Approvata a maggioranza la legge di riordino delle province

Turismo: Paparelli, concluso programma riqualificazione
Turismo: Paparelli, concluso programma riqualificazione

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato oggi, con 16 sì (Pd, Psi), 7 no (FI, Fdi, misto-Ncd, Cirignoni–misto, Brutti-Idv) e 1 astenuto (Udc), il disegno di legge della Giunta regionale sul “Riordino delle funzioni amministrative regionali, di area vasta, delle forme associative dei Comuni”.

LA RIFORMA IN SINTESI. La legge mira ad “una pubblica amministrazione umbra più efficiente, cogliendo le opportunità, e non solo le criticità, del processo riformatore in atto. La riorganizzazione e il riordino del sistema regionale hanno l’obiettivo di arrivare alla condizione ‘un ente, una funzione, una risorsa’, in cui ogni procedimento amministrativo inizia e finisce nello stesso ente. Entro un mese dall’approvazione si dovrà procedere alla riallocazione delle funzioni, in parte alla Regione e altre da assegnare in conseguenza dell’approvazione del ‘jobs act’. Turismo e politiche sociali spetteranno ai Comuni in forma associata. Alle Province resteranno competenze in materia di viabilità regionale, trasporti e lago Trasimeno”.

GLI EMENDAMENTI APPROVATI. Criteri, entità e modalità del trasferimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali relative al riordino sono decisi sulla base di un protocollo di intesa tra Regione, Province e sindacati maggiormente rappresentativi da stipularsi entro 90 giorni dalla entrata in vigore della legge (firmato da Barberini, Galanello, Mariotti, Locchi, Smacchi, Chiacchieroni, Bottini-Pd; Buconi – Psi; Stufara – Prc; Goracci – Cu. VOTO: 21 sì Pd, Psi, Goracci-Cu, Monacelli-Udc, Nevi, Rosi-FI, Monni-misto Ncd; 5 no Brutti-Idv, Valentino-FI, Lignani, De Sio – FDI, Cirignoni-misto). Le unioni e le forme associative dei Comuni, nell’esercizio delle funzioni in materia di bonifica e idraulica, nei territori in cui non operano i consorzi di bonifica, si avvalgono di norma dell’agenzia forestale regionale (firmato da Barberini, Galanello, Mariotti, Locchi, Smacchi, Chiacchieroni, Bottini-Pd; Buconi – Psi; Stufara – Prc; Goracci – Cu. VOTO: 18 sì Pd, Psi, Goracci-Cu, Brutti-Idv. 7 no, FI, FdI, misto-Ncd, 1 astenuto Udc). La Comunità montana Alta Umbria succede in tutti i rapporti pendenti in materia di trattamento giuridico ed economico del personale dipendente della Comunità montana Associazione dei comuni del Trasimeno-Medio Tevere (firmato da Locchi, Barberini, Mariotti – Pd; Buconi – Psi. Voto: 18 sì Pd, Psi, Goracci-Cu, Brutti-Idv. 3 no Cirignoni-misto, Valentino-FI, De Sio – FdI. 5 astenuti Monacelli-Udc, Monni-misto Ncd, Nevi, Rosi-FI, Lignani-FdI). ORDINI DEL GIORNO APPROVATI. La Giunta regionale si attivi in modo incisivo verso il Governo nazionale per ottenere garanzie circa le garanzie sulla copertura finanziaria della riforma e affinché le agenzie periferiche dello Stato rendano disponibili le proprie capacità occupazionali (firmato da Buconi-Psi – VOTO 25 sì, 1 astenuto Cirignoni-misto). L’Assemblea legislativa impegna la Giunta a verificare la effettiva necessità dell’istituzione dell’Agenzia regionale per il lavoro, attraverso una legge regionale (firmato da Lignani Marchesani-FDI, Mariotti-Pd, Buconi-Psi e Nevi-FI. Voto: sì all’unanimità).

