Approvato con 13 voti favorevoli il Nuovo Piano Sociale Regionale VIDEO

L'atto presenta una ricognizione attualizzata della situazione sul territorio regionale

Approvato con 13 voti favorevoli il Nuovo Piano Sociale Regionale PERUGIA – L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato, con i 13 voti favorevoli della maggioranza, 3 contrari (De Vincenzi-RP, Mancini e Fiorini-LEGA) e 4 astenuti (Squarta-FDI, Ricci-RP, Liberati e Carbonari-M5S), il nuovo Piano sociale regionale, atto amministrativo che si integra con il Piano sanitario regionale, in particolare per le prestazioni socio-sanitarie, e stabilisce le modalità e gli strumenti per l’integrazione con le politiche del welfare e con i piani regionali di settore. Ribadita la centralità della persona e assegnato il ruolo da protagonisti alle zone sociali, per focalizzare al meglio i bisogni dei vari territori, e anche i cittadini che non saranno soltanto destinatari degli interventi, ma anche fautori del proprio welfare di territorio. Per la prima volta disponibili considerevoli risorse europee che, nonostante la tendenza generale al ribasso, portano il totale disponibile nel triennio a oltre 70milioni di euro.

L’atto, illustrato in Aula dal presidente della Terza commissione consiliare, Attilio Solinas, presenta una ricognizione attualizzata della situazione sul territorio regionale e alcuni elementi di novità riguardanti il monitoraggio sull’efficacia delle azioni messe in atto dalle Zone sociali. Il documento è stato aggiornato ai mutati bisogni della comunità umbra che si presenta come la regione con la più alta percentuale di ultra 75enni rispetto alla popolazione, con una crisi economica che ha portato a un impoverimento della comunità e a maggiori difficoltà che incontrano le famiglie a sostenere le fragilità interne. EMENDAMENTI DELL’AULA Accolto all’unanimità quello proposto dall’assessore alla sanità e coesione sociale LUCA BARBERINI, riguardante il progetto denominato “VITA INDIPENDENTE”, volto a garantire alle persone con disabilità l’autonomia possibile, e a offrire a famiglie e anziani ulteriori servizi: l’erogazione di buoni servizio per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, l’accesso alla rete dei servizi socio-educativi e a ciclo diurno con incremento della qualità degli stessi in termini di prestazioni erogate e integrazione della filiera; servizi integrativi al nido economicamente sostenibili e con elevata flessibilità in termini di orario; azioni di integrazione del costo delle rette per la frequenza dei bambini ai servizi socio-educativi; servizi per la semplificazione della vita quotidiana delle famiglie: scuole estive, aiuto nei compiti di scuola, nei lavori domestici, vacanze per persone disabili, servizi rivolti alle persone anziane e alle loro famiglie: trasporto, accompagnamento, spesa a domicilio.

Inoltre, si vuole promuovere la nascita di CENTRI TERRITORIALI PER LE FAMIGLIE con bambini e interventi di supporto alla genitorialità in stretta connessione con i servizi sociali e sociosanitari, educativi e culturali del territorio e mediante l’attivazione di ‘RETI SOCIALI’, cioè percorsi di collaborazione con diversi soggetti istituzionali e non, mettendo in campo le risorse che ciascuno possiede. Infine, rafforzamento delle reti territoriali per la promozione della lettura. Non accolti gli emendamenti proposti dal consigliere di minoranza SERGIO DE VINCENZI, volti a “favorire la valorizzazione della maternità e della paternità ampliando i servizi e gli interventi a tutela della maternità e della salute della donna nel periodo della gravidanza, integrandoli con quelli di carattere sanitario; SOSTENERE LA NATALITÀ per favorire l’incremento demografico; SUPPORTARE LE NUOVE FRAGILITÀ LEGATE ALLE SEPARAZIONI CONFLITTUALI, le difficoltà economiche conseguenti alla separazione dei coniugi e per accompagnare la crescita dei figli; istituire una CONSULTA REGIONALE DELLE FAMIGLIE con compiti consultivi in materia di politiche familiari”. Hanno espresso voto favorevole su tali emendamenti solo i consiglieri di opposizione, contrari quelli di maggioranza tranne Brega e Leonelli (PD), che si sono astenuti.

