Aborto, nessuna corsa a ostacoli: in Umbria ci sono più strutture per l’interruzione che punti nascita

Il Popolo della famiglia: si pensi piuttosto a tutelare la vita

Aborto, nessuna corsa a ostacoli: in Umbria ci sono più strutture per l’interruzione che punti nascita
Da Claudio Iacono (Il Popolo della Famiglia)
PERUGIA – In Umbria ci sono più strutture per l’interruzione volontaria di gravidanza che punti nascita (5.8 punti nascita ogni centomila donne tra 15 e 49 anni rispetto a 6.3 strutture in cui si pratica l’Ivg). Dal 2006 al 2014, la percentuale di ginecologi obiettori è passata dal 70,2% al 65,6%. Completa il quadro il dato secondo il quale, all’interno dei consultori opera soltanto l’11% di personale che fa obiezione di coscienza. Numeri chiari e certificati dal ministero della Salute nella relazione al Parlamento del 2016 sullo stato di attuazione della legge 194, che smentiscono il fatto che in Umbria quella all’aborto sia una “corsa” ad ostacoli.

E se è vero che il numero di aborti è diminuito di oltre il 66% dal 1982 ad oggi, è altrettanto vero le vendite dell’Ulipristal acetato – la cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo per la quale, da aprile 2015, le ragazze maggiorenni non devo più presentare la prescrizione medica –  sono passate da 16.797 nel 2014 a 145.101 nel 2015”. Quindi, a fronte di una riduzione a livello nazionale di aborti inferiore al 10% tra 2014 e 2015, nello stesso periodo di tempo il numero di pillole abortive vendute è quasi decuplicato.

E’ piuttosto uno strumento di tutela delle donne quello di imporre che la pillola abortiva venga somministrata sotto stretto controllo medico, proprio per evitare complicazioni e rischi per la loro stessa vita. Che poi questo significhi doversi rivolgere a strutture lontane dalla propria residenza è un problema che rientra nella più complessiva organizzazione del servizio sanitario regionale che ha a che fare anche con altre emergenze, come liste d’attesa chilometriche per interventi essenziali.

Ricordiamo poi che la legge 194 all’articolo 5 dice che occorre aiutare la donna “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza”. L’aborto dovrebbe essere dunque soltanto l’ultimo strumento da attivare, mentre la vita dovrebbe essere tutelata in tutte le fasi.

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