IL DIBATTITO. ANDREA LIGNANI MARCHESANI (FDI): “NORME FATTE DI CORSA PER OBBEDIRE AI DIKTAT DEL GOVERNO E FALLIMENTO DELLA STAGIONE DI RIFORME DELLA GIUNTA MARINI – Sono due le problematiche di fondo: il riordino nazionale che è passato sopra la testa di tutte le autonomie locali e la stagione di riforme della giunta Marini che all’inizio, nel 2010, trovò una sponda dall’opposizione nell’intento di contribuire a migliorare la vita dei cittadini, invece naufragata miseramente come dimostra l’approvazione frettolosa di questo disegno di legge che va a modificare una governance scritta insieme. C’è anche un cambiamento nella democrazia degli enti, alle prese con le dinamiche del governo Renzi che chiede di approvare subito e produce uno scarico di responsabilità. Ma questo è un governo che non si vergogna di fare macelleria sociale e diminuire gli spazi di democrazia, con una arroganza degna di stati totalitari. Quindi le riforme hanno come conseguenza queste norme di legge, come la riforma delle Province, che non hanno prodotto risparmio e privano gli enti di ogni potere, generando caos istituzionale e il problema della riallocazione del personale. La neoprecarietà del posto di lavoro pubblico, dai centri per l’impiego alla polizia provinciale, ha prodotto solo una proroga al 31 dicembre, ma non ci sono certezze. Il testo dice che la riallocazione è fatta con criteri di riordino della finanza pubblica, di risparmio e razionalizzazione. Modo elegante per dire che non ci sono assicurazioni per nessuno. E intanto si creano difficoltà nell’indotto totale della comunità umbra, perché continuiamo ad avere un calo di parametri economici e sociali e dei tassi disoccupazione e creiamo nuove povertà e sacche di difficoltà. Nella finanziaria si ricorre al mercato per finanziare cofinanziamento dei fondi comunitari, si devono acquistare beni delle comunità montane per sbloccare stipendi. E’ un disegno di legge da approvare per necessità, tradendo le premesse: si creavano unioni speciali dei comuni diverse dalle normative nazionali e oggi tardivamente si cerca di porvi rimedio. Unioni speciali create per evitare che ci fossero comuni capofila sotto diretto controllo della Regione. Si costituisce un ambito unico regionale integrato, però si cambia il nome ma la sostanza no, infatti soprattutto sui rifiuti si doveva tendere a gestore unico e unica tariffa mentre oggi ci sono resistenze dei Comuni per non farlo. Rifiuti in capo alla Regione nonostante la creazione di un ambito unico, non si fa gara per il gestore unico, non si sa come chiudere il ciclo, si straparla di raccolta differenziata ma si ampliano le discariche, quando con nuove tecnologie si produrrebbero risparmi: Ma il governo Renzi preferisce tassare il ceto medio, oltre il 100 per cento in più sia su acqua che rifiuti. Come se nulla fosse, gli ambiti territoriali continuano a fare gare per assegnare a gestore unico di ambito, che poi è una associazione temporanea di impresa composta dalle singole municipalizzate che vincono la gare e rispacchettano ciascuno per il proprio orticello, con le tariffe che sono ancora oggi diverse a seconda che si debba pagare il Comune o le cooperative. Un fallimento su tutta la linea. Se si voleva fare un nuovo stato centralista, si dovevano smantellare le Regioni, non le Province e le Prefetture. Sono processi che non si possono realizzare dalla sera alla mattina, vanno bene solo per i dibattiti televisivi. Riforme in fila come accozzaglia, senza una seria armonizzazione. Abbiamo dato qualche appoggio qua e là con l’astensione, ma i testi unici non sono la risoluzione dei problemi della gente, e il voto definitivo su queste norma, come sui testi unici, lo daranno le comunità interessate. Vedremo se percepiranno qualcosa, al di là del plauso delle associazioni che siedono al tavolo per lo sviluppo”.