RELAZIONI DI MAGGIORANZA E MINORANZA Attilio SOLINAS (Relatore di maggioranza): “AL CENTRO DEI PRINCIPI CHE ISPIRANO IL DOCUMENTO LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA E UNA MAGGIORE EQUITÀ NEL CALIBRARE LE PRESTAZIONI SOCIALI, tenendo conto della mutata situazione relativa ai nuovi, accresciuti bisogni della comunità umbra, miglioramento di inclusione e coesione sociale. Altro aspetto fondamentale la RESPONSABILIZZAZIONE DEI CITTADINI, che non sono solo i destinatari ma anche protagonisti delle azioni che mettiamo in campo. Il Piano intende porre come obiettivo strategico generale il consolidamento del sistema integrato territoriale degli interventi e dei servizi sociali, confermando il carattere universalistico dei servizi e la dimensione comunitaria del sistema di protezione e promozione sociale e rafforzando la stretta interdipendenza tra programmazione sociale, architettura istituzionale e modello gestionale”.

TERREMOTO: “La difficile situazione innescata dal terremoto – ha aggiunto Solinas – conferma che accanto ai danni diretti, che dovranno essere risanati prima possibile, vanno messi in conto anche i danni indiretti, quelli che compromettono la salute fisica e psichica delle persone e delle comunità; la necessità di ridurre e poi risanare questi danni impongono una visione ad ampio raggio, non legata solo alle contingenze, ma capace di progettare interventi strutturali. Per questo nel PSR è stato previsto un apposito paragrafo dove tra l’altro si propone una modalità di intervento straordinario di erogazione dei servizi socio-comunitari nella Zona sociale di cui il Comune di Norcia è capofila, in cui si è definito un modello umbro di servizi socio comunitari dell’emergenza che possa essere strutturabile e replicabile altrove”. Quanto all’ASSEGNO DI SOLLIEVO per le famiglie con persone non autosufficienti, “questo strumento – ha detto Solinas – rientra nel riconoscimento alle famiglie umbre per il loro ruolo da protagoniste nell’integrazione sociale della nostra regione. Questo ruolo centrale va rafforzato, cercando anche di alleviare gli oneri di cura che ricadono sulle famiglie stesse. La scelta, che ciascuna di esse dovrà compiere sull’uso dell’assegno va visto come una delle tante possibili applicazioni del principio di autodeterminazione e di responsabilizzazione della famiglia. In più, è auspicabile che proprio grazie a tale assegno il soggetto non autosufficiente resti negli spazi domestici a lui più familiari, evitandogli, se possibile, la strada della residenzialità”.

Sergio DE VINCENZI (relatore di minoranza): “CI AUGURIAMO CHE NON SIA UN PIANO PER RIEMPIRE FOGLI DI CARTA, MA LE PREMESSE NON CI FANNO STARE TRANQUILLI. Il Piano non illustra chiaramente gli obiettivi e le azioni che metterà in campo. Vero che sono state coinvolte le associazioni e le zone sociali, ci sono stati confronti con la Giunta, ma non si può dimenticare che approda in Aula dopo essere stato preadottato da oltre un anno, ritardo che si deve ad azioni che hanno paralizzato l’azione della Giunta. Inoltre, il parere del Cal è stato espresso solo da 11 membri su 42, di cui solo 9 a favore e 2 astenuti. O il Piano è perfetto e i membri del Cal non hanno ritenuto nemmeno di doversi presentare, oppure era un piano di fatto immodificabile, e i servizi dei Comuni non lo hanno preso in considerazione, non hanno valutato l’importanza dell’atto e questo dovrebbe preoccupare molto i cittadini. Finanziamenti: nonostante i tagli del governo ci sono fondi anche europei importanti e si arriva a circa 70milioni di euro, ma della loro distribuzione negli anni non vi è traccia nel documento, un fatto grave. Non sappiamo, al di là dell’elenco degli interventi, quante risorse saranno destinate alle diverse misure, si lascia un’autonomia alla Giunta che non non avremmo voluto e neanche i cittadini. Ma questa Giunta conosce realmente i bisogni o il Piano sociale è solo un elenco di problemi da affrontare? Non sappiamo quante sono le persone con disabilità che vivono al proprio domicilio, non sappiamo quanti sono gli assistiti nelle residenze protette. Ci sono più ombre che luci. Nel dettaglio: il dato statistico è insufficiente. Preoccupa che il Piano rappresenti una fotografia statica della società umbra, numero dei residenti, invecchiamento della popolazione, riduzione del numero dei componenti delle famiglie, ma non si menzionano altri descrittori importanti per inquadrare l’evoluzione della nostra società, ad esempio per quanto riguarda la denatalità, con l’Italia che vanta un parametro estremamente negativo. Ma su questo il Piano sociale non dice nulla e dunque non mette in campo nessuna iniziativa per promuovere la natalità. Sul terremoto si doveva dire di più. In merito alla disgregazione delle famiglie, alle condizioni dei padri separati, la Giunta non ha idea di cosa proporre. La disgregazione familiare va messa al centro della programmazione, questo il vero investimento nel sociale, il welfare generativo di sostegno alle famiglie. Sull’assegno di sollievo, richiesto a gran voce da famiglie e associazioni e comunque già previsto nei Lea, il piano non mette nero su bianco le prospettive, non vorremmo che si promette e non si attua, mentre le famiglie hanno grandi aspettative. Non si tratta di una concessione ma di una legittima richiesta e una risorsa per tante famiglie, che non va disattesa. Invitiamo la Giunta a tener fede a questo con maggiori fondi possibili, non a far quadrare il bilancio facendo mancare il sostegno a tante famiglie e persone con disabilità”.

