Piano zootecnico, in umbria tecniche innovative spandimento reflui

Se è stata la pecora (l’antagonista storica) a salvare il lupo dall’estinzione, negli anni ’70, si deve agli ungulati selvatici (in primo luogo al cinghiale) il merito di avergli restituito il suo naturale ruolo di predatore. E così, dopo aver toccato i minimi storici nel 1975, quando si contavano appena una decina di esemplari, nascosti nelle zone più impervie dei Monti Sibillini, oggi l’Umbria deve fare i conti con il ritorno in grande stile del lupo, in netto e costante incremento a partire dalla fine degli anni ’80.

In “chiusura dei lavori” la Provincia di Perugia (Servizio gestione faunistica e protezione ambientale), in collaborazione con Atc Perugia 1 e Atc Perugia 2 e con il contributo scientifico dell’Osservatorio faunistico della Regione Umbria, dell’Università (Dipartimento di chimica, biologia e biotecnologie), dell’Asl Umbria 1 e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, ha deciso di organizzare oggi un evento di alto profilo tecnico-scientifico dal titolo “Il lupo tra leggenda e realtà”.

A fronte del conflitto sempre più acceso tra lupo e allevatori, che soprattutto negli ultimi due anni segnalano alla Provincia il verificarsi di predazioni a danno dei propri allevamenti, con conseguenti costi dovuti sia alla perdita di capi che alle spese di smaltimento delle carcasse, si è ritenuto necessario fotografare il fenomeno in maniera quanto mai oggettiva, prima ancora di procedere con l’adozione di nuovi provvedimenti di prevenzione.

“Si tratta di una questione di difficile gestione che necessita di una corretta informazione e conoscenza – ha dichiarato in apertura di convegno il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi -. Vogliamo parlare del lupo a 360°, sgombrando il terreno dalle inesattezze e di conseguenza senza suscitare inutili polemiche”. Anche per l’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini si sentiva la necessità di un simile confronto tra esperti, al fine di salvaguardare da una parte la biodiversità e dall’altra di diminuire l’impatto nocivo sulle attività antropiche.

In Umbria il lupo non è mai scomparso, ma ha fatto registrare una netta regressione tra gli anni ’50 e ’70, tanto da essere stato dichiarato nel 1973 specie protetta. All’epoca si nutriva essenzialmente di prede domestiche, prediligendo la pecora.

Ma con la comparsa e successiva proliferazione di ungulati (cinghiali, daini e caprioli), il lupo ha modificato le sue abitudini alimentari, e tra il ’98 e il 2013 ha eletto il cinghiale a sua preda preferita (nutrendosene nel 94% dei casi). Contemporaneamente si è assistito ad un ritorno del lupo sulla nostra regione che, a partire dall’Alta Valnerina, è tornato a ripopolare tutta la dorsale appenninica fino addirittura a fuoriuscire dal suo habitat ottimale.

Dal quadro tracciato dagli esperti dell’Università emerge infatti che ad oggi il lupo ha saturato completamente gli spazi “ottimali”, sconfinando ampiamente su quelli cosiddetti marginali, fino a raggiungere le aree suburbane. Le predazioni sugli animali domestici sono diventate frequenti e diurne, anche nei centri abitati. Insomma, una popolazione in netto aumento che se confortante sul piano della biodiversità, desta preoccupazioni sul versante della zootecnia.

La Provincia di Perugia, secondo quanto riferito dalla dirigente del Servizio Roberta Burzigotti, ha già preso parte con successo ad un progetto comunitario “Life” avente ad oggetto la coesistenza uomo-lupo e consistente nella sperimentazione di misure di prevenzione, quali recinzioni elettrificate e impiego di cani da guardiania. L’intenzione, secondo quanto annunciato oggi, è di riproporre il progetto al fine di rendere l’animale domestico di difficile predazione per il lupo.

“La Provincia da anni svolge un ruolo di front office e di mediazione tra i diversi portatori di interessi – è stato detto -. L’auspicio è che anche in futuro l’Ente possa continuare a giocare un ruolo importante in questa ‘partita’”.

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1 Commento

  1. Cominciassero piuttosto a pagare i danni che queste specie reintrodotte causano agli allevatori,già oberati dalla burocrazia e dalle tasse ed ora anche dai lupi. Invece piantano sempre quando devono pagare i danni un sacco di pippe incolpando i cani selvatici,e nel migliore dei casi risarciscono i danni in maniera ridicola. Dopo non gridino quando trovano un lupo od un orso che si è beccata una fucilata. E’ facile fare la morale quando si prendono stipendi di sette/otto mila euro senza fare niente mentre chi lavora dall’alba al tramonto non arriva a fine mese.

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