TERNI, ITALIA NOSTRA, “SAN PIETRO ED EX FORESTERIA, OCCASIONI PERDUTE”

Foresteria“L’ex convento agostiniano di San Pietro e l’ex foresteria della “Terni” rappresentano due preziose occasioni perse per la valorizzazione del patrimonio culturale collettivo. Con le decisioni intraprese dall’amministrazione comunale, infatti, il centro cittadino perde due potenziali polmoni culturali che avrebbero contribuito a soddisfare il latente bisogno di autenticità e di valore dei cittadini”. E’ quanto sostiene Giuseppe Cassio di Italia Nostra secondo cui “nessuno può dubitare che la destinazione d’uso residenziale di un complesso conventuale dotato di uno straordinario chiostro rinascimentale – l’unico a Terni che sia sopravvissuto a danni bellici e antropici – non inficerà sulla morfologia interna dell’immobile, privandolo definitivamente dalla fruibilità pubblica”.

Cassio rileva come un edificio quale l’ex convento agostiniano “è prima di tutto un bene culturale se non altro per memoria storica che reca con sé – ospitò perfino un papa in transito – e per la perfetta integrità del suo complesso (spazio claustrale e ambienti di vita comune)”. Il rappresentante di Italia nostra ritiene che “prima di orientarsi all’alienazione, si poteva riflettere con maggior oculatezza sulle possibili ipotesi d’uso e, prima di tutto, orientarsi su quelle più pertinenti con la sua identità. In sintesi, non si doveva considerare come un “peso” ma come una potenziale opportunità di valore culturale”.

“Ci si domanda – continua Cassio – se, anziché sacrificare i beni culturali per usi non compatibili con la loro funzione primaria, il sacro diritto alla casa non sarebbe stato concretamente soddisfatto tramite l’acquisizione di altre strutture prive di interesse culturale, come il complesso del “Tulipano”, per dirne uno, che da decenni imbratta il paesaggio e l’ingresso della città, ma già parzialmente preso in carico dalle casse pubbliche”.

Secondo Italia nostra una scelta impropria è stata anche quella riguardante ex Foresteria della “Terni”, “luogo simbolo del Novecento- precisa Cassio – e “porta” culturale ideale del centro storico; un immobile che poteva benissimo essere impiegato per usi maggiormente compatibili con la sua funzione naturale, lasciando che ospitasse, ad esempio, un luogo disponibile alla cultura. Rammarica dover pensare ad un centro asfittico e, ad esempio, a una cittadella universitaria tuttora decentrata. Rammarica inoltre la mancata prova di scelte avvedute e l’ansia di appianare i buchi di bilancio a pregiudizio del patrimonio storico della collettività. Rammarica altresì il fatto che, con operazioni del genere, il centro urbano, che dovrebbe essere il “cuore” vitale dell’intera città, sia stato privato di un’ennesima occasione di sviluppo, laddove, lo sappiamo, Terni lamenta un bisogno inascoltato di autenticità e luoghi dell’identità collettiva”.

Italia nostra si domanda infine: “Certe scelte a scapito del patrimonio e della memoria storica cosa rappresenteranno per i nostri eredi? Un sinonimo di arresa di fronte ad una crisi epocale o più profondamente un pericoloso segno di avversione alla propria identità?”

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