GLI INTERVENTI
Claudio RICCI (Rp): “DISTINGUERE LE AZIONI PER NON AUTOSUFFICIENTI DA QUELLE RIVOLTE A CHI LO È ANCORA, PER GARANTIRE A TUTTI UN PROGETTO DI VITA INDIPENDENTE – La popolazione umbra è sempre più anziana: l’11 percento degli umbri è oltre i 75 anni. Cresce anche la povertà, che riguarda 30mila famiglie. Questo piano sociale riconosce l’importanza e la centralità delle zone sociali. Positiva l’ottimizzazione delle risorse e incremento della loro efficacia. Necessario fare informazione per le associazioni che forniscono un supporto alle strutture pubbliche. La seconda parte del piano la discuteremo quando arriverà il nuovo piano sanitario, dato che i due ambiti sono profondamente legati”.

Valerio MANCINI (Lega nord): “PIANO INSUFFICIENTE, CON NESSUNA STRATEGIA, VOTO CONTRARIO – Questo piano doveva essere discusso molto tempo fa, i dati riportati sono vecchi, e che si occupa di ambiti e competenze divisi tra assessorati diversi. Il piano delinea un deterioramento del contesto sociale ed economico peggiore di quello nazionale. La stampa regionale denuncia la carenza di fondi e la crisi demografica di questa regione. Necessario stanziare finanziamenti per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati e per i minori invalidi che devono frequentare la scuola, va superato il ‘tirocinio formativo’, che crea solo precarietà e sfruttamento. Piano insufficiente, con nessuna strategia e pochi fondi (mentre spendiamo 35 euro al giorno per gli immigrati in albergo). La burocrazia rende difficile accedere alle provvidenze previste, che poi non vengono garantite per mancanza di fondi. Voto contrario”.

Maria Grazia CARBONARI (M5S): “PREVEDERE MAGGIORI RISORSE PER LE FAMIGLIE – Si parla di taglio dei fondi per il 2017, ma nonostante ciò, per la non autosufficienza, le risorse saranno comunque maggiori rispetto al 2016. A livello regionale abbiamo uno studio aggiornato addirittura al 2012. la verità è che l’Umbria spende pro-capite meno della media nazionale. Quando si dice che mancano i soldi bisognerebbe anche spiegare perché per altri capitoli vengono trovati. Invece di intervenire su certe ‘partecipate’ bisognerebbe garantire molta più attenzione alle politiche sociali per migliorare la vita dei cittadini. La situazione in Umbria è peggiore rispetto al resto d’Italia sul versante del microcredito sociale: vengono previste soltanto poche centinaia di euro per le famiglie in difficoltà, quando in altre regioni si mettono in campo molteplici forme di sostegno al reddito. In questo documento ci sono tante promesse che spero possano essere realizzate. È stato dato troppo spazio alle cooperative in fatto gestione delle strutture, quando serve invece fare gli interessi dei cittadini e delle famiglie, mettendo al centro del progetto il disabile. È importante dare alle famiglie la possibilità di scelta sull’avvalersi delle strutture presenti sul territorio, oppure seguire i disabile all’interno della propria abitazione, usufruendo per questo delle risorse necessarie”.

