Ecosistema Urbano 2013: i dati di Perugia e Terni

ecosistema urbano(umbriajournal.com) PERUGIA – Con il 4° posto di Perugia e il 16° di Terni, i due dei capoluoghi umbri confermano sostanzialmente i risultati ottenuti lo scorso anno, e degli anni precedenti, nella classifica delle città italiane di medie dimensioni nella XX edizione di Ecosistema Urbano, il Rapporto annuale di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia.

La fotografia che emerge a livello locale, così come a livello nazionale, è quella di città pigre, apatiche, che non investono a sufficienza nel cambiamento e nella riqualificazione urbana. I nodi critici rimangono gli stessi sia a Perugia, sia a Terni, come in molte città italiane: smog, mobilità e uso delle auto private, perdita d’acqua potabile. (in allegato il file con tutti i dati a confronto).

“Ogni anno ci troviamo a commentare la classifica di Ecosistema Urbano con le stesse parole – dichiara Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria – Perugia e Terni mantengono posizioni di testa nella classifica delle città medie di Ecosistema Urbano, ma non riescono a fare quel salto necessario per migliorare la loro qualità urbana. A leggere infatti il dettaglio dei dati non vediamo netti miglioramenti se non la percentuale di raccolta differenziata che arriva al 54% a Perugia e al 40,3% a Terni, un dato però non pienamente soddisfacente visto che la produzione di rifiuti aumenta leggermente in entrambe le città rispetto allo scorso anno”.

“Spesso ci sentiamo dire dalle amministrazioni che la crisi economica impedisce di migliorare lo stato attuale, niente di più falso – continua Alessandra Paciotto – molte azioni possono essere attivate a costo zero o con bassissimi costi: per aumentare la raccolta differenziata e ridurre la produzione di rifiuti, ad esempio, sarebbe utile la tariffa puntuale che nessuna città umbra applica in modo adeguato, così che ogni cittadino possa pagare in base al quantitativo reale di rifiuti indifferenziati che produce. Per migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’uso delle autovetture e nello stesso tempo incentivare l’uso delle biciclette e la mobilità pedonale, basterebbe fare ampie zone trenta, ampie aree urbane dove è possibile circolare soltanto a 30 km/h. Inoltre non ci si può limitare a singoli e parcellizzati interventi, spesso tampone, ma questi devono rientrare in un disegno lungimirante e complessivo, che veda le città al centro delle politiche regionali”.

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