Centro ittiogenico Trasimeno, sempre più un’oasi naturale

Rischiava di scomparire dal Trasimeno. Se non fosse stato per la meticolosità degli operatori del Centro ittiogenico di Sant’Arcangelo, che una decina di anni fa hanno raccolto una piantina all’interno dell’Oasi “La Valle” ed hanno provato a riprodurla, probabilmente avremmo dovuto dire addio alla splendida ninfea bianca, elegante fiore acquatico molto simile a quello che si può ammirare nella palude di Colfiorito. Destinato con molta probabilità all’estinzione, a causa della riduzione dei “chiari” (zone paludose tra i canneti protette dal vento), qui sembra aver trovato il suo habitat naturale, tanto da moltiplicarsi velocemente ed essere ora pronto per un tentativo di reimpiantato nel lago. Ninfee, tartarughe, acquari.

Il Centro ittiogenico del Trasimeno, di proprietà della Provincia di Perugia, somiglia sempre più ad un’oasi esotica. Il responsabile, l’ittiologo Mauro Natali, che ha visto nascere e crescere questa importante struttura di conservazione della fauna ittica, non nasconde la propria soddisfazione per l’incremento delle visite, specie studentesche, in cui si ha ormai anche la possibilità di ammirare l’esercito di testuggini che lo popola o appunto le vasche che contengono le rare ninfee bianche.

Ma il personale che gestisce la struttura non perde di vista la mission originaria: riprodurre e ripopolare il lago Trasimeno con l’immissione di lucci, carpe e tinche. All’interno dell’impianto sono attualmente in accrescimento carpe e tinche in vista della semina di ottobre. Intanto si è da poco esaurita la campagna di ripopolamento del luccio, specie altamente protetta, tanto da averne da 3 anni a questa parte interdetto il prelievo a tempo indeterminato. La stagione è stata particolarmente buona con la produzione di 190.000 esemplari.

Il lavoro che sta compiendo il centro ittiogenico a tutela del luccio, minacciato dalla competizione con specie di recente introduzione e dalla riduzione e degrado degli ambienti di frega e predazione, è molto prezioso, se si tiene conto che quella del Trasimeno è l’unica popolazione pura di “esox flaviae” in Italia.

A fare da sfondo all’attività del Centro ittiogenico una stagione meteorologica molto favorevole per la pesca che, grazie alle temperature più contenute e all’abbondanza di acqua, ha potuto spingersi oltre i tempi canonici. A beneficiarne in particolar modo gli appassionati di persico reale (il pesce più pregiato del lago), che generosamente quest’anno ha riempito le reti dei pescatori. Ma come detto, da alcuni anni, il Centro di Sant’Arcangelo è qualcosa più di un classico impianto ittiogenico (tra l’altro tra gli unici esempi in Italia di struttura in mani pubbliche). Esso infatti è sempre più noto come ricovero per tartarughe.

Gli esemplari di testuggini, già numerosi per la rapidità con cui si sono riprodotti, hanno tuttavia subito un’impennata da quando il Centro Carapax di Massa Marittima, prima di chiudere i battenti, vi ha dirottato le sue duemila ospiti. E così oggi al Centro ittiogenico umbro se ne contano circa tremila, tanto da poter essere considerato a tutti gli effetti il più grande ricovero di tartarughe d’Italia.

I simpatici rettili sono ospitati all’interno di tre grandi vasche esterne, dove è stato riprodotto un ambiente simil-esotico. L’avventura è iniziata circa 4 anni fa, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato – Ufficio CITES, al fine di prendere in custodia tartarughe acquatiche appartenenti alle specie Trachemys scripta elegans, Trachemys scripta scripta, Graptemys kohni ed altre.

Da una attività iniziata quasi casualmente, dopo il rinvenimento di alcuni esemplari abbandonati proprio nel lago Trasimeno, ci si è resi conto che con un modesto impegno, si poteva rendere un grande servizio, prevenendo l’abbandono e favorendo la loro tutela oltre che la salvaguardia degli ambienti naturali. “Quello di Sant’Arcangelo, con personale qualificato e altamente competente – sostiene il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi – è per noi un fiore all’occhiello, di elevato valore tecnico-scientifico, che si inserisce nel contesto di un’area, quella del lago Trasimeno, verso cui la Provincia indirizza molti dei suoi sforzi”.

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