Marco SQUARTA (FDI): “VOTO DI ASTENSIONE PERCHÉ, NONOSTANTE CRITICITÀ, CI SONO PRINCIPI GENERALI CONDIVISIBILI E C’È L’ASSEGNO DI SOLLIEVO – Parliamo di linee generali condivisibili, ma che spesso i comuni non riesco ad interpretare e applicare. Grazie all’emendamento presentato in Commissione insieme alla collega Carbonari riconoscimento c’è l’assegno di sollievo: una battaglia importante che è stata vinta e che lascia libertà di scelta ai familiari. Un principio cardine a cui la Regione deve assolutamente uniformarsi nelle politiche sociali. Spero che nell’applicazione dell’assegno di sollievo ci saranno i soldi necessari e che si eviti di porre un Isee troppo basso che escluderebbe tanti cittadini italiani”.

Carla CASCIARI (PD): “IL PIANO PENSA A NUOVE EMERGENZE SOCIALI E GUARDA IN MODO INTEGRATO ALLA PERSONA – Si tratta di un Piano sociale atteso, che ha avuto una partecipazione lunga nei territori, e che ha un’ottica di nuovo welfare e una nuova strutturazione dei servizi. Con il Sia per la prima volta si parla non più di assistenzialismo passivo, ma di presa in carico multidimensionale: ad oggi ha garantito un reddito minimo a 500 famiglie umbre. Il Piano non parla solo di disabilità ma anche di lavoro, istruzione e tutela delle fasce più svantaggiate. Per la prima volta si applica l’impostazione del Fondo sociale europeo con la presa in carico attiva. Con un emendamento in Commissione ho cercato di garantire l’attivazione di servizi che possano certificare le competenze acquisite dalle persone con disabilità durante i formali percorsi di istruzione e formazione. Altro tema importante è il welfare aziendale. Il Piano sostiene la rete Informa giovani ma dà anche la possibilità di strutturare meglio la carta regionale degli studenti”.

Silvano ROMETTI (SER): “ SI PROGETTA QUINDI UN NUOVO WELFARE PER RISPONDERE IN MANIERA PIÙ APPROPRIATA ALLE CRITICITÀ DELL’OGGI. Convinto voto favorevole al Piano sociale che sarà completato da quello sanitario attraverso un necessario processo di integrazione. Il documento tiene conto del lungo periodo di crisi che pone sul tappeto problematiche e bisogni nuovi per affrontare i quali si mettono in campo anche risorse dell’Unione europea a compensazione della diminuzione del fondo nazionale. Si progetta quindi un nuovo welfare per rispondere in maniera più appropriata alle criticità dell’oggi, prevedendo anche la possibilità per le famiglie di garantire adeguata assistenza ai propri familiari. Bene la responsabilizzazione dei Comuni e l’organizzazione della governance per Zone sociali”.