MASSIMO BUCONI (Psi): “REGIONE E COMUNI SI ASSUMANO RESPONSABILITÀ. NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO A PIEDI – Innanzitutto vorrei ricordare, dato che lavoravo in Provincia, che il primo ad aprire il dibattito sulla soppressione delle Province fu Berlusconi. I cittadini non si accorgeranno nemmeno del riordino delle Province, forse avrebbero capito se avessimo tolto tutti gli ‘ammennicoli’ esterni e le varie emanazioni del pubblico. Ricordo anche che nel 2000 le Province ebbero la gestione delle strade e la destra subito voleva privatizzare, ma non lo permettemmo. Vorrei dire anche che non appartiene alla cultura del centrosinistra fare macelleria sociale e fare politica sull’odio fra gruppi di interesse sociale, anzi è il primo frutto del berlusconismo l’aver generato l’odio contro la classe politica. Adesso tale odio si sta scaricando sui lavoratori degli enti pubblici, perché il popolo è contento se facciamo a meno di impiegati pubblici, ma noi non siamo per la guerra tra poveri, non serve più disoccupazione per fare sviluppo. Vanno difesi anche i posti pubblici oltre ai privati, quindi nelle riforme istituzionali cerchiamo di collocarci con serietà. I cittadini giudicheranno se siamo davanti a un fallimento oppure no. C’è una cesura tra Regione Umbria e percezione che di essa si ha all’esterno. Eppure non mi risulta che molte altre regioni abbiano adottato atti di indirizzo per affermare che nella riorganizzazione la Regione mette a disposizione tutte le risorse di cui dispone, le capacità di spesa occupazionali della Regione e delle Asl per le professionalità compatibili, o delle agenzie regionali. Sia ascoltato quanto stanno facendo la presidente Marini e i suoi assessori in sede di Conferenza Stato-Regioni nel chiedere chiarezza sul quadro normativo. In teoria il disegno potrebbe funzionare, ma in mezzo c’è l’incertezza finanziaria che non fa capire se i soldi per tenere aperte le strutture ci saranno. Perciò riaffermiamo con forza che la Regione Umbria opererà con ancora più convinzione per non far restare a piedi nessuno. Non c’è l’ipotesi che qualcuno resti a piedi, il quadro deve essere chiaro. Il carico stipendi della Provincia è di 43 milioni di euro, le entrate sono 25 milioni di rc auto, 15 di imposte, 4 di tassazione ambientale e 4 ulteriori milioni di entrate varie, in tutto circa 50 milioni. Mi aspetto che anche l’amministrazione provinciale dica sulla base delle entrate, al netto dei 15 milioni di taglio alla fonte, che gli stipendi sono coperti. Rilevo anche che ogni volta che la Provincia doveva essere difesa sono stati i Comuni a farlo, ora noi ci proviamo. Da qui a dire che è la Regione che non vuole risolvere i problemi delle Province, ce ne corre. Ho presentato un ordine del giorno su questo, affinché sia la Regione che i Comuni siano chiamati ad assunzioni di responsabilità. Fa male continuate a leggere sulla Gazzetta Ufficiale che i Comuni fanno concorsi per assumere, si presta il fianco a chi dice ‘predicate bene ma razzolate male’. Perciò credo che sarebbe stato delinquenziale chiudere la legislatura senza mettere dei paletti su questo e scrivere qualcosa di certo”.

