Cronaca
PROCESSO KERCHER A "SINGHIOZZO"
Erika Pontini (La Nazione)
(UJ.com) PERUGIA - Un’istanza formale ancora non c’è. Ma l’avvio del processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher si preannuncia già a singhiozzo. Anche a fronte delle condizioni di salute dell’onorevole avvocato Giulia Bongiorno, incinta al quinto mese di gravidanza e legale di Raffaele Sollecito, che non potrebbe essere presente all’appuntamento chiave. Lo studente è stato condannato a 25 anni di reclusione mentre all’ex fidanzatina, Amanda Knox (nella foto), ne sono stati inflitti 26.
L’udienza del 24 novembre davanti alla Corte d’assise, presieduta da Claudio Pratillo Hellmann, dovrebbe risolversi in un appuntamento ‘tecnico’ con la verifica delle parti, per poi entrare nel vivo l’11 dicembre. Allora sarà il giudice Massimo Zanetti a relazionare la Corte sulla vicenda giudiziaria. La parola andrà quindi alle difese per le questioni preliminari che riguardano, in particolare, il mancato accoglimento delle richieste, avanzate in primo grado, di concedere alcune perizie sui ‘nodi’ del processo. A cominciare dall’accertamento sul dna. Sono due infatti i reperti che — nell’ottica accusatoria — incastrano gli ex fidanzatini: il codice genetico di Amanda (sul manico) e di Meredith (sulla lama) del coltello ritenuto dalla prima Corte compatibile con l’arma del delitto e l’impronta genetica di Sollecito sul gancetto del reggiseno strappato alla vittima durante il delitto.
In primo grado i legali degli imputati — Luciano Ghirga, Carlo Dalla Vedova e Luca Maori, oltre alla Bongiorno — volevano esami d’ufficio anche sul computer sequestrato a Raffaele. Secondo un supplemento di consulenza tecnica di parte infatti ci sarebbe la prova che la notte del delitto, tra l’1 e il 2 novembre del 2007, Sollecito lavorava al suo pc. Tutte questioni che saranno riproposte alla Corte sia come eccezioni preliminari che poi nel merito della riapertura dell’istruttoria dibattimentale. Secco l’appello proposto dalla procura. I magistrati Giancarlo Costagliola, Manuela Comodi e Giuliano Mignini chiedono che agli ex fidanzati non siano concesse le attenuanti generiche che in primo grado hanno loro evitato l’ergastolo.





