessanta delibere sotto accusa

Caso Umbria Mobilità, Corte dei Conti, sessanta delibere sotto accusa

PERUGIA – Prestiti, aumenti di capitale e rapporti con Roma Tpl. Sarebbero queste le contestazioni che la Corte dei Conti solleva nei confronti dei 45, tra amministratori e funzionari pubblici, che sono stati invitati a chiarire sei anni di gestione di Umbria mobilità.  45 milioni di euro di danno erariale per una gestione che, il Messaggero Umbria, definisce “disastrosa”. La sostanza è che, a fronte di quanto riceveva, la società partecipata non avrebbe migliorato affatto il servizio. Quindi, su questo, la Corte contabile vuole chiarezza. La reazione da Palazzo Donini, sede della Giunta regionale, non si è fatta attendere e si precisa che sono stati salvaguardati posti di lavoro. Il procuratore generale chiede conto di tutto alle persone indagate, tra queste anche la presidente, Catiuscia Marini. Non c’è, nell’elenco, l’assessore Luca Barberini, che il giorno delle delibere era assente.

Tutte le persone, insomma, coinvolte nelle delibere con cui sono stati dati i contributi alla partecipata, per un totale – come spiega il giornale romano – di 44.710.906,99 euro che sono da considerarsi danno erariale per Giuseppone. Che in 40 pagine di inviti a dedurre mette in fila «numerosi episodi di mala gestione che avrebbero determinato sprechi di risorse pubbliche con conseguente danno nei confronti dei soci pubblici della società in questione».

17 sarebbero i milioni di contributo straordinario finanziati dalla Regione nel 2013 e questi servivano per pagare gli stipendi. Poi l’aumento di capitale sociali e qui sarebbero altri 5 milioni, sempre dalla Reigione, cui si aggiungerebbe quello da 3 milioni e 600 mila erogato dalla Provincia.

A tutti questo, riporta il Messaggero a firma di Claudio Bianciardi, si aggiungerebbere i quasi 5 milioni l’anno – a partire dal 2103 – per la manutenzione della infrastruttura ferroviaria. Queste erogazioni sarebbero scattate dopo che il servizio di trasporto pubblico locale fu ceduto a Busitalia Sita Nord. Soldi che sarebbero stati stanziati, recita il virgolettato de Il Messaggero dell’8 di luglio 2017, «per sopperire alle gravi carenze gestionali, senza alcuna utile prospettiva futura e solo per fornire liquidità aggiuntiva alla società per permetterne la sopravvivenza».

«Emergono numerosi casi di disservizi, ritardi, cancellazioni di convogli che depongono per una gestione del servizio e delle infrastrutture lontano da quegli standard di efficienza che avrebbero potuto giustificare tutte le erogazioni di denaro pubblico di cui sopra». Lo scrive Giuseppone. Gli avvocati delle persone finite sotto indagine sono già al lavoro per evitare di arrivare al processo davanti alla Corte dei conti.

La notizia di questo terremoto giudiziario, chiaramente, adesso accende anche il dibattito politico. Con il consigliere regionale Claudio Ricci che oggi presenterà una mozione urgente per chiedere alla giunta di spiegare il carico dei rilievi e, tra le altre cose, «di valutare, ai fini della tutela dell’Ente Regionale, atti di “autotutela decisoria” per annullare “prudentemente” tutte le delibere “contestate” e ancora finanziariamente efficaci verso Umbria TPL e Mobilità SpA».

Tutti i nomi degli indagati
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