ORFEO GORACCI (Comunista umbro): “NO A UN ATTO CON ELEMENTI DI IPOCRISIA POLITICA E DI CONTRADDIZIONE – Argomento delicato ed importante. Voterò tutti gli emendamenti che vanno verso le esigenze dei lavoratori che stanno soffrendo, preoccupati per la loro precarietà lavorativa. Non voterò comunque l’atto perché ci sono elementi di ipocrisia politica e di contraddizione. La destra dice di Renzi cose che condivido totalmente. Durante questa nostra legislatura si sono succeduti i Governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi ed ognuno ha fatto il gioco delle parti con il Pd che faceva barricate contro Berlusconi, condividendo poi le azioni degli altri governi che hanno portato avanti la stessa politica di destra. La scelta sulle Province è stata basata sull’impatto mediatico, ma dei problemi veri della gente non è mai fregato nulla ad alcuno. Le Province rappresentano gli enti più vecchi della storia e ancora ci sono e ci saranno, ma con l’assurdità di non capire con quale ruolo e funzioni. Il consigliere Lignani Marchesani, nel suo intervento ha fatto affermazioni di sinistra e per questo lo invito sabato prossimo a Roma con la Fiom. Al liberale illuminato Nevi ricordo che sulle grandi scelte per l’Umbria proposte dalla maggioranza il centrodestra ha sempre dato il suo voto, come pure a provvedimenti a favore dei poteri forti. Oggi, per l’Umbria, mancano proposte innovative, si fanno ‘accrocchetti’ che non pagano. Probabilmente nel 2010 le Regioni, così come le conosciamo oggi, con molte probabilità non esisteranno più e tutti noi perderemo qualcosa. Quando saremo una ‘dependance’ di regioni demograficamente e politicamente più forti rimarremo soltanto un punto di riferimento minimale. Per paura del ballottaggio, infine, è stata fatta una pessima legge elettorale, la peggiore di tutte le altre”.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (Pd): “GRAZIE ALLE RIFORME MESSE IN CAMPO LASCIAMO UNA REGIONE DIVERSA E SICURAMENTE MIGLIORE – La tempistica di questa riforma mi sembra giusta. Oggi approveremo un atto che chiude il cerchio delle numerose riforme che hanno visto la luce in questa legislatura. E anche se questo rappresenta il secondo tentativo, è importante sottolineare che noi, insieme alla Toscana, abbiamo dato vita a questo atto organico di riforma complessiva degli enti locali. Siamo intervenuti nei settori strategici quali l’agricoltura, la sanità ed i trasporti. Questo testo va ad affrontare e completare un quadro che tutti ci auguriamo dia le giuste risposte. Alla fine ormai prossima di questa legislatura lasceremo ai cittadini una Regione diversa, sicuramente migliore grazie alla messa a punto di strutture amministrative più efficaci e snelle, importantissime per lo sviluppo della nostra economia. In Italia c’è bisogno di tutte quelle riforme necessarie per aumentare la competitività delle nostre imprese che si raggiunge attraverso una vera e concreta semplificazione amministrativa che porti alla diminuzione del peso fiscale. Noi ci siamo misurati con questo processo di riforme e con quella di cui stiamo discutendo oggi dobbiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto. Se funzioneranno lo vedremo nella loro applicazione”.

GIANLUCA CIRIGNONI (gruppo misto): “NON VOTERÒ QUESTO ATTO. GLI ENTI LOCALI DEVONO SERVIRE PER RISOLVERE I PROBLEMI DEI CITTADINI E NON PER DIVENTARE UNO ‘STIPENDIFICIO’ DELLA POLITICA. La pubblica amministrazione deve garantire i servizi e non essere un posto dove piazzare funzionari di partito o politici trombati. Nel 2011 con la scusa dello spread è stata affossata la riforma federale dello Stato e per questo oggi ci troviamo a parlare della chiusura delle Province. Con il federalismo, grazie alla Lega di Bossi, c’era il tentativo di razionalizzare la spesa pubblica, di ridurre gli sprechi. Dal governo Monti in poi c’è stato un rigurgito di neocentralismo che ha portato a denigrare le Regioni. Oggi si parla di macroregioni, con noi umbri che dovremmo abbandonare la nostra identità, per essere inglobati da Regioni più grandi. Con Salvini e Maroni, il partito a cui aderivo è diventato lombardocentrico e si è dimenticato della riforma dello Stato per concentrarsi su proposte populiste che non portano al cambiamento. L’atto che stiamo discutendo oggi lo possiamo decidere solo in parte, per colpa delle scelte neocentriste del Governo Renzi che affossano le autonomie per far si che nei ministeri romani qualcuno possa decidere del nostro futuro. Questo tentativo di riforma avrebbe potuto avere anche dei vantaggi per i cittadini: avremmo potuto avere la regione che si occupa delle scelte più importanti, e con la creazione delle unioni dei comuni avremmo potuto avere degli enti più vicini al territorio che avrebbero potuto spendere meglio i soldi per i servizi dei cittadini. Il Governo invece ha deciso che doveva essere una riforma a metà, come per le Comunità montane. Alla Provincia, così, viene riassegnata la viabilità, scelta che garantirà strade piene di buche per i prossimi 50 anni. Se avessimo avuto il coraggio di abolire veramente le province avremmo fatto meglio. Invece avremo una superproduzione di enti che rimarranno per anni sul campo a sprecare risorse pubbliche, senza garantire i servizi”.

