Carlo Pagnotta, sulla vicenda del Jazz Club Perugia, attacca Teresa Severini VIDEO

Carlo Pagnotta: «La smettessero di dire che non ci soldi, mi sono stancato di pietire questi quattro spiccioli»

Carlo Pagnotta, sulla vicenda del Jazz Club Perugia, attacca Teresa Severini PERUGIA – Il Jazz Club Perugia non si farà più, almeno per la stagione 2016-2017. Il suo direttore artistico Carlo Pagnotta le ha cantate di santa ragione al comune di Perugia, all’assessorato alla cultura e anche al sindaco. Parole di fuoco quelle di Pagnotta, stanco di essere preso in giro da un comune che paga in ritardo. «Un comune – ha detto Pagnotta – che promette e non mantiene». Mercoledì pomeriggio all’Hotel Brufani, in una conferenza stampa Carlo Pagnotta ha spiegato ai giornalisti presenti i motivi dell’annullamento della stagione invernale del Jazz (Jazz Club Perugia, no Umbria Jazz Winter ndr).

Pagnotta ha detto da subito: «Umbria jazz è una cosa, Jazz club Perugia e le Berklee Clinics (la scuola di musica tenuta ogni anno all’interno di Umbria Jazz) un’altra. La prima è gestita dalla Fondazione Umbria jazz e il marchio è della Regione; le altre due sono mie».

Ma andiamo con ordine. Il tutto è causato dai contributi che l’assessorato alla cultura del comune di Perugia versa in ritardo all’Associazione Jazz Club Perugia e il suo direttore artistico non né può più di fare continue brutte figure, soprattutto quando i soldi ci sono e/o vengono utilizzati, come lo stesso ha definito per le «bucciottate».

Il Jazz Club Perugia, che ha una storia molto antecedente a Umbria Jazz, prima si chiamava Hot Club Perugia è nato intorno agli anni 50. L’evento dopo una pausa è risorto 10 anni fa proponendo concerti Jazz, prima al Giò Hotel, poi al Pavone e poi ancora al Brufani. Erano i tempi del sindaco Boccali, dell’assessore Cernicchi e le cose andavano diversamente (e anche meglio ndr).


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Da quando è arrivata la giunta Romizi e la signora assessora al 1416 e delle mostre, le cose sono cambiate – ha tuonato Pagnotta -. I soldi destinati dal comune al Jazz Club Perugia, 23 mila euro, arrivano in ritardo e io sono stato costretto a utilizzare quelli di Umbria Jazz Clinics. Il problema è della tesoreria e non dell’assessore alla cultura (Severini ndr), ma quando c’era Cernicchi era lui stesso che si muoveva, andava alla tesoreria e mi faceva avere i soldi per la stagione del Jazz Club».

«Quando si è insediata la Severini – rivela Pagnotta – io sono subito andato a dirle che i pagamenti devono per forza arrivare entro i primi di settembre, anche perché altrimenti non posso andare alla Fondazione Cassa di risparmio per avere i 60 mila, pagati a consuntivo».

Pagnotta all’assessore lo ha detto e ribadito: «Se voi siete in crisi io cancello la stazione del Jazz perché non posso fare brutte figure. Io ero stato chiaro. Gli artisti devono essere pagati prima che salgono sul palco, e il contributo deve arriva puntuale». Questo ritardo «mi ha spinto a usare i soldi delle Berklee per poi restituirli quando sarebbero arrivati quelli del comune».

Le sberle di Pagnotta scritte in un articolo nei giorni scorsi hanno fatto arrabbiare anche il sindaco Romizi che avrebbe tirato la mano indietro dichiarando: «Non più soldi per il Jazz, ma alle scuole che ne hanno più bisogno». Il direttore Pagnotta gli ha risposto per le rime: «Il sindaco oltre ad essere arrabbiato e anche in confusione, e io – continua imperterrito Pagnotta e senza peli sulla lingua – dico caro Romizi le scuole vengono prima di Umbria Jazz, Jazz Club e le Clinics però i soldi del 1416 li potevi già dare dall’anno scorso».

Parole pesantissime che dimostrano quanto Pagnotta sia davvero stanco di essere preso in giro, stanco di fare brutte figure con gli artisti, con l’organizzazione e con le Clinics. «Mi sono stancato di pietire questi quattro spiccioli – ha ribadito ancora – però poi quando si parla di 190 mila euro dati a Perugia 1416, se tutti questi soldi sono pronti per le pagliacciate allora mi arrabbio, io mi sono stufato. La smettessero di dire che non ci soldi. I soldi – ha concluso il patron del Jazz -, quando vogliono loro li trovano, qui c’è una stagione Jazz da oltre 60 anni e vogliamo essere rispettati».

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