BETTONA, NO ALLA RIMESSA IN FUNZIONE DELL’IMPIANTO DI DEPURAZIONE

biodigestore_bettona(umbriajournal.com) BETTONA – Non si può fare attività di “revamping” sul territorio di Bettona. È quanto stato deliberato all’unanimità – i due consiglieri di minoranza sono usciti dall’aula prima della votazione – nel corso dell’ultimo consiglio comunale dove si è parlato della situazione degli allevamenti suinicoli e dell’impianto di trattamento dei liquami zootecnici.

 

L’argomento è stato illustrato dal sindaco, Stefano Frascarelli. Il primo cittadino ha fatto il punto ricordando in che modo il sito è già stato messo in sicurezza e che la “situazione degli allevamenti nel territorio del Comune di Bettona è profondamente mutata in quanto, a seguito di controlli e delle conseguenti procedure di abusivismo edilizio la cui legittimità è stata a più riprese confermata dalla Magistratura amministrativa, risultano molti degli allevamenti non regolarmente autorizzati e quindi impossibilitati ad effettuare l’attività. Tale situazione comporta l’impossibilità di prevedere un ammodernamento dell’impianto, così come strutturato, sia per le sue attuali condizioni sia per la realtà creatasi per gli allevamenti al servizio dei quali tale tipologia di struttura è stata a suo tempo progettata e realizzata”.

 

Un quadro che ha portato a proporre quanto poi stato deliberato, ovvero di “dare atto che non esistono le condizioni per l’ammodernamento e la rimessa in funzione del vecchio impianto di digestione anaerobica di via Col di Mezzo di proprietà comunale e quindi della non attuabilità della misura Q33 della L.R. 25 del 10/12/2009, per la parte in cui di pone l’obiettivo di migliorare l’efficienza depurativa dell’impianto in questione. Comunicare quanto sopra alla Regione Umbria chiedendo: che venga confermato l’attuale regime transitorio che consente agli allevatori l’utilizzo agronomico del liquame tal quale, in relazione ai tempi che saranno successivamente definiti dal piano zootecnico regionale e del concreto avvio del Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020; di attivare sinergie necessarie per completare la seconda fase dell’intervento di messa in sicurezza dell’impianto nonché di ogni altro provvedimento che si renderà necessario per legge all’esito delle verifiche in corso con l’Arpa e la Regione. Di dichiarare, a seguito di successiva votazione favorevole ed unanime, il presente atto immediatamente eseguibile”.

 

Il sito, di proprietà del Comune di Perugia ma gestito dal consorzio Codep, era stato sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza il 28 aprile 2010, poi convalidato, con un provvedimento emesso dal gip Giangamboni del Tribunale di Perugia, il 20 aprile 2010. La decisione era “finalizzata a scongiurare il pericolo di esplosione che avrebbe comportato conseguenze inimmaginabili”. Nel giugno 2010, infatti, l’impianto di depurazione “ha manifestato una grave situazione di pericolo, tale da dover intervenire con procedure di somma urgenza con le quali sono stati appaltati i lavori di messa in sicurezza, eseguiti in danno della società inadempiente”. Successivamente l’amministrazione comunale ha predisposto i necessari atti amministrativi, per effettuare un piano di investigazione iniziale e di campionamento al fine di caratterizzare tutte le matrici ambientali dell’area potenzialmente coinvolte dall’impianto, compresi i rifiuti in esso stoccati, propedeutico a qualsiasi attività di valorizzazione, messa in sicurezza o bonifica dell’area in questione.

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