VINCENZO RIOMMI (assessore al personale): “METTERE IN SICUREZZA I SERVIZI E I DIRITTI DELLE PERSONE CHE SONO COINVOLTE. GOVERNARE SIGNIFICA FARSI CARICO DEI PROBLEMI. La riforma delle province è fatta dal Governo nazionale. Noi dobbiamo provare a far in modo che in Umbria l’attuazione della riforma massimizzi gli aspetti positivi e neutralizzi i rischi impliciti nella riforma. Il rischio è mettere in discussione la capacità della pubblica amministrazione di garantire servizi. Dobbiamo far sì che i servizi che le Province erogavano continuino ad essere erogati ai cittadini e contemporaneamente che le risorse umane impegnate in quei servizi non vivano il rischio per il loro impiego lavorativo. Le competenze che le province esercitano in materia di politiche attive per il lavoro – e sto parlando dei Centri per l’impiego – e le politiche della formazione devono essere ricollocate su un terreno solido. Per questo la Regione deve fare un’agenzia. Noi avevamo preadottato a dicembre un disegno di legge per creare l’agenzia regionale delle politiche attive del lavoro. C’è poi il tema delle risorse per alimentare la tenuta di questi servizi. Per questo chiedo al Consiglio di prevedere l’istituzione dell’agenzia, un appiglio per avere una piattaforma dove appoggiare i centri dell’impiego. Speriamo che non sia necessario utilizzarla e che nei prossimi mesi il quadro nazionale diventi più chiaro. Ma se servisse noi abbiamo posto le basi. Perché a fronte di tante professionalità ci sono servizi di valore. E stiamo parlando del futuro di 150 lavoratori”.

FABIO PAPARELLI (assessore regionale): “SE TUTTI GLI ENTI, LOCALI E STATALI, FARANNO LA PROPRIA PARTE, IL PERSONALE SARÀ RIALLOCATO E POTREMO AVERE UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE PIÙ EFFICIENTE – Al netto delle strumentalità politiche e dei personalismi, pochi qui possono dire di avere avuto una posizione sul processo riformatore delle Province. Berlusconi ha inteso per primo abolire le province e Nevi lo caldeggiava. Anche Lignani diceva che nessuno ne avrebbe sentito la mancanza. Ci vuole onestà. Io l’ho avuta nel dire che fino a quando non avessimo approvato il bilancio non avrei detto nulla. Adesso si può parlare. Stiamo cercando di dare un futuro ai lavoratori delle province. E’ un passo fondamentale per il futuro della nostra regione. Abbiamo dovuto fare i conti con le criticità emerse, con i paradossi del governo Monti, abbiamo dovuto fare i conti con la legge di stabilità. Ma stiamo facendo un’operazione che consente non solo di salvaguardare il futuro dei lavoratori ma anche di rendere più funzionali le istituzioni della regione. Con questo disegno di legge riportiamo coerenza nella materia. Nei prossimi giorni ci saranno due decreti: uno sugli enti locali, concordato ieri col governo, che chiarirà che il trasferimento del personale avverrà direttamente nel passaggio di funzioni dalle Province ai Comuni. La polizia provinciale sarà ricondotta nelle funzioni dell’ente, con aggiustamento della legge 56, prevedendo fra le funzioni principali delle Province proprio la funzione di polizia locale che a questo ente è demandata. Verrà fatta chiarezza anche sul decreto inerente la mobilità, che è stato concertato con i sindacati e disciplina i criteri per la mobilità del personale fra Comuni e Province. Abbiamo anche chiesto che, contestualmente a questo decreto, siano messe a disposizione tutte le capacità di assunzioni di tutti gli enti locali e delle amministrazioni periferiche dello Stato. Ci sarà un quadro trasparente, su base provinciale, con tutti i i dati per fare ciascuno la propria parte. Dovrà essere rivista una parte dei tagli, per consentire l’approvazione dei bilanci. C’è tutto per riorganizzare la Pubblica amministrazione in modo tranquillo, senza che nessuno abbia a temere del proprio futuro. Inoltre mettiamo a disposizione risorse superiori a quanto precedentemente investito per questi temi. Chiediamo che tutti gli attori del sistema facciano la loro parte. Le tante carenze dei tribunali possono essere colmate, con l’inserimento di amministrativi nella forza pubblica, tanti poliziotti che svolgono mansioni d’ufficio potranno lavorare in mezzo alla gente. Se tutti faranno la propria parte, nessuno perderà il lavoro e raggiungeremo anche l’altro obiettivo, quello di una Pubblica amministrazione più efficiente”.