LUCA BARBERINI (assessore Salute e welfare): “CENTRALITÀ DELLA PERSONA, MAGGIORE EQUITÀ NEI SERVIZI E PROTAGONISMO DELLE ZONE SOCIALI E DEI CITTADINI, NON PIÙ SOLO DESTINATARI DEGLI INTERVENTI – Svolte numerose iniziative sul territorio, almeno due per ogni zona sociale, per far capire le modalità di intervento. Il Piano è analisi territoriale, conferisce enfasi alle zone sociali per cogliere la meglio i bisogni di ciascun territorio. Traccia linee di indirizzo, mette a disposizione strumenti e opportunità che debbono essere tradotte nei singoli Piani di zona. Lo scenario è profondamente cambiato: siamo più poveri, vedi i dati del Pil, siamo un Paese che invecchia sempre più, gli ultra 65enni sono più di un quarto della popolazione, e siamo una comunità più sola, la fragilità del welfare familiare c’è, ma riscontriamo che viene meno soprattutto in quelle zone dove i nostri giovani sono costretti a spostarsi e la famiglia subisce questa disgregazione. Questi sono i tre punti che ci hanno indicato la strada da seguire. Piano sociale ha tre macro-finalità: centralità della persona e delle sue necessità, maggiore equità per non lasciare indietro chi è in difficoltà e maggiore attenzione ai bisogni, poi responsabilizzazione dei cittadini che non siano solo destinatari degli interventi ma vanno coinvolti nel percorso di assistenza e vicinanza. Il welfare di comunità ridà protagonismo alle zone sociali della regione. I bisogni si leggono meglio se si è più vicini alle situazioni di bisogno. Siamo vicini alle zone terremotate, abbiamo confermato la zona sociale della Valnerina, che ha pochi abitanti, per garantire una struttura in grado di leggere i bisogni della popolazione colpita dal sisma. Valorizzare il welfare attivo, empatizzare il ruolo della responsabilità e coinvolgimento dei soggetti beneficiari. Per la prima volta abbiamo le risorse del Fondo sociale europeo, alcune risorse sono quindi state sottratte ad altri settori perché siano occasione di sviluppo per la comunità regionale. Efficientamento del sistema attraverso prestazioni di qualità e misurazione continua delle prestazioni realizzate. Obiettivi decisivi, atto che farà fare uno scatto in avanti. Abbiamo avviato subito il Piano sociale perché se posto insieme al Piano sanitario quello sociale avrebbe rischiato di diventare il ‘figlio minore’. Obiettivo caratterizzante: innovazione sociale con governance territoriale. Due altri elementi importanti: il Siso (Sistema informativo regionale integrato), perché nel sociale in tanti intervenivano e lo stesso disagio veniva sostenuto da più soggetti mentre la medesima situazione altrove non veniva considerata. Adesso si potranno vedere gli interventi nei territori. Siamo una delle prime regioni che si dota del Siso, che da gennaio è entrato a regime. Interventi in continuità con ciò che è stato fatto negli anni passati: il piano sociale tiene con sé quello che negli anni è stato realizzato, mantenendo reti e protezioni che non abbiamo abbandonato ma ora con nuove forme di protagonismo e valorizzazione delle zone sociali, che c’erano anche prima ma non hanno funzionato. Premiate quelle che approveranno in tempi rapidi i rispettivi piani di zona per mettere in campo gli strumenti adeguati ai loro territori. Centralità della persona e attenzione alle nuove povertà. L’assegno di sollievo non ci spaventa, lo abbiamo inserito nei piani di assistenza personalizzati, è una delle opzioni che verranno garantite ma non pensiamo di realizzare il sociale solo dando i soldi, non smontiamo le tante opportunità che ci sono. Dal 2016 abbiamo il Sia che viene incontro alle famiglie che hanno maggiore criticità, non solo agli extracomunitari. Ci siamo comunque resi conto che il meccanismo era penalizzante per alcuni; oggi, con le modifiche che apportiamo, la platea dei beneficiari aumenta con riduzione della percentuale destinata agli stranieri. Famiglie con Isee superiore a 3mila euro ma inferiore a 6mila sono state incluse, mentre prima non vi rientravano. Per il terremoto abbiamo un modello di risposta a quel tipo di bisogno. A proposito di risorse per la famiglia e per la natalità: già indirizzato alle zone sociali il 40 per cento per la residenzialità, il 40 per cento alle donne fra 18 e 40 anni e il resto in base al numero dei nati nel corso dell’anno precedente. Un piano fortemente innovativo, che dà risposte ai bisogni della nostra comunità e dovrà essere realizzato con grande partecipazione dei territori e delle associazioni, perché siamo convinti che con il loro contributo la risposta sarà migliore. Questo per andare oltre la continua riduzione di risorse per il sociale da parte del governo”. SCHEDA PIANO SOCIALE REGIONALE Si integra con il Piano sanitario regionale, in particolare per le prestazioni socio sanitarie, e stabilisce le modalità e gli strumenti per l’integrazione con le altre politiche del welfare e con le altre politiche e piani regionali di settore.

OBIETTIVI del Piano sono: promuovere l’innovazione sociale mediante una programmazione orientata all’inclusività e alla partecipazione attiva dei cittadini; assicurare un livello di integrazione socio-sanitaria che determini un cambiamento organizzativo e culturale del sistema locale dei servizi sociosanitari, riprendendo il modello maturato nell’ambito della non autosufficienza con il PRINA (Piano regionale integrato per la non autosufficienza); riqualificare, con il coinvolgimento dei territori, i livelli essenziali dell’assistenza sociale; implementare il SISO (Sistema informativo sociale) integrandolo con il Sistema informativo regionale e in coerenza con l’Agenda digitale dell’Umbria.

