Arrestato latitante albanese, aveva rapinato un’anziana in casa a Spoleto

L'anziana era stata afferrata ed immobilizzata a forza da un individuo mascherato sbucato dall’oscurità

Arrestato latitante albanese, aveva rapinato un'anziana in casa a Spoleto

Arrestato latitante albanese, aveva rapinato un’anziana in casa a Spoleto. Dalla Squadra Mobile di Perugia – Un ventenne albanese è stato arrestato per aver rapinato un’anziana in casa a Spoleto. Il Tribunale di Spoleto nei suoi confronti aveva emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in rapina a mano armata pluriaggravata e sequestro di persona.

L’antefatto: La sera del 15 aprile 2014 la vittima era uscita da casa e si trovava nel giardino della propria abitazione, intenta a controllare il funzionamento dell’impianto d’illuminazione, quando all’improvviso, senza poter fuggire od opporre una qualche resistenza, è stata afferrata ed immobilizzata a forza da un individuo mascherato sbucato dall’oscurità. Mentre la donna veniva trattenuta, altri due soggetti si introducevano all’interno dell’abitazione, dopo di che anche lei è stata trascinata dentro casa e brutalmente spinta su un divano, immobilizzata senza riguardi dai malviventi con del nastro adesivo da pacchi stretto sia ai polsi che alle caviglie. Dopo questi primi concitati momenti i tre banditi cominciavano a minacciare l’anziana donna (ultrasessantacinquenne) con un coltello, al fine di farsi indicare il luogo ove fosse custodita la cassaforte, per impossessarsi dei valori in essa contenuti.

In base alla ricostruzione i tre, una volta immobilizzata la donna e palesati i loro per nulla amichevoli intenti, si dividevano i compiti: l’uomo con il coltello, più alto e robusto rispetto agli altri, assumeva una sorta di comando anche sugli altri due ed iniziava insieme ad un secondo complice (quello che poco prima aveva aggredito ed immobilizzato la donna all’esterno dell’abitazione per poi trascinarla in casa e scaraventarla sul divano) a frugare la casa in cerca della cassaforte; il terzo veniva messo a guardia della donna che sarebbe stata, da quel momento in avanti, tenuta da costui costantemente sotto controllo, a vista.

La donna veniva costretta, dopo ripetute minacce, a rivelare un primo nascondiglio che si trovava al piano superiore che però non veniva immediatamente individuato dai malviventi nonostante le indicazioni strappate a forza; la donna veniva quindi costretta a raggiungere ed indicarlo personalmente. Durante il sequestro, la donna cercava disperatamente un’ultima difesa, dicendo che di lì a poco sarebbe rincasato il marito; per tutta risposta i malviventi replicavano che avrebbero ammazzato l’uomo non appena fosse rincasato.

I rapinatori, nonostante le reticenze della malcapitata, riuscivano alla fine ad individuare la cassaforte che veniva aperta dal “capo” utilizzando una grossa mazza da carpentiere; all’interno i malviventi prelevavano, oltre a preziosi e contanti, anche una pistola regolarmente detenuta dal marito.

Dunque, trascorse circa un paio d’ore dall’inizio della rapina, la donna veniva chiusa nel bagno che veniva accuratamente perlustrato dai banditi per evitare che vi fossero nascosti telefoni cellulari; quindi i tre si davano alla fuga abbandonando il luogo del delitto.

Le indagini: partivano immediatamente, condotte unitamente da personale di questa Squadra Mobile, del Commissariato P.S. di Spoleto e della Compagnia Carabinieri di Spoleto. Grazie al minuzioso esame dei dati del controllo del territorio da parte di alcune pattuglie dell’Arma nella fascia oraria della rapina ed alla visione di innumerevoli filmati ripresi da telecamere di sicurezza installate nella zona, si riusciva ad individuare una vettura BMW station wagon sulla quale si appuntavano i primi sospetti che si potesse trattare della vettura utilizzata dalla banda.

Ulteriori indagini permettevano di raccogliere un dato che si rivelerà prezioso: in quei giorni infatti, nei dintorni di Spoleto, erano stati notati tre cittadini albanesi a bordo di una BMW dello stesso colore e modello di quella sospettata; i tre avevano lasciato la zona proprio in concomitanza della rapina.

Successive testimonianze raccolte permettevano ulteriori riscontri portando il pool d’investigatori, coordinati dai P.M. Dott. Iannarone e Dr.ssa Pucci della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto, a seguire le tracce della vettura fino in provincia di Asti, ove si riusciva a dare un nome ed un volto ai sospettati. I testimoni diretti, dal canto loro, effettuavano i riconoscimenti fotografici che supportavano ulteriormente la bontà dei risultati delle indagini. A questo punto, grazie anche ad una serie infinita di ulteriori accertamenti tecnici, si riusciva a ricostruire i contatti fra i quattro ed i loro spostamenti sul territorio, avendo modo di seguire il viaggio da Asti fino a Spoleto nei giorni immediatamente antecedenti alla rapina ed il viaggio di ritorno del giorno successivo.

I P.M. titolari delle indagini chiedevano ed ottenevano, sulla base delle prove prodotte, l’emissione da parte del G.I.P. di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di tutti i componenti della banda tra l’arrestato. I primi due venivano arrestati subito mentre altri due si rendevano irreperibili riuscendo a sfuggire alla cattura.

Ulteriori elementi: A rafforzare ulteriormente il quadro accusatorio, gli investigatori incaricati di svolgere le indagini riuscivano a dimostrare l’esistenza d’un forte legame tra elementi della malavita albanese che agivano sia nello spoletino che in Asti: nel dicembre 2013, il coniuge convivente della vittima aveva subito, proprio nella medesima abitazione teatro della rapina, il furto di una pistola cal. 7.65 che sarebbe poi stata ritrovata e sequestrata, nel corso di un’autonoma attività, da personale del N.O.R. Carabinieri di Asti nel successivo Maggio 2014. Proprio nel periodo a cavallo del furto della pistola poi ritrovata ad Asti, gli investigatori hanno ricostruito la presenza dell’Arrestato e degli altri complici nella rapina in Spoleto. La latitanza di uno dei due responsabili ancora in libertà, già riparato all’estero, è durata fino a qualche giorno fa allorché, grazie al Mandato di Arresto Europeo, è stato catturato dalla Polizia tedesca ed accompagnato fino a Fiumicino ove è stato preso in consegna e ristretto nel carcere romano di Rebibbia.

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