Migranti, bimbo dona il midollo al fratellino malato a Perugia

Gesto d’amore del piccolo profugo, compie un anno il Progetto di accoglienza della Chiesa perugina

Migranti, bimbo dona il midollo al fratellino malato a Perugia

Migranti, bimbo dona il midollo al fratellino malato a Perugia. Ha donato il proprio midollo osseo al fratellino gravemente malato uno dei piccoli profughi accolti, insieme ad altre decine di persone, dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve nell’ambito del “Progetto per l’accoglienza di migranti richiedenti asilo” della Chiesa, che domani, primo ottobre, celebra il suo primo anno di attività. Un anno fa, il 1° ottobre 2015, giunsero a Perugia 23 giovani pakistani affidati alle cure della Caritas diocesana. Sono stati i primi profughi accolti dalla Chiesa perugino-pievese a seguito dell’ultimo esodo di migliaia di persone disperate in fuga dai loro Paesi a causa di guerre, violenze, persecuzioni e fame. Su indicazione del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, particolarmente attento al fenomeno delle immigrazioni, è stato avviato il “Progetto per l’accoglienza di migranti richiedenti asilo”, la cui attuazione-gestione è stata affidata ad operatori della Caritas diocesana. A coordinare il lavoro quotidiano di accoglienza è l’assistente sociale Stella Cerasa.

Accoglienza di giovani e famiglie con minori in gravi difficoltà.
«Nell’ultimo quinquennio la Chiesa perugina – ricorda Stella Cerasa – aveva già accolto profughi in strutture gestite dalla Caritas. Nei primi dodici mesi di questo progetto i migranti-profughi ospitati sono stati un centinaio, prevalentemente giovani. Attualmente gli accolti sono ottanta provenienti dalla Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Nigeria, Pakistan e Senegal. Negli ultimi due mesi stiamo ospitando anche tre famiglie con minori giunte dal Camerun, Siria e Kurdistan iracheno. Le prime due hanno trovato ospitalità in strutture private (due appartamenti messi a disposizione da perugini) denominate “Casa Betania” e “Casa Santa Chiara”. Mentre la famiglia curda è stata ospitata ad agosto al “Centro internazionale di accoglienza-Ostello”, di proprietà della Diocesi, e dalla metà settembre in un appartamento messo a disposizione dalle Clarisse del Monastero di Sant’Agnese». Particolare attenzione è rivolta ai minori di queste famiglie, sottolinea l’assistente sociale, «soprattutto per i loro problemi di salute. Quattro di loro sono affetti da una grave malattia ed uno è stato sottoposto a trapianto di midollo con un fratellino come donatore. In prossimità dell’avvio dell’anno scolastico c’erano problemi d’iscrizione per due bambini, superati con la collaborazione della Questura di Perugia che ha rilasciato in tempi brevi i relativi permessi di soggiorno. L’accoglienza di questi minori è stata voluta fortemente dal cardinale Bassetti, affinché potessero frequentare la scuola come i loro coetanei italiani».

Offerte ai profughi attività volte ad una loro maggiore integrazione.
L’ospitalità dei profughi non si limita all’accoglienza in dignitose strutture quali sono le tre Case Caritas in cui dimorano (“L’Oasi di Engaddi” in San Giovanni del Prugneto, “La Locanda del Don” in Pieve Petroia” e “Il Pozzo di Giacobbe” in Cenerente), ma nell’offrire loro assistenza in diversi ambiti previsti dal progetto. A parlarne è sempre la responsabile Caritas Stella Cerasa: «In tutte le strutture vengono tenute lezioni di italiano ed incontri informativi sull’iter dei documenti, su nozioni riguardanti la ricerca del lavoro e conoscenza dei servizi pubblici a cui poter accedere. Il lavoro più impegnativo – sostiene l’assistente sociale – continua ad essere l’accompagnamento sanitario. Per molti accolti sono terminati i sei mesi di esenzione APU, pertanto gran parte delle risorse economiche del progetto vengono impegnate per spese sanitarie. Rimanendo nel contesto del problema sanitario, va evidenziato che ci sono tempi troppo lunghi in cui gli accolti sono con l’assistenza sanitaria non garantita. Dal loro arrivo fino al rilascio del permesso di soggiorno o in attesa del rinnovo, passano anche due mesi in cui è impossibile fare esami sanitari o accedere non in emergenza alla struttura ospedaliera».
Soprattutto, commenta Stella Cerasa, «crea imbarazzo parlare di integrazione, quando queste persone devono avere nozioni e strumenti per integrarsi, ma nessuno di loro ha avuto una risposta positiva alla richiesta di asilo dalla Commissione prefettizia dopo averli ascoltati. Anche con queste difficoltà continuano le diverse attività aggregative grazie agli spazi adiacenti alle loro casa. Dopo il dono di dieci biciclette ad opera del cardinale Bassetti, per permettere agli ospiti una maggior autonomia di movimento, parrocchie e privati ci contattano per donare biciclette rigorosamente usate ma in ottimo stato. Anche la vita nelle strutture di accoglienza rispetta molto le abitudini e i tempi degli ospiti, ad iniziare dalla cucina e dalla preghiera. In maniera comunitaria con tutti gli accolti di tutte le strutture, si festeggiano festività importanti. Una modalità per creare momenti solenni, che li facciano sentire anche se lontani, vicini ai loro familiari nei rispettivi Paesi di origine».

Il protocollo d’intesa Archidiocesi-Comune di Perugia per favorire l’inclusione sociale.
Nell’ottica dell’integrazione di queste persone, che il “Progetto” della Chiesa diocesana vuole contribuire a realizzare, lo scorso 29 settembre è stato firmato dall’Archidiocesi e dal Comune di Perugia un protocollo d’intesa con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale e l’integrazione dei migranti, attraverso lo svolgimento di attività volontarie e gratuite di pubblica utilità promosse dal Ministero dell’Interno. Si tratta di piccole manutenzioni di aree verdi e decoro urbano. E’ stato chiesto al Comune di assegnare ai profughi accolti dalla Caritas delle aree nelle vicinanze delle sue strutture di accoglienza, per creare un percorso di integrazione all’interno dello stesso territorio dove i richiedenti asilo abitano ed hanno le loro attività.

Il 3 ottobre “Giornata della memoria e dell’accoglienza” in ricordo di tutte le vittime dell’immigrazione.
In tali prospettive il “Progetto per l’accoglienza di migranti” della Chiesa perugino-pievese compie il 1° ottobre il suo primo anno di attività. E’ un segno concreto di una Chiesa diocesana che si appresta a celebrare, il prossimo 3 ottobre, come tutte le altre Chiese d’Italia, la “Giornata della memoria e dell’accoglienza” in ricordo di tutte le vittime dell’immigrazione. Questa giornata ricorda il 3 ottobre 2013, quando a causa del naufragio di una imbarcazione libica usata per il trasporto di migranti vi furono 366 morti accertati e circa 20 dispersi. Da quel giorno ad oggi l’ACNUR stima che oltre 8 mila persone abbiano perso la vita in mare, di cui circa 450 solo nei primi mesi del 2016. La “Giornata della memoria e dell’accoglienza” intende promuovere una profonda riflessione sulla istituzione di vie legali che consentano alle persone in fuga di arrivare in Europa senza rischiare la vita nel Mediterraneo.

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