Case Perugia, situazione insostenibile, Vinti, “Abbassare Tasi”

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“Le abitazioni continuano ad essere vessate dalle tasse. A Perugia è cambiata l’amministrazione ma, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, non è diminuito il peso della tassazione su un bene ed un diritto primario come la casa”.

È quanto sostiene l’assessore regionale alle politiche per la casa, Stefano Vinti, commentando la notizia che nel capoluogo umbro per il 2014 l’aliquota “Tasi”, la nuova tassa sui servizi indivisibili, peserà nella misura massima sui proprietari per il 3,3 per mille, l’Imu si conferma al 6 per mille per la prima casa e al 10,6 per le seconde abitazioni e non sono previste maggiori detrazioni fiscali sugli immobili.

“Il prelievo fiscale sulle abitazioni è diventato intollerabile e insostenibile per le famiglie, con effetti negativi soprattutto per i proprietari di abitazioni più modeste.

Una situazione asfittica – prosegue Vinti – che si ripercuote a vasto raggio anche sui settori collegati, dall’edilizia al mercato immobiliare, a quello produttivo e commerciale, concorrendo all’acuirsi della crisi economica che mina il Paese e la nostra regione”.

Da qui l’appello dell’assessore affinché “i Comuni umbri che ancora debbono deliberare l’aliquota della Tasi provvedano a definirla al livello più basso”.

Dati alla mano l’assessore cita una simulazione dell’Ufficio studi della “Cgia” di Mestre sul gettito 2014 previsto in Umbria dall’applicazione dell’aliquota base della “Tasi” all’uno per mille. Secondo lo studio la stima è di 52 milioni di euro, di cui 33 milioni derivanti dalle abitazioni a uso residenziale, incluse seconde case e abitazioni affittate, 15 milioni dagli immobili destinati ad attività economiche e 4 dai restanti fabbricati.

“Una cifra – sostiene Vinti – che potrebbe essere superiore poiché i Comuni, e la maggior parte di quelli umbri ancora non si sono espressi, possono deliberare l’aumento dell’aliquota da applicare. L’aggravio della Tasi sulla prima casa, rispetto al 2013, viene così stimato fra il 13 ed il 60 per cento, a seconda che i Comuni optino per l’aliquota base dell’uno per mille o per quella massima del 2,5 per mille”.

Sempre dalla stessa analisi della “Cgia” di Mestre emerge che negli ultimi anni la tassa sulla casa è aumentata di quasi il doppio, mentre il valore delle abitazioni è sceso in media del 15 per cento.

Le imposte sul valore dell’abitazione sono cresciute del 140 per cento, dall’1,5 per mille al 3,6 per mille, per le case di tipo civile (categoria A2) e del 121 per cento, dall’1,5 per mille al 3,3 per mille, per le case classificate di tipo economico (categoria catastale A3).

“Occorre cambiare verso – afferma Vinti. Il diritto alla casa non può essere compresso a causa di un prelievo fiscale insostenibile utilizzato solo per far cassa.

Così si annullano anche misure, come il bonus di 80 euro, a sostegno del reddito delle fasce più deboli e si mina l’efficacia del ‘decreto casa’ emanato dal Governo, che comunque non è sufficiente per fronteggiare le esigenze abitative delle famiglie.

Per la ripresa economica – conclude Vinti – vanno create le condizioni per nuovi posti di lavoro e investimenti, ma di pari passo va ridotto anche questo insopportabile carico fiscale per i cittadini”.

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