CATIUSCIA MARINI (presidente Giunta regionale): “AVVIATO PROCESSO DI RIORGANIZZAZIONE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE REGIONALE. NECESSARIO SOSTEGNO DI ENTI LOCALI E AGENZIE PERIFERICHE DELLO STATO – Pochi giorni fa il sottosegretario Del Rio ha evidenziato lo stato di attuazione della legge 56 mettendo in evidenza la preoccupazione che le 7 Regioni che andranno al voto non fossero in grado di portare a termine la legge di riordino. In assenza di una legge completa prima delle elezioni ci saremmo trovati fino all’autunno senza alcuna base normativa su cui poggiare l’attribuzione delle funzioni, del personale e delle competenze. In questi mesi abbiamo lavorato, nonostante fossimo a termine legislatura e nonostante alcuni elementi di incertezza nel confronto con il Governo, per completare la riforma. Abbiamo scelto di portare in Aula una legge completa, puntuale e dotata di una base legislativa adeguato per un processo di riforma deciso dal legislatore nazionale. Le Regioni italiane hanno posto più volte il tema della sostenibilità della riforma e del riordino coordinato delle funzioni al Governo e al Parlamento. Vorremmo sapere quali sono i disegni di legge che di altre Regioni che sarebbero più avanzati del nostro. Alcuni presidenti pensano addirittura di non dover intervenire in alcun modo. Abbiamo discusso un pomeriggio intero su una norma (bollo auto storiche ndr) che voleva modificare il collegato senza chiederci come garantire una copertura. Nel frattempo noi abbiamo dovuto trovare i finanziamenti per garantire il riordino delle funzioni delle Province. La legge ci chiedeva solo quanti posti liberi c’erano nella pianta organica della Regione. Noi invece abbiamo coinvolto tutti gli enti locali, le aziende sanitarie e informalmente anche le agenzie periferiche dello Stato, per evitare che la riforma possa generare esuberi. Anche le amministrazioni guidate dal centrodestra dovranno rispondere e garantire un contributo a questo processo. Su questa legge incardiniamo anche la riorganizzazione della pubblica amministrazione regionale, per una diversa articolazione di cui avevamo bisogno. Tanti tutori del lavoro e dei lavoratori sono apparsi solo ora, a due mesi dal voto. Mentre solo la Giunta e i sindacati si sono assunti l’onere di seguire le 160 vertenze aperte in Umbria”.

DICHIARAZIONI DI VOTO. FRANCO ZAFFINI (FDI): “Il gruppo di Fratelli d’Italia vota contro perché l’atto è ampiamente insufficiente e lacunoso su tantissimi versanti. È anche inopportuno in termini di tempistica. Inefficace e inadatto a rispondere alle esigenze di una procedura così complessa e complicata che al momento anche a livello nazionale non offre alcuna garanzia di certezza. Per questo la stragrande maggioranza delle regioni non hanno legiferato in materia. Un atto che non dà alcuna garanzia ai lavoratori delle provincie, come sottolineato da tutti i sindacati. Anche l’Agenzia tanto pubblicizzata l’avete scodellata fuori termine, all’ultimo minuto della discussione. Questo testo è una complicazione. Auspico un ripensamento. Sarebbe opportuno che questa partita fosse affrontata dal futuro consiglio regionale”.

