Arte e cultura
TEATRO - A PERUGIA LAVIA RILEGGE MOLIERE
(UJ.com) PERUGIA - Sarà "Il Malato immaginario", visto da Gabriele Lavia, ad aprire la nuova stagione di prosa del Teatro Morlacchi di Perugia. L'opera è una metafora dell'uomo di fronte al potere: il potere dei medici e' la malattia, la quale poi, piu' che le tante e diverse patologie di cui si sente vittima Argante, e', semplicemente e dolorosamente, il malessere esistenziale, il male di vivere. Dopo l'Avaro, Lavia affronta ancora un testo di Moliere, autore evidentemente molto amato, e vi costruisce una nuova produzione, che rappresenta il suo esordio con il Teatro stabile dell' Umbria. Lo spettacolo da mercoledi' prossimo e' in scena al teatro Morlacchi di Perugia, e vi restera' fino al 26 ottobre: di fatto, la produzione e' il fiore all' occhiello della stagione 2010/2011 del Teatro stabuke umbro, e oggi lo stesso Lavia, con il direttore dello Stabile, Franco Ruggieri, ne ha illustrato i caratteri. L'ipocondriaco Argante, oggi piu' che mai si rivela figura di straordinaria modernita', ed il regista-attore Lavia ne propone una rilettura innovativa.
Il punto di partenza, secondo Lavia, e' nel titolo e nel problema filosofico che nasconde: quale e' il soggetto, e quale il predicato? Di solito, il ''malato'' e' stato visto come il soggetto, e cosi', secondo Lavia, lo considererebbe Cartesio, mentre per Pascal, l'altro grande pensatore dell' epoca, sarebbe il contrario. ''In fondo - e' la tesi di Lavia - basta spostare l'enfasi su una parola piuttosto per un'altra e cambia tutto''. Insomma, la lettura giusta del titolo sarebbe ''l'immaginario malato''. L'analisi nasce dal piu' lungo e argomentato dei Pensieri di Pascal, che verte appunto sull' immaginario. ''Moliere quel Pensiero lo ha letto - ha detto il regista - e lo ha tradotto in opera teatrale. Ma se e' cosi', per il povero regista le cose, nella messa in scena,si complicano''. La lettura di Lavia e' che il Malato immaginario e' un uomo di fronte al potere che, nella sua particolare condizione, gli impone l'ideologia della malattia.
L'opera e' anche l'occasione per ribadire il suo amore per il teatro di Moliere e soprattutto per questo Malato scritto da un Moliere in fin di vita, che sa di essere morente e mette in scena la sua agonia. ''Il testo - dice Lavia - riletto alla luce del suo presagio di morte, da' le lacrime, ed e' molto piu' difficile dell' Avaro Arpagone, perche' e' in fin dei conti un testo sulla morte''. Ed e' l'occasione per ribadire anche la sua visione di teatro. ''Sono mortificato - sembra scusarsi Lavia - per avere maltrattato cosi' Moliere, ma l'ho fatto senza volerlo, come un figlio che fa male al padre'', con la conclusione: ''Io mi prendo delle responsabilita'''. Dopo l'esordio al teatro Morlacchi per sei recite, il Malato immaginario fara' un lunga tournee in Italia, per concludersi in Sicilia nell'aprile 2011.





