AMBIENTE: “NO ALLE 18 TORRI ALTE 150 METRI SUL MONTE PEGLIA

parco-eolico(umbriajournal.com) SAN VENANZO – I sindaci dei Comuni di San Venanzo e di Parrano, accompagnati da alcuni
esponenti di un comitato locale hanno ribadito ieri, in Seconda Commissione,
un secco “no” alla realizzazione del progetto di installazione di due
parchi eolici sul monte Peglia che prevederebbe “18 torri, ognuna alta 150
metri, basamenti in cemento per un totale di 6 ettari, chilometri di nuove
strade di collegamento tra le torri, due enormi sottostazioni elettriche,
chilometri di nuovi elettrodotti per l’innesto alla rete elettrica
nazionale”. Nel chiedere alla Regione di intervenire per fermare il
progetto e di apportare le necessarie modifiche al regolamento regionale
vigente, sottolineando la non contrarietà pregiudiziale al ricorso a fonti
di energie pulite, è stato evidenziato come il mercato sia “drogato da
incentivi che riescono a far prevedere la nascita di impianti addirittura
dove il vento non c’è, come in Umbria”.
(Acs) Perugia, 11 luglio 2013 -“No alle 18 torri eoliche sul monte Peglia,
ognuna alta 150 metri, basamenti in cemento per un totale di 6 ettari,
chilometri di nuove strade di collegamento tra le torri, due enormi
sottostazioni elettriche, chilometri di nuovi elettrodotti per l’innesto alla
rete elettrica nazionale”. È quanto ribadito con forza, ieri, in Seconda
Commissione a Palazzo Cesaroni dai sindaci dei Comuni di San Venanzo e
Parrano, Francesca Valentini e Vittorio Tarparelli oltre che da alcuni
rappresentanti del Comitato per la tutela del monte Peglia e dal presidente
dell’associazione ‘Amici della terra’ di Orvieto, Monica Tommasi.
In sostanza, nessuno si è detto pregiudizialmente contrario al ricorso a
fonti di energia ‘pulite’, ma le dimensioni del progetto sono state giudicate
abnormi rispetto ad un’ambiente ed un area dove, oltre alla presenza di
attività ricettive, è definita protetta ed individuata come zona ‘Stina’,
ricompresa cioè nel Sistema territoriale di interesse naturalistico e
ambientale.
Le preoccupazioni espresse da tutti gli interlocutori verranno approfondite a
breve dalla Commissione in un incontro con la Giunta regionale.
È stato per primo il sindaco di San Venanzo, Valentini a rimarcare “la
discrepanza tra l’individuazione dell’area e le autorizzazioni concesse ad un
progetto oggettivamente fuori scala. Per questo chiediamo a gran voce alla
Regione Umbria di accogliere il nostro appello e di apportare le necessarie
ed auspicate modifiche al regolamento regionale vigente”.
Il Primo cittadino di Parrano, Tarparelli ha denunciato il fatto che
“nessuno della Provincia di Terni (organo delegato al rilascio delle
autorizzazioni) si è sentito in dovere di condividere con le Amministrazioni
locali questo progetto. È necessario, al di fuori di ogni pregiudizio,
individuare la collocazione intelligente di impianti di questo tipo. Certe
scelte non possono essere lasciate in mano al mercato. Dovrebbe invece essere
la politica a pianificare il territorio. Più volte abbiamo chiesto alla
Provincia di Terni la convocazione di una nuova conferenza dei servizi per
discutere delle indicazioni presentate dai Comuni e dai comitati. Certi
progetti hanno bisogno di partecipazione”.
Mario Mariani (Comitato tutela monte Peglia) “Dopo che la Comunità montana
ha previsto ed attuato ingenti investimenti per la salvaguardia del
territorio, dopo l’inserimento nello Stina, che ha comunque causato problemi
per i cittadini per i vincoli introdotti, ora a chi vive nella zona del monte
Peglia è piovuto addosso questa catastrofe. Ma noi cittadini non
abbandoneremo il territorio e non permetteremo che venga fatto uno scempio
del genere”.
Daniele Iavicoli (presidente Centro studi ornitologici ‘A. Valli da Todi’):
“Impianti di eolico come quello previsto trasforma gli habitat di un
territorio che è anche un importante luogo ornitologico. L’impianto
nascerebbe in un’area dove sono state impiegate ingenti risorse pubbliche per
la sua valorizzazione ambientale e questo è assurdo”.
Giulio Amati (Comitato tutela monte Peglia): “Quanto previsto rappresenta
per diverse migliaia di persone, ma anche per l’intero ambiente umbro, un
grave danno e noi siamo chiamati a difenderci da ciò. E questo lo stiamo
facendo insieme alle Istituzioni locali. Purtroppo questa è la dimostrazione
che la ‘black economy’ è più forte della ‘green economy’, sicuramente più
debole e con meno mezzi”.
Angela Sartini (Comitato tutela monte Peglia): “L’impianto produrrà, tra
l’altro, un impatto visivo che andrà ad incidere negativamente sullo stesso
sviluppo economico di un’area particoalrmente vasta dove sono numerose le
attività che negli ultimi anni hanno deciso di investire. L’auspicio è che
la Regione fermi l’evolversi del progetto”.
Monica Tommasi (presidente associazione ‘Amici della terra’ – Orvieto):
“Il mercato è drogato da incentivi che riescono a far prevedere la nascita
di impianto addirittura dove il vento non c’è, come in Umbria. Lo sviluppo
delle ‘rinnovabili’ è indubbiamente importante e non non siamo contrari ad
esso, ma deve trovare il suo sviluppo fuori da pericolose speculazioni e
soprattutto non deve produrre danni al territorio. Il Piano energetico
regionale è del 2004 ed è ora che venga rivisto. È assurdo permettere il
via libera ad un progetto come questo in assenza di un Piano specifico del
paesaggio”.
Ivano Germani (Comitato tutela monte Peglia): “Non è possibile e non
possiamo permettere che per un vuoto legislativo si possa dare corso ad uno
scempio come quello previsto. La Regione ha il dovere di aiutare i cittadini
e salvaguardare il territorio con tutte le attività economiche che in questi
anni, lì, hanno investito”.
A margine dell’audizione sono intervenuti alcuni commissari.
Paolo Brutti (Idv) ha evidenziato che, “per le norme in vigore stabilite
dalla Regione Umbria, questo tipo di impianto non può essere costruito, per
motivi paesaggistici ed ambientali. Si tratta di un impianto fuori scala
anche per la produzione energetica. Da solo esaurirebbe tutta la produzione
di energia eolica prevista per l’Umbria. Pertanto la Provincia di Terni non
può deliberare in difformità con le indicazioni regionali”.
Orfeo Goracci (Comunista umbro): “Dobbiamo mettere in campo ogni azione
affinché questo impianto non venga costruito. Non si tratta di un principio
di contrarietà all’eolico, ma le dimensioni del progetto non sono
assolutamente consone all’area di insediamento individuata. La Regione deve
verificare in generale la dimensione e la collocabilità degli impianti”.
Fausto Galanello (Pd): “Va urgentemente ridefinita la normativa regionale,
rimettendo ai Comuni la possibilità di individuare le aree consone per
impianti relativi alle ‘rinnovabili’. È anche importante avviare un
confronto con il Governo per rivedere e ridiscutere le normative
nazionali”.

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