SANDRA MONACELLI (UDC): “Il mio voto sarà di astensione perché considero questo atto non un punto di arrivo ma uno di partenza. Credo che la prossima legislatura dovrà tornare ad occuparsene. L’opinione pubblica ha alimentato un processo di smontamento dell’apparato della pubblica amministrazione, che ha portato ad una cancellazione delle province solo sulla carta. Poi è seguita l’esplosione dei problemi nel concreto, visto che non è specificato chi doveva fare cosa e che fine debbano fare i lavoratori. Con questa legge non si definisce granché. Non si danno certezze ai dipendenti. Non ci sono risorse certe. Questa è una discussione drogata da clima elettorale. Considero questo atto un modo per dire che questo problema esiste e spero che possa trovare un passaggio ulteriore nella prossima legislatura regionale, all’interno di un processo di riforme”.

PAOLO BRUTTI (IDV): “La legge Del Rio è fatta male, le province devono essere superate ma il modo è sbagliato e ha generato la confusione in cui ci troviamo, e peggio sarà quando, con la modifica della Costituzione, le Province saranno completamente cancellate. Andava detto come superare le Province e come le Regioni avrebbero dovuto farlo. Invece, in un clima di incertezza assoluta, fare una riforma così è mettere una toppa sul buco. Legge toppa che non risolve nessuno dei problemi che abbiamo, pannicello caldo che non porta nessun risultato concreto. Voto contro perché con un colpo di penna si cancella una serie di indicazioni che ci hanno paralizzato per anni, trastullandoci nella riforma endoregionale. Nel 2012 i consulenti che paghiamo ci hanno spiegato come fare la riforma: con l’abolizione delle comunità montane, dei consorzi, con la creazione delle unioni dei comuni. Adesso Paparelli dice le unioni speciali dei Comuni, che sono quelle che dovevano ereditare le funzioni delle Province, sono state cancellate. L’opinione pubblica deve sapere che nulla di quella riforma è stato realizzato, a parte l’Agenzia della forestazione, che ha moltiplicato i problemi”.

RAFFAELE NEVI (FI): “Voto contro ma devo aggiungere che alcune dichiarazioni di Paparelli sono entusiasmanti: pensa di accusarci dicendo che noi eravamo per l’abolizione delle Province. Si, quella vera però. E non prevedeva il licenziamento dei dipendenti ma il loro riassorbimento negli altri enti. L’autorevole Saitta dice che Renzi ‘ha fatto un grande pasticcio e non si vanti di aver abolito le province’. Noi votiamo contro perché è un grande pasticcio, che non risolverà il problema dei costi che, anzi, aumenteranno, e il settore cadrà in una grande incertezza. Spero non succeda come sulle unioni speciali, che non sono mai nate. L’unica cosa seria che abbiamo fatto è stato abolire la riforma precedente”.

RENATO LOCCHI (PD): “Voto positivo per un provvedimento importante che vede l’Umbria protagonista insieme alla Toscana. Il centrodestra si arrampica sugli specchi, non avendo portato un solo contributo ai lavori e alla discussione, neppure in Commissione. L’Umbria poteva non fare nulla, lasciando i dipendenti alla propria sorte. Il superamento delle Province e è un processo, che viene avviato. Tutti sappiamo che l’Umbria non esisteva e dal 1970 ad oggi è stata invece creata grazie alla politica e alla Istituzione. La Giunta continui il confronto con i sindacati e il processo di riforma, continuando a guardare la questione nel suo complesso, per dare risposte ai dipendenti in collaborazione con gli altri enti”.

ANDREA LIGNANI MARCHESANI (FDI): “Irrituale la costituzione di una ‘agenzia per il lavoro’ a fine legislatura e che questo avvenga con un regolamento della Giunta. Inoltre non si tratta di un intervento risolutivo. Chiedo che non venga messo in votazione, a meno che non si certifichi la sua presentazione nei termini stabiliti”.

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