ZONE SOCIALI: Le zone sociali dovranno riappropriarsi del loro ruolo, intervenire su anziani o giovani, porre attenzione sui flussi migratori, sostenere le persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità al fine di ridurre il rischio di scivolamento verso forme di povertà estrema e, in modo particolare, le famiglie a forte disagio economico e sociale o a rischio di impoverimento. Occorre favorire la permanenza di persone con disabilità, giovani, adulte o minori, nel proprio domicilio, evitando il ricovero in strutture residenziali. Il ruolo delle zone sociali sarà importante per il protagonismo che viene loro richiesto e per la definizione degli obiettivi: i piani sociali di zona debbono interpretare i bisogni locali e mettere a disposizione strumenti per realizzare le attività individuate. Quindi le zone sociali diventano motore degli interventi, strumento essenziale della governance. E per la prima volta sono previste premialità e penalità per le zone sociali inadempienti.

WELFARE DI COMUNITÀ: attraverso l’implementazione di nuove forme di sostegno all’autonomia delle persone con disabilità con l’avvio di percorsi di istruzione e formazione miranti a certificare competenze acquisite anche non formali, sostenendo parallelamente una valorizzazione di prodotti derivati da tali attività etiche e sociali.

OPERATORE DI QUARTIERE: la sua azione si estende dalla cura delle città in termini di qualità dello spazio fisico e dei luoghi pubblici, alla cura delle persone, in termini di valorizzazione dei servizi alla persona. Un operatore che agevoli le persone più deboli ad accedere ai servizi di cui hanno bisogno, in coordinamento con i soggetti che già operano nel territorio, e svolga attività di ascolto nell’ambito della comunità, favorendo anche l’attivazione delle reti sociali, allo scopo di definire specifici progetti condivisi ed economicamente sostenibili.

ASSEGNO DI SOLLIEVO: per scegliere direttamente le cure per i propri cari: il Piano raccoglie l’esigenza manifestata da famiglie con persone non autosufficienti di poter scegliere se ricorrere ai servizi o incassare un assegno.

RISORSE FINANZIARIE: Sono nazionali, regionali e provenienti dalla UE. Il Fondo nazionale politiche sociali riserva per il 2016 all’Umbria 4 milioni e 600mila euro, a cui bisogna aggiungere i 4 milioni 544mila 623 euro del Fondo sociale regionale, finanziato dal bilancio della Regione Umbria e altre risorse di minore entità: i 123mila euro dal Fondo nazionale politiche per la famiglia e i 25mila euro che, sempre lo Stato, destina alle politiche giovanili. In totale sono 9 milioni 183mila e 716 euro, cui vanno aggiunti i 6 milioni e 800mila euro destinati al Fondo nazionale non autosufficienza. Altre risorse, di entità minore e diluite nel corso degli ultimi anni, provengono dalle leggi regionali approvate, quindi dal Fondo per agevolare l’accesso al microcredito con il prestito sociale d’onore, dal Fondo di emergenza per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul lavoro e dalle risorse già previste per la promozione dell’associazionismo familiare, per l’invecchiamento attivo e per gli interventi in materia di immigrazione. Altro ramo di finanziamenti è quello proveniente dal Fondo sociale europeo, Asse inclusione sociale del POR FSE Umbria 2014-2020: 41 milioni 358mila 990 euro che l’UE destina all’Umbria per l’inclusione attiva, la riduzione della povertà e dell’esclusione sociale, l’incremento dell’occupabilità e anche per promuovere le pari opportunità, cui devono aggiungersi 14 milioni 167mila 168 euro per il miglioramento dell’accesso ai servizi, sostenibili e di qualità, per un totale di risorse UE pari a 55 milioni 526mila 158 euro.

NOVITÀ: “Per la prima volta viene impiegato un sistema di monitoraggio informativo che permette di misurare lo stato di bisogno dei cittadini e gli interventi fatti nel sociale, tramite un meccanismo di controllo su chi riceve sostegno e chi no, grazie alla messa in rete delle strutture coinvolte. Inoltre, uno specifico capitolo è destinato alle risposte all’emergenza sociale, con la creazione di un modello umbro di servizi socio-comunitari in grado di rispondere all’emergenza, con particolare attenzione alle aree interne, specialmente montane, territori più fragili sia in base agli indicatori economici che per la maggiore presenza di anziani”.

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