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SAN SECONDO RICORDA LE VITTIME DELLA GUERRA
(UJ.com ) CITTA' DI CASTELLO - Sotto una pioggia battente San Secondo, nella ricorrenza di Ognissanti, ha ricordato le vittime della guerra. Tutte le vittime: chi fu ucciso con un’arma in mano e chi, come la famiglia Saberogi, fu sterminata dal fuoco amico il 14 maggio del 1944 “quando” ricorda Pierino Monaldi, rappresentante dell’Associazione nazionale famiglie dei cauti e dispersi in guerra, “la nostra frazione pagò un enorme tributo di sangue al conflitto, as-sistendo all’eccidio di sedici civili, tra cui l’intera famiglia Saberogi, che da Città di Ca-stello aveva riparato in campagna, presso casa Giornelli, per sfuggire ai bombarda-menti. Un errore umano nel calcolare il bersaglio degli incursori aerei provocò sedici vittime anziché colpire il ponte ferroviario sull’Aggia”.
La commemorazione è ormai anche un anticipo del Quattro novembre per i corpi delle Forze armate regionali, ieri presenti con il Picchetto d’onore dell’esercito dell’Umbria, comandato dal generale di Brigata Celeste Rossi, la Compagnia dei Carabinieri di Città di Castello con il tenente Alfredo Cangiano e il maresciallo Fabrizio Capaldi, esponenti di associazioni combattentistiche e militari. La manifestazione ha avuto inizio con una liturgia nella chiesa della frazione, officiata dal parroco Giovanni Cappelli, quindi è pro-seguita con un corteo, aperto dalla banda della Filarmonica “G. Puccini” e dalle istitu-zioni, fino al monumento alle vittime civili di quel 14 maggio, chiamate per nome dall’unica sopravvissuta,Assuntina Sonagli. La manifestazione si è chiusa presso la sede della Pubblica Assistenza, che ha dedicato la facciata esposta al passaggio di uomini ed auto alla memoria dei caduti militari. Accelerando i tempi a causa del cattivo tempo, la banda ha suonato l’Inno d’Italia, accompagnata dalle voci dei bambini della scuola elementare “La vecchia stazione”, quindi è stata deposta la corona, tra due ali di cittadini che neppure la pioggia è riuscita ad allontanare.
“Dell’eccidio di San Secondo” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta “ho saputo ancora giovane dai racconti di un vecchio falegname. È questa catena orale e umana di memoria che dobbiamo salvaguardare perché tali tragedie non possano più ripetersi. Tutti dobbiamo farci carico di trasmettere alle nuove generazioni il ricordo di cosa è stata la guerra e di quanto dolore abbia provocato, affinché i valori democratici e la tol-leranza rimangano un patrimonio condiviso e non relegato al passato”. Paolo Bà, studioso e membro dell’Associazione storica alta Valle del Tevere, è interve-nuto, sottolineando, come “i ricordi di quella terribile stagione continuino a toccare il cuore di chi ha avuto la disavventura di vivere la guerra e di subirne per sempre le conseguenze, ve lo dice un orfano di guerra”. E di bambini che allora, tra campi di prigionia, conflitti a fuoco e Resistenza, persero uno ed entrambe i genitori ce ne sono molti: Pierino Monaldi è tra questi. Il desiderio di ritrovare la sepoltura del padre lo ha spinto, ormai diversi anni fa, ad impegnarsi nell’associazione delle famiglie che hanno perso un affetto a causa della guerra. In questa veste, non solo ha potuto salutare il padre in una sezione del cimitero militare di Ojendorf ma ha salvato, con petizioni e raccolte di fondi, il cimitero dalla chiusura ed ora sta adoperandosi per evitare la chiusura il consolato italiano ad Amburgo, un punto di appoggio fondamentale per chi vuole notizie.
“A breve il comitato tornerà in Germania una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi. Il cimitero rappresenta per tanti il punto su cui si chiude un cerchio di ricerca umano non solo storico o burocratico”. Inoltre grazie all’associazione, continuano ad incrociarsi destini e vite troncate dalla guerra: “L’ultimo caso - racconta Pierino Monaldi - conferma come ci fosse un canale improvvisato ma spesso efficace tra chi era al fronte: così Franco Roscini, orfano di guerra che vive a Perugia, grazie ad una lettera giunta alla famiglia Bellucci di Città di Castello, ha potuto risalire agli ultimi giorni del padre e prestò farà visita alla sua pro-babile tomba. Anche questa è una strada per elaborare lutti, difficili da accettare e dare un giusto riconoscimento a chi ha sacrificato la vita”.





