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VELIMNA 2010 SFILATA CON OLTRE 400 FIGURANTI
post Dir (UJ.com) PONTE SAN GIOVANNI (Pg) - Grande sfilata storica di Velimna per le vie di Ponte San Giovanni con oltre 400 figuranti in costume a rappresentare quest'anno l'evento che ormai la città e la Soprintendenza ai Beni Archeologici celebra dal 4 febbraio scorso: la scoperta dell'Ipogeo dei Volumni. E' il 170° anniversario e intorno alla sfilata di Velimna si è creato molto interesse e molta curiosità soprattutto dopo “l'assaggio” della mini sfilata in Corso Vannucci in cui è stata portata una delle urne riprodotte nei laboratori della Pro Ponte. Nella sfilata di questa sera (giovedì 2 settembre) le urne saranno sei, ma l'attenzione e la curiosità sono rivolte maggiormente alla ricostruzione dell'Ipogeo stesso e della stupenda tomba di Arunte Volumnio, portata anch'essa in corteo. Ma sarà il Parco Bellini ad ospitare il momento clou della serata e della sfilata con lo spettacolo sul tema di Velimna 2010: sarà riproposta la scena del ritrovamento della tomba con i personaggi dell'epoca interessati al rinvenimento. Grande collaborazione in questa rappresentazione da parte della Pro Loco di Civitella d'Arna con in testa il suo presidente Lamberto Salvatori che oltre al ruolo di aruspice, con costumi etruschi, nella sfilata, avrà anche una parte, con costumi ottocenteschi, nel suggestivo spettacolo a conclusione della serata.
Molti dei figuranti della sfilata e della performance al Parco Bellini quest'anno, oltre ai ponteggiani legati strettamente a Velimna, vengono da località vicine come Torgiano, Deruta, Corciano e addirittura da Roma, amici del Gruppo Storico Romano conosciuti in occasione del Natale di Roma e rimasti colpiti dalla bellezza e dall'originalità dei costumi etruschi. E a proposito di etrusco ricordiamo il simpatico “ristoro” dopo si possono degustare piatti che si richiamano alla cucina, ai prodotti e ai sapori che la storia ci ha tramandato come specifici del misterioso popolo etrusco. Giovani in costume etrusco saranno i “camerieri” di servizio ai tavoli allestiti sempre nell'area del Parco Bellini, dove è anche in corso la interessante Mostra al Centro Espositivo Velimna con gli elaborati dell'estemporanea di pittura promossa dalla Pro Ponte con l'istituto comprensivo di Ponte San Giovanni.
Gli Etruschi sono un popolo dell'Italia antica affermatosi in un'area denominata Etruria, corrispondente alla Toscana, all'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale, con propaggini in Campania e verso la zona padana dell'Emilia-Romagna e della Lombardia, a partire dall'VIII secolo a.C. Nella loro lingua si chiamavano Rasenna o Rasna, in greco Tyrsenoi (ionico ed attico antico: Τυρσηνοί, Türsenòi; dorico: Τυρσανοί, Türsanòi, entrambi col significato di "Tirreni" e poi "Etruschi", abitanti della Τυρσηνίη, Türsenìe, "Etruria"). La civiltà etrusca, discendente dalla cultura villanoviana, fiorì a partire dal X secolo a.C. e fu definitivamente inglobata nella civiltà romana entro la fine del I secolo a.C. alla fine di un lungo processo di conquista e assimilazione culturale che ebbe inizio con la data tradizionale della conquista di Veio da parte dei romani nel 396 a.C. Sull'origine e provenienza etrusca è fiorita una notevole letteratura, non solo storica e archeologica.
Le notizie che ci provengono da fonti storiche sono infatti piuttosto discordanti. Fino agli anni 1970 si riteneva che gli etruschi provenissero dall'Asia minore, spinti sulle coste italiane in seguito ad una carestia (Erodoto, Storie, I, par. 94). Sull'origine e provenienza etrusca è fiorita una notevole letteratura, non solo storica e archeologica. Le notizie che ci provengono da fonti storiche sono infatti piuttosto discordanti. Fino agli anni 1970 si riteneva che gli etruschi provenissero dall'Asia minore, spinti sulle coste italiane in seguito ad una carestia (Erodoto, Storie, I, par. 94). Secondo una tradizione lidia riferita dallo storico greco Erodoto del V secolo a.C. (Storie, I, 94), gli Etruschi proverrebbero dalla Lidia (attuale Turchia), salpati dal porto di Smirne a seguito di una carestia. Sotto la guida di Tirreno, figlio del re Atys (e quindi all'incirca attorno al XIII secolo a.C.), avrebbero dapprima «oltrepassato molti popoli» e sarebbero infine giunti «presso gli Umbri (sulle coste occidentali dell'Italia) e nel loro paese costruirono molte città, dove ancor oggi vivono». I Lidi giunti in Italia avrebbero poi cambiato il loro nome in Tirreni dal loro condottiero. Secondo Ellanico di Lesbo, storico greco del V secolo a.C., gli Etruschi sarebbero stati Pelasgi, popolo mitico originario della Grecia settentrionale e poi irradiatosi in varie regioni del Mar Mediterraneo, i quali si sarebbero stabiliti nella zona dell'Etruria dandosi il nome di Tirreni.
Un altro sostenitore della teoria dei Pelasgi fu Anticlide di Samo, storico vissuto alla fine del IV secolo a.C., secondo il quale i Pelasgi, dopo aver colonizzato le isole di Lemno e Imbro nell'Egeo, si sarebbero aggregati a Tirreno, figlio di Atys, ed avrebbero partecipato alla spedizione verso le coste dell'Italia (Strabone, V, 2, 4). Quest'ultima ipotesi può essere la più veritiera in quanto nella Grecia settentrionale(Epiro) si parlava la lingua albanese e molti studiosi europei e albanesi hanno trovato la lingua etrusca simile alla lingua albanese. Un'altra tradizione, riportata dallo storico Dionigi di Alicarnasso (vissuto durante l'impero augusteo - I secolo a.C.), sostiene fermamente l'origine autoctona del popolo etrusco. In particolare afferma che tra gli Etruschi, i Lidi e i Pelasgi non vi erano affinità culturali, religiose e linguistiche e che gli Etruschi, che chiamavano sé stessi Rasenna (e lo avrebbe saputo dagli stessi etruschi; infatti, pare che alla domanda rivolta ad un etrusco su chi fosse, questi gli rispose: Rasna o Rasenna), non erano un popolo "venuto da fuori", ma un popolo antichissimo, attribuendo - fra l'altro - proprio all'antichità l'indecifrabilità della lingua etrusca (Antichità Romane I, 25-30). Questa tradizione non è però supportata da reperti archeologici (come la stele di Lemno, con iscrizione affine all'etrusco, e il fegato di Piacenza), grazie ai quali si può supporre che il termine "Rasna" o "Rasenna" potrebbe non indicare il nome dell'etnia etrusca, ma potrebbe essere intesa come "Ra-sna" che in antico lessico significherrebbe «io sono figlio di...» oppure